Un convegno senza nomi, nemmeno quelli dei giornalisti che hanno scoperchiato la rete. I relatori: “Nutrivamo il sospetto vedendo colleghi coi calzini rattoppati spuntare con la Porsche”
La Civetta di Minerva, 27 aprile 2018
Cosa c’entrano i Promessi Sposi con l’incontro del 14 aprile scorso sul cosiddetto Sistema Siracusa? “La storia alla quale voi state accennando – ha detto Carmelo Maiorca ai relatori nel suo breve intervento – meriterà sicuramente un racconto più organico e completo perché è certo molto complessa, anche difficile da comunicare, lo comprendo. Solo per chi è addentro la vicenda, per chi ne ha seguito l’evolversi, è però possibile procedere per allusioni e i non detto come qui si sta facendo e riuscire a dare comunque il senso di quanto è accaduto. Stasera uno o più innominati, come nei Promessi Sposi, e d’altra parte anche questa è una storia di prepotenza e prevaricazione”.
Per Maiorca una storia senza soluzione di continuità dal 2011 quando, dopo il numero di Magma di Catania, La Civetta (e il nome delle due testate risuona per la prima volta dopo oltre un’ora dall’inizio dell’incontro) ha rivelato “la rete, la commistione, quella sorta di mutuo soccorso che legava strettamente magistrati, avvocati, imprenditori”.
Non quindi Veleni in Procura 2.0, come l’aveva presentata l’architetto Giuseppe Patti – “perché la prima partita, nel febbraio 2017, ha già avuto un triplice fischio di fine con le sentenze definitive per due magistrati della Procura mentre su quella attuale siamo ancora in mezzo al guado per poter noi, opinione pubblica, emettere una sentenza” -, ma piuttosto dei tempi supplementari che tra l’altro vedono ancora aperti i processi nei confronti dei pochissimi giornalisti che hanno acceso i riflettori sul caso.
“E ne sono stato coinvolto anch’io solo per una generica vignetta satirica! – ha ricordato Maiorca – Ho dovuto attendere il 22 marzo scorso perché venisse archiviata la mia posizione in un assurdo procedimento per associazione a delinquere, con persone che non conosco o che ho incontrato solo recentemente una volta, e sul quale ho spesso scherzato perché vedere il mio nome associato a quello di Gino Foti, spesso bersaglio della mia ironia, era davvero un paradosso “satirico”; ma insieme un fatto estremamente serio, sul quale è intervenuto anche l’Ordine dei Giornalisti per chiedere spiegazioni e per il quale non dico che mi sarei aspettato delle scuse ma certo un chiarimento su come sia possibile che un magistrato apra fascicoli assolutamente immotivati, inutili. Un procedimento che è passato da Siracusa a Catania Messina Reggio Calabria per poi tornare indietro e che oggi la dottoressa Maria Vermiglio cerca evidentemente di chiudere definitivamente chiedendo, grazie a una proroga di 6 mesi, quegli accertamenti bancari che non si comprende perché non siano stati fatti prima”.
Eppure la Vermiglio dovrebbe sapere che almeno per il direttore Franco Oddo, colpevole di fare il Giornalista, ma pensiamo che egualmente si sia proceduto per i colleghi di Magma, gli accertamenti sul suo conto sono stati fatti subito, sulla scorta di quelle intercettazioni telefoniche che hanno costituito il primo voluminoso faldone dell’inchiesta, intercettazioni volute a quanto pare dalla Procura, proprio dalla Procura di allora, e che avrebbero dovuto “dimostrare” l’esistenza del “complotto” contro alcuni magistrati di quella stessa Procura.
“Possono passarlo ai raggi x il mio conto – commenta sornione il direttore della Civetta -. Faranno presto, e non troveranno neanche un centesimo che si possa far risalire a lor signori. Come d’altra parte già non lo hanno trovato”. Tutti controllati i nostri conti, già da allora, per Franco Oddo anche andando a spulciare quello della moglie. E della figlia! E qualcuno dovrebbe davvero spiegare perché vanno avanti indagini assolutamente inutili con uno spreco di risorse a tutti i livelli, anche gravando da una parte su tutti i contribuenti, dall’altra su chi è stato ingiustamente accusato che deve continuare a far fronte a spese legali che mai saranno rimborsate.
