Costa e cemento: un peso e due misure a Gela e a Siracusa

Nel Ragusano sequestrato un hotel la cui costruzione aveva distrutto le dune. Nel Siracusano scogliere trasformate in comode scale, i lidi – come a San Lorenzo – cementificati sulla sabbia

 

La Civetta di Minerva, 11 maggio 2018

Si dice a volte che “tutto il mondo è paese” e si vuole intendere che i comportamenti umani, le situazioni,  bene o male, si ripetono con le stesse caratteristiche ovunque. Così dice la saggezza popolare, e può esser vero, almeno grossolanamente. Ma il problema è quando nello stesso Paese, vigendo le stesse leggi, a fronte di un dato di fatto oggettivo, in un caso si assiste a una determinata progressione dei fatti, nell’altro è come se il dato oggettivo non ci fosse, come se non esistesse, come se nessuno si accorgesse di quella specifica realtà. Verità.

È cronaca ricorrente quella relativa agli interventi, ad alcuni interventi delle procure, persino siciliane, di repressione di gravi violazioni ambientali, soprattutto nelle aree costiere, là dove è divenuta ormai quasi prassi condivisa da imprenditori, poco o per nulla rispettosi delle norme di salvaguardia ambientale, intenzionati ad ampliare aree destinate a stabilimenti balneari o punti di ristoro sulle spiagge, il procedere alla sistematica distruzione delle dune, naturalmente formate dal vento, incorrendo con una certa leggerezza, o senso dell’impunità, in una serie di reati quali alterazione dell’habitat naturale, violazione del vincolo paesaggistico, distruzione e deturpamento di bellezze naturali.

Eppure, come ha commentato qualche mese fa il procuratore di Gela Fernando Asaro in occasione del sequestro del Sikania, struttura alberghiera su quel litorale, “Dal 2006 hanno spianato la spiaggia e distrutto le dune. Hanno violato norme a tutela di quell’area. Più ombrelloni e meno dune. Il danno non è irreversibile. Il Gip ha disposto sequestro preventivo per inquinamento ambientale. Gli imprenditori possono sviluppare attività economiche ma nel rispetto della norme. L’economia deve rispettare il diritto. Questo vale per il petrolchimico così come per il Sikania”. E a sua vola il pm Ubaldo Leo: “Quella zona è sottoposta ad un doppio vincolo di tutela. Non è impossibile svolgere attività d’impresa ma bisogna farlo rispettando vincoli. Le dune andavano superate con passerelle e questo non è mai avvenuto. La vegetazione è completamente distrutta. Danni alla zona dunale e retrodunale. I consulenti hanno ammesso che serviranno quindici anni per ripristinare quell’ecosistema“.

Una logica, procedure che dovrebbero essere applicate ovunque, e sempre. Al contrario, invece, l’intera costa siracusana sembra spesso una terra extramoenia, fuori dalle mura della legalità, con edifici il che invadono demanio marittimo (nozione di regola sottoposta alle più varie e stravaganti, o creative se si preferisce, interpretazioni), scogliere trasformate in comode scale, i lidi, come è accaduto negli anni a San Lorenzo, cementificati sulla sabbia (altro che strutture amovibili!) o su dune nemmeno preesistenti bensì create appunto a bella posta: spianando da una parte e trasportando la sabbia dall’altra.

È questo che accade ogni anno puntualmente sulla spiaggia netina nella indifferenza generale. E così la costa negli anni ha cambiato decisamente volto perdendo quella sua naturalità che avrebbe costituito un punto di forza del turismo locale, un turismo  però fondato sul rispetto del paesaggio, e delle norme.

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