Zanghì (Sunia): “A Siracusa ogni anno quattrocento sfratti”

1600 sono in fase di esecuzione, mentre mille famiglie dal 2012 ancora aspettano una casa. Bisogna riformare il sistema per contrastare il disagio”

 

La Civetta di Minerva, 8 giugno 2018

Siamo sotto tornata elettorale e sarebbe utile riflettere seriamente su alcuni grandi temi che in questa città non vengono più affrontati da anni, come ad esempio l’edilizia abitativa. Chissà se il nuovo sindaco che i Siracusani si accingono a votare avrà la forza e il coraggio di mettere mani ad un segmento tanto complesso. Ci spiega Salvatore Zanghì, segretario provinciale Sunia di Siracusa. “E’ dagli anni ’90 che la politica non affronta seriamente il problema del disagio abitativo con interventi volti, da un lato, all’aumento dell’offerta di alloggi sociali e riqualificazione del patrimonio pubblico in forte degrado, dall’altro, alle corrette assegnazioni delle abitazioni per evitare l’abusivismo che mette in sofferenza le famiglie, iscritte nelle liste, da anni. Ci auguriamo che la nuova amministrazione non percepisca le forze sindacali come una minaccia ma che apra una fase di confronto”.

La verità è che l’edilizia pubblica viene vissuta da questa città e dalle sue amministrazioni come un problema, e non come un possibile momento di rilancio del territorio. In fondo amministrazione e organizzazioni sindacali, come il Sunia, dovrebbero avere un obiettivo comune: curare le politiche abitative sia pubbliche che private e la qualità dell’abitare.

“Siracusa è una città di circa 122 mila abitanti – osserva Zanghì – dei quali circa 30 mila abitano nelle case di proprietà o della regione siciliana o del comune di Siracusa. Quest’ultimo possiede circa 1400 appartamenti dislocati nelle periferie seppur il maggior numero nei tre quartieri più popolati quali Grottasanta, Acradina e Tiche. Sono case consegnate agli assegnatari ma con modalità diverse: alcuni inquilini, i primi degli anni ’70, hanno sottoscritto contratti di locazione ordinari ma dal 1994 le amministrazioni che si sono succedute hannoaffidato in custodia gli stabili comunali. E’ solo nel 2012 che il Comune di Siracusa, pressato dal Sunia, ha dovuto prendere atto che non si facevano i bandi per l’assegnazione  degli immobili da anni ed è da quella data che circa 1000 famiglie, con reddito sotto i 15 mila euro, aspettano di avere un immobile”. Nel nostro comune mancano di fatto le abitazioni sociali sebbene le case (conteggiando le private) siano in numero notevolmente superiore rispetto agli abitanti della città.

“Le amministrazioni – aggiunge il segretario Sunia – sono fortemente in ritardo. Dal 1994 non si fa nulla per migliorare il patrimonio abitativo né si costruiscono nuove abitazioni! Peraltro alcuni problemi non sono mai stati affrontati dalle varie amministrazioni locali: rimane alta la morosità degli inquilini, le case risultano fatiscenti, i solai cominciano a sfaldarsi, una piccola parte di locatari è illegale perché furbescamente riesce ad avere l’abitazione in modo non trasparente e lasciando in ambasce chi, iscritto nelle liste di attesa, aspettava proprio quell’abitazione”.

Vero è che la crisi negli ultimi 10 anni ci ha attanagliati e che il Comune ha scarse risorse ma il Sunia ha messo in campo buone idee che magari sarebbe il caso il futuro sindaco ascoltasse. “Proponiamo come Sunia che l’introito percepito dal Comune con le locazioni sia messo su un fondo abitativo ad hoc di modo che il 30% venga rinvestito nella ristrutturazione degli edifici. Diciamo inoltre no alla dismissione degli edifici e alla vendita ai privati sia perché si tratta di un patrimonio che va gestito dal Comune, sia perché gli attuali inquilini non potrebbero di certo acquistare tali immobili se già hanno difficoltà a pagare il canone e l’edilizia sociale risulta un patrimonio per quelle famiglie che hanno difficoltà economiche”.

Ci vorrebbe poi una politica lungimirante, capace di assumersi le responsabilità di scelte anche momentaneamente infelici. Ad esempio anche quest’anno è stato rinnovato il protocollo d’intesa tra Caritas di Siracusa e Comune per contrastare il disagio abitativo; bella iniziativa di certo che però non è a costo zero visto che l’amministrazione versa 20 mila euro alla Caritas. E perché invece che correre dietro le emergenze non avviare una politica di progettazione a lunga scadenza?

“Chiediamo di aumentare l’offerta di affitti a canone sostenibile realizzando un censimento su Siracusa per contare gli immobili comunali sfitti in città. Bisogna poi supportare le famiglie più deboli attraverso un fondo comunale di sostegno che aiuti i nuclei familiari ad affittare un immobile per un certo periodo, oppure ad anticipare le cauzioni ai proprietari che chiedono 2 o 3 mesi di caparra”. A Siracusa in media ogni anno vi sono 400 sfratti e circa 1600 sono adesso in fase di esecuzione: numeri che si aggiungono ai 1000 che ancora aspettano un immobile. Una catastrofe della quale non si può non prendere atto.

Riqualificare vorrebbe dire – aggiunge Zanghì – rimettere in moto l’edilizia, creare un tessuto di viabilità, rilanciare le aree economiche attorno ad abitazioni che peraltro ricadono in aree geografiche del nostro territorio bellissime come a Grottasanta. Bisogna poi seriamente riformare gli enti gestori di edilizia pubblica come l’Iacp che solo a Siracusa gestisce 4000 abitazioni con la stessa situazione morosa per il canone seppur il fenomeno è più a macchia di leopardo”. I nostri lettori ricorderanno poi che sono 3 gli assessori che a Siracusa si occupano di abitazioni: l’assessore al Patrimonio, quello alle Infrastrutture e infine quello alle politiche sociali e abitative.

Il sistema così non può funzionare e il Sunia chiede al futuro sindaco di pensare ad un quadro di gestione complessiva ed unitaria delle politiche abitative. “Bisogna creare un osservatorio che attenzioni il reddito reale delle famiglie per evitare che le case vengano attribuite a chi non ne ha bisogno. Questo eviterebbe anche situazioni paradossali come quelle di inquilini corretti che hanno avuto l’assegnazione degli immobili negli anni ’70 e hanno sempre versato il canone di locazione privati paradossalmente della luce o dell’acqua a causa delle inadempienze degli altri condomini”. Purtroppo non sempre la correttezza premia ma di certo mettere tutti in difficoltà non è la soluzione per un comune che si definisce civile. Vi sono poi le proposte del Sunia sugli affitti privati… ma questa è un’altra storia.

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