“Magistratura e avvocatura, nel momento in cui si stringono in sodalizio, producono gli effetti toccati qui in particolare dall’avvocato Umberto Di Giovanni – ha anche detto Maiorca -, con pesanti ricadute sulla vita delle persone sia se il procedimento giudiziario è motivato sia soprattutto quando è ingiusto. E noi dobbiamo avere delle risposte, dobbiamo sapere se per esempio lo scioglimento del Comune di Augusta abbia risposto a qualche specifico interesse o meno.
Dopo la cronaca è assolutamente necessario passare a quell’analisi che le recenti indagini della Procura di Roma ora consentono perché oggi sappiamo che quella rete di società, di mutuo soccorso, aveva quale finalità false fatturazioni, l’evasione fiscale. Ma se allora tutta la stampa avesse appoggiato la prima inchiesta della Civetta, piuttosto che ignorarla o peggio, c’è da credere che questa verità sarebbe emersa prima. Abbiamo invece solo assistito al formarsi di schieramenti pro o contro ma buona parte della città non ha compreso quanto accadeva, la portata dei fatti. Ecco perché è doveroso tornare a raccontare tutta la storia, con gli approfondimenti dovuti”.
L’avv. Glauco Reale: “La verità è che il sistema era marcio in una città in cui la politica ha favorito l’illegalità” – Perché la percezione di oggi, ascoltando i commenti in città, è che “Veleni in Procura 2.0” si sia trasformata in uno scontro tra lobbies, tra due cattivi, e non più tra buoni e cattivi come nel 2011? Da questa domanda dell’architetto Giuseppe Patti ha preso il via l’incontro sul Sistema Siracusa. “Questo non è il secondo tempo della partita del 2011 ma una nuova partita che ha visto otto sostituti procuratori del Tribunale denunciare quanto da loro osservato e su cui si innestano questioni legate al tessuto cittadino, in particolare la costruzione dell’Open Land con le attuali richieste milionarie di risarcimento danni che chiamano in causa l’intera cittadinanza” ha osservato Patti. E dalle risposte dei relatori è così emerso, in tutta la sua evidenza, il ruolo che l’avvocatura della città, o, più correttamente, una parte degli avvocati siracusani, ha giocato nel contrasto alle trame di potere nel tempo dispiegate.
“Un lavoro senz’altro di estrema complessità quello dei magistrati in balia di interessi contrapposti – ha esordito l’avvocato Glauco Reale – ed è impossibile immaginare che privati e avvocati, portatori di interessi di parte, non cerchino appoggi rivolgendosi a magistrati proclivi, creando così veri e propri centri di interesse all’interno di una città. Nel 2011 una parte della stampa presentò la situazione come se fossero alcune centinaia di avvocati a voler demolire la Procura di Siracusa e invece si chiedeva solo che il CSM, al di là dell’individuazione di specifici reati, valutasse l’incompatibilità ambientale di alcuni magistrati. E alcuni giornali ci hanno preso quasi a sberleffo ma il giornalismo è stato lontano da questa nostra battaglia (sic!).
Dal nostro punto di osservazione emergevano inspiegabili anomalie in varie questioni: Mare Rosso, la Sai8, lo scandalo di costruzioni che dissacravano la costa da nord a sud, permessi a sopraelevare gli alberghi sul mare nonostante i vincoli, il caso di un povero questore che ha cercato di difendere l’area su cui insisteva il vecchio Minareto e ha visto l’opposizione da parte di tutti, anche di alcune forze di polizia, cosicché quel villaggio è stato trasformato in un modo incivile: hanno saccheggiato questa città; avvocati che improvvisamente comparivano e sostituivano altri, avvocati che venivano chiamati dalle società per risarcire le famiglie con bambini affetti da malformazioni. E poi nomine nomine nomine.
A tutto questo ci siamo opposti e credo che se gli otto magistrati hanno ora alzato il sipario su alcuni colleghi è perché sapevano che gli avvocati li avrebbero sostenuti. Rappresentano allora una fazione contro un’altra? Ma l’altra fazione è arrivata a determinare, attraverso i consulenti, il proscioglimento di determinati gruppi economici della città e questi altri dovrebbero rappresentare una fazione? Ma quale? La loro azione ha consentito alle Procure di Messina e Roma, e forse di Milano, di verificare che determinati soggetti, magistrati della Procura di Siracusa, contabili, della giustizia amministrativa erano coinvolti in una rete molto capillare governata spudoratamente da alcune persone che hanno spiccato senso degli affari, dell’intelligenza. Essi non rappresentano una parte ma l’intera magistratura e quando un sistema è in grado di reagire a un altro sistema così forte da coinvolgere l’Eni, dobbiamo sentirci sollevati perché almeno qua da noi ci sono speranze per il futuro”.
