Noi benpensanti abbiamo abbandonato a se stessa la periferia di Siracusa e questo urla vendetta dinanzi a Dio
La Civetta di Minerva, 16 marzo 2018
Due retate, con macchine a sirene spiegate e il solito elicottero dei Carabinieri che controlla il rastrellamento dall’alto. Due retate, a distanza di quindici giorni l’una dall’altra; tutt’e due nel Bronx, tutte e due nei quartieri della Siracusa della miseria e del degrado morale e sociale. I benpensanti sono soddisfatti: Carabinieri e poliziotti ci hanno tolto dai piedi spacciatori incalliti, irrecuperabilmente e professionalmente spacciatori, tutti senza speranza di redenzione.
Tutto questo urla vendetta davanti a Dio; noi benpensanti abbiamo abbandonato a se stessa la periferia di Siracusa. Non c’è una scuola, non c’è un bar, non c’è una palestra, non c’è un luogo di aggregazione dove i giovani possano incontrarsi, parlare, comunicarsi speranze, fare alleanza contro la miseria, commentare i fatti della loro vita. Sotto i portoni di casa, le alleanze le fanno; le società le costituiscono, ma sono quelle per rubare, per fare rapine, per comprare e vendere droga: sono le uniche imprese societarie che sanno costituire, a volte muniti di pistole. Questo è lo stato della nostra periferia: noi benpensanti abbiamo abbandonato un buon terzo dei Siracusani a loro stessi. E questo urla vendetta avanti a Dio.
Si è conclusa la campagna elettorale la più squallida, la più violenta, la più anonima, quella dove non sapevamo quale candidato votare, quella con i candidati che sono stati imposti, che non ci conoscono e che noi non conosciamo, quella dove ci rubano i nostri voti, e poi se ne fregano di noi. Il massimo dello squallore politico; basta pensare che per la prima volta non ci sono stati manifesti, nemmeno quelli con i voti sorridenti dei candidati. Ma ora è in corso una nuova campagna elettorale, quella che ci tocca come abitanti di Siracusa: dobbiamo ripulire il Comune dell’attuale classe politica. Dobbiamo votare uomini e donne, giovani e anziani, che rivoltino questa città come un calzino. Per un tale programma non basta il populismo; dove i populisti si son presi il Comune, quella città e quei disgraziati cittadini vanno piangendo, a cominciare da Roma per finire nella vicina Augusta.
Ci vuole la forza delle idee per ripartire; ci vuole una grandissima forza morale per ripensare e pensare la nostra Siracusa. Ci vuole gente che non vede la soluzione dei problemi nei blitz di Carabinieri e Polizia, ci vuole gente che pensi e realizzi nel Bronx della città corsi d’istruzione per i giovani, che realizzi palestre di pugilato, di karate, piscine per il nuoto sincronizzato delle ragazzine.
Concetto Lo Bello, che partì dai ”Sette Scogli”, intuì la necessità dello sport, ma in quei tempi si poteva rivolgere soltanto alla Siracusa della media e piccola borghesia. E per il ceto medio creò la Cittadella dello Sport. Oggi i tempi sono cambiati: non vale spendere un milione di euro per il manto sintetico dello stadio, quello che vale è investire ogni euro di cui dispone