In Sicilia un esercente su quattro usava ghiaccio contaminato per i cibi

Controllati l’anno scorso 125 tra produttori e utilizzatori dei cubetti, in particolare nei locali costieri: riscontrate spesso carenze igieniche

 

La Civetta di Minerva, 8 giugno 2018

Per l’Organizzazione Mondiale della Sanità è uno degli alimenti a più alto rischio di contaminazione biologica, eppure sicuramente questa informazione è, più che poco conosciuta, del tutto ignorata, in particolare da chi non sia del settore. Difficile che il consumatore tipo, tutti noi, si fermi a considerare i rischi potenziali contenuti nel ghiaccio alimentare la cui stessa manipolazione, a partire dalla sua unica componente, ne determina la sanità. Per gli esperti dell’Inga, l’istituto nazionale ghiaccio alimentare, esso rappresenta, all’interno degli alimenti, “uno dei cicli produttivi più a rischio”.

Come è stato spiegato in un incontro alla Regione Sicilia sul tema, i controlli devono essere assolutamente rigorosi in ogni fase della sua produzione, distribuzione e somministrazione: a partire dalle qualità organolettiche dell’acqua utilizzata e della manutenzione e pulizia dei filtri, nel caso vengano usati, alla “sanificazione” della macchina che lo produce, al luogo in cui viene stoccato, che deve essere “ben chiuso” e mantenuto alla giusta temperatura; se poi sono gli stessi esercizi di somministrazione a produrlo, allora la procedura che riguarda l’individuazione dei punti critici della catena di produzione va inserita nel manuale di autocontrollo.

La Sicilia, grazie a un decreto dello scorso agosto, è all’avanguardia in Italia nell’organizzazione dei controlli per la sicurezza del ghiaccio alimentare e si presenta come l’unica regione ad occuparsi della problematica. La Conferenza regionale per la Sicurezza Alimentare, che ha istituito una specifica sottosezione per occuparsi di questo alimento, ha elaborato un piano regionale e ha effettuato, per prima, controlli su una vasta campionatura di bar e ristoranti, realizzando poi una guida operativa per gli operatori del settore.

Ed è stato proprio dallo screening avviato nell’estate 2016 dalle ASP provinciali che sono emersi dati allarmanti che richiedono a questo punto una più efficace attività di controlli e verifiche su tutto il territorio, in particolare nei luoghi di grande affluenza turistica, specie in estate, come la stessa Siracusa.

Dallo studio dell’Assessorato regionale alla Salute è infatti emerso che il 25% degli operatori del settore alimentare (nel 2017 sono stati sottoposti a controllo 125 tra produttori e utilizzatori di ghiaccio alimentare in particolare nei locali costieri) non erano in regola con i parametri richiesti “con un numero di non conformità pari a 67, di cui 66 di tipo microbiologico e 1 di tipo chimico”: “ciò significa che il ghiaccio risulta contaminato per una mancanza di attenzione igienica alla produzione” si è detto.

Nella calda estate siracusana, insieme a controlli a tappeto sulla qualità dei cibi che bar e ristoranti in affanno proporranno ai loro tanti avventori e sull’igiene anche degli improvvisati esercenti della ristorazione che spunteranno come funghi, l’auspicio è che non si dimentichi di prestare attenzione anche a un alimento “subdolo” come l’ “effimero” ghiaccio.

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