Ma se la denuncia è arrivata dai magistrati, dove era l’avvocatura? ha chiesto il moderatore, Mario Barresi della Sicilia.
“Noi eravamo sulle barricate – è stata la risposta dell’avvocato Reale -. A fare i processi ignobili che sono stati il corollario delle disfunzioni messe in luce. Abbiamo preso atto che il Procuratore Generale della Corte d’Appello di Catania mostrava interesse concreto a proteggere alcuni magistrati di Siracusa, ostacolando la richiesta di archiviazione del pm (il riferimento è alla denuncia per estorsione nei confronti di noi giornalisti della Civetta e di Magma, ndr), chiedendo un rinvio, dato evidentemente il censurabile comportamento dello stesso pm, e, nelle more dell’istanza, avocando il processo a Catania; un processo così ignobile che finisce a Messina Reggio Calabria di nuovo a Messina e ancora a Catania e a Siracusa per concludersi con l’archiviazione. Abbiamo scelto un ruolo silenzioso mentre chiedevamo che anche la magistratura svolgesse in silenzio la propria parte. Saremmo stati degli imbecilli se avessimo agito così da, piuttosto che scalfire lo strapotere di alcuni, accrescerne la capacità di incidere in alcuni procedimenti grazie ai loro stretti rapporti con alcuni magistrati, perché alla fine chiunque si sarebbe rivolto a chi era in grado di gestire tutto, persino di mandare verbali già precostituiti di interrogatori ai loro amici in Procura, o di fare scegliere consulenti già d’accordo con le società su cui esercitare controlli. Come si arriverebbe altrimenti a richieste risarcitorie di 22 milioni di euro? Noi avvocati facciamo battaglie silenziose. Ora loro sono crollati, ora sono ancora in galera dopo che il tribunale del riesame ha rigettato la richiesta di scarcerazione. Ora possono iniziare i procedimenti disciplinari che li estromettano e ciò deve valere di monito per tutti gli avvocati che non fanno il loro dovere e per quelli che devono ancora essere additati. Per ora traspare solo uno spicchio di giustizia per un fenomeno che è molto più grave, come dimostrano i fatti della Saguto a Palermo o ciò che può accadere nei corsi di preparazione alla carriera di magistrati o negli stessi concorsi di magistratura dove vengono dati gli stessi temi affrontati in alcuni corsi di preparazione organizzati da magistrati. La verità è che questo sistema è marcio”.
E dov’è stata la classe politica? ha chiesto provocatoriamente Ermanno Adorno.
“Le classi politiche sono quelle che hanno dato le concessioni edilizie agli alberghi per costruire un piano in più, quelle che volevano candidare a sindaco della città una persona che aveva fatto da paladina nei confronti dell’apparato della giustizia. La città è un vermicaio. Il marcio di questa città è rappresentato dal fatto che le nostre intelligenze emigrano, vanno altrove; che perdiamo ricchezza: medici, professionisti; che magistrati seri vengono denunciati dai poco seri; che giovani magistrati presuntuosi si permettono di criticare persone degnissime come il dottor Salvo Barbara che ha retto sapientemente, con garbo e intelligenza, per tanti anni il Tribunale; che i procuratori dei comuni delle città limitrofe chiudevano le discariche create dai singoli perché i rifiuti arrivassero a quella di Motta Santa Anastasia, gestita dall’amante di Nitto Santapaola.
Le nostre battaglie non sono finite: le facciamo con minore irruenza ma le porteremo avanti fino in fondo”.
L’avv. Umberto Di Giovanni: “Nutrivamo il sospetto vedendo colleghi coi calzini rattoppati spuntare con la Porsche” – Liberarsi da un pregiudizio positivo, questo il punto cardine dell’intervento dell’avvocato Umberto Di Giovanni: non è vero che la magistratura sia esente da pecche: “Io dissento dal pilatismo dei più importanti organi di informazione e non ritengo che si possa guardare alla magistratura come a una torre d’avorio in una società infetta. All’interno della magistratura ci sono forze sane e forze malate, il problema è se funzionano gli anticorpi. E se l’origine dei fatti di oggi si può far risalire al 2009, quanti anni ci sono voluti per un minimo di verità e giustizia?
Accade allora che un magistrato prenda strane e discutibili iniziative come incriminare un funzionario comunale che osteggia la variazione di destinazione d’uso di un capannone da non commerciale a commerciale che sarà poi gestito dalle società del noto Pulvirenti di Belpasso.
E accade che quando quel funzionario, dopo essere stato messo sotto indagine, dà finalmente parere positivo, si chiuda l’inchiesta. E accade anche che lo stesso magistrato si lanci in una stranissima vicenda di rifiuti per un nuovo inceneritore nella zona di Augusta e che si apra una nuova inchiesta. Ma soprattutto gli avvocati iniziano a notare coincidenze che non possono essere tali: certi fascicoli vengono autoassegnati contro la regola che vorrebbe sia il capo della Procura a procedere alle assegnazioni con un criterio automatico di rotazione che dovrebbe garantire la terzietà dell’indagine. Troppe coincidenze, troppe volte ricorrono gli stessi nomi di avvocati e di magistrati: la cosa puzza e gli avvocati si mettono in allarme. Si muovono con gli strumenti che hanno e iniziano anche loro, come i giornalisti, a scoprire società collegate ma soprattutto il sospetto si accresce se improvvisamente un collega con i calzini rattoppati spunta con la Porsche, che è intestata a una società del fratello dello stesso che ha sede in un posto sperduto. E d’altra parte lo stesso accadeva a Catania dove veniva nominato un magistrato ai vertici che si vedeva alla festa del mafioso e che poi evitava di presiedere la Corte d’Assise.
Sono stati gli anni in cui l’avvocatura siracusana è profondamente cambiata, non più ossequiosa a prescindere ma più giovane, più reattiva, pronta a mettersi in gioco, a firmare quel manifesto che chiedeva di applicare una norma essenziale, quella che vuole che, quando si determina anche involontariamente una situazione di conflitto o cointeressenza tra un avvocato e un magistrato dello stesso Foro, il magistrato sia trasferito per oggettiva incompatibilità per la perdita di quella credibilità che alimenta il pregiudizio positivo di cui ho parlato all’inizio.
E per la prima volta nella storia d’Italia il CSM ha sospeso cautelativamente quel magistrato perché da quella richiesta sono effettivamente emersi, grazie agli approfondimenti istruttori, elementi probanti. Eppure non c’è da battere le mani al CSM perché su 20 contestazioni 18, in un modo o nell’altro, sono state giudicate con indulgenza.
E se l’iniziativa degli avvocati si fosse fermata, se insieme una stampa locale molto vivace non avesse continuato a battere su questo tasto, tutto presto sarebbe stato dimenticato. Merito anche del ministro Severino che non ha voluto che gli ispettori ministeriali si limitassero, come spesso accade, ad accertare solo se ci fosse un qualche ritardo nel depositare le sentenze ma, invece, di accertare tutto e in particolare le modalità delle assegnazioni dei fascicoli.
Allora, per colpa probabilmente del locale corrispondente, il giornale più importante della città non colse il problema di fondo, che si intuiva facilmente, dando invece ampio spazio a chi diceva di avere “molte frecce al suo arco”. Una minaccia mafiosa nei confronti dell’avvocatura che è stata in qualche caso seguita da indagini che hanno colpito avvocati… semmai assolvendoli dopo la morte. Ma era una minaccia precisa di colui che aveva figliastri direttori generali dell’impresa poi oggetto dell’inchiesta Oro Blu, lo stesso soggetto che quando un avvocato pagava un cancelliere per avere informazioni su eventuali indagini a carico del padre e avere la password per accedere alla banca dati della Direzione Investigativa Antimafia, per uno di quei miracoli che la giustizia, il diritto consente, invece di accusare l’avvocato di corruzione in atti giudiziari derubricava il reato in rivelazione di segreti d’ufficio, e così alla condanna di un anno e due mesi seguiva subito la condizionale.
Era questo passaporto di liceità un chiaro indizio. E così poi, in questo mare magnum, trovi lo stesso magistrato e lo stesso avvocato in convegni sull’ambiente, sull’inquinamento, e poi lo vedi nominato nell’Osservatorio Ambiente proprio quando gestiva le inchieste sul padre del Ministro dell’Ambiente. La città era silenziata per allora e per sempre. E viene anche fuori che questa commissione è luogo in cui questi interessi si incontrano e si coltivano, e nel frattempo c’è uno scandalo.
A Siracusa, patrimonio dell’umanità, la più importante Soprintendenza della Regione, c’è un terreno che da Scala Greca va fino alle mura dionigiane proprietà di un feudatario, rimasto a pascolo e quindi protetto. In questo terreno c’è un vincolo, di cui tutti si scordano, imposto nel 1960 dal Ministro dell’Agricoltura Marcora che vieta addirittura le piantumazioni superiori a un metro di altezza: niente querce pini o altro. Ma il feudatario vende a lotti, e vende anche a una società il cui capostipite è famoso per il metodo delle costruzioni senza fognature, il villaggio Miano. A questo punto sarebbe stata necessaria la guardia alta e invece in questo terreno nasce un’uccelliera: ci sono volatili a Siracusa? E nasce con pareti tetti finestre; e così si chiede la sanatoria perché nel frattempo è diventato l’unico locale per ricevimenti da 300 posti a sedere (“dove negli anni 80 il partito dell’opposizione ci faceva i congressi gratis anche con pranzi gratuiti” commenterà Ermanno Adorno nel suo attacco alla classe politica siracusana assente o connivente).
Ma a questo punto, siccome l’appetito vien mangiando, ci si rivolge ad avvocati in grado di superare ostacoli e pastoie burocratiche e chi si oppone viene subito contrastato.
Ma l’indagine, nonostante ci fossero tutti gli elementi, stenta e solo ora arriva al dunque. Bisognava essere più vigili. Qualcosa non ha funzionato: la reazione non è stata altrettanto incisiva, come se si cercasse di sconfiggere un virus gravissimo con una tisana. La reazione tarda ad arrivare ma gli avvocati tengono alta la guardia mentre latita chi dovrebbe informare, e che informa solo ora, in ritardo. E questo è stato gravissimo.
Al contrario dell’avvocatura, che ha adempiuto al proprio dovere costituzionale, sempre vigile, pressante, sia nei suoi aspetti istituzionali che di massa che hanno forse dato il coraggio civile a quei magistrati. E d’altra parte loro sapevano che c’erano intanto state le intercettazioni, un fatto inequivocabile, e sarebbe stato inopportuno se non si fossero esposti, anche se a loro merito va comunque l’averlo fatto.
Qual è la lezione che si deve trarre? Torno alle parole del papa, forse l’unico comunista che è rimasto, che mette in guardia dal denaro, dalla vanità e dall’orgoglio. E qui ci sono tutti questi peccati capitali, primo di tutti il denaro. Abbandoniamo quindi il pregiudizio positivo: non c’è una giustizia neutrale ma si deve scegliere da che parte stare. Se scegliamo il denaro allora tutto trova una giustificazione: costruire sul teatro greco, inquinare, privatizzare l’acqua. Se non ci prendiamo il carico faticoso di lottare ogni giorno per la civiltà, siamo sconfitti.
La discriminante è stare per il lavoro, per vivere di lavoro, per fare del lavoro la propria realizzazione e contribuire al progresso anche civile della società.
Non ci illudiamo che ci sia la neutralità: anche la magistratura quando sceglie da quel lato, il denaro, fatalmente finisce a “veleni in procura.
L’avv. Corrado Piccione: “Sì a incontri, dibattiti, convegni. Alziamo la voce noi popolo per difendere la Costituzione” – Possiamo chiudere questo resoconto con alcune delle parole pronunciate dall’avvocato Corrado Piccione nel suo lucidissimo intervento che ha portato l’argomento su un piano meno contingente, più filosofico, universalistico: il richiamo all’articolo 102 della Costituzione, principio presente solo nella nostra carta costituzionale, in nessun altro paese civile. L’affermazione netta e adamantina del primato della civiltà giuridica, valore ahimè “fino a questo momento calpestato”. L’articolo, di fatto, abolisce “l’unicità corporativa, settoriale, della giustizia” chiamando tutti i cittadini alla partecipazione diretta all’amministrazione della giustizia. Al centro il popolo che è il fondamento della democrazia come afferma l’articolo 1, architrave istituzionale dello Stato. “Il popolo porta la voce della coscienza collettiva e non può quindi consentire la consumazione dell’ingiustizia. Ecco perché dobbiamo sollevarci, agire, parlare, senza aspettare da altri l’impulso. Né dalle legislature che verranno né dai vertici dell’avvocatura che hanno attitudine al sonno. Alziamo noi la nostra attenzione: noi siamo il popolo, noi i titolari del diritto. È il momento della periferia, dei liberi professionisti, degli studenti, degli universitari, di coloro che hanno il senso della propria dignità. Organizziamo incontri, dibattiti, convegni. Alzate la voce per difendere la Costituzione!”.
95 anni e la veemente passione di un ventenne.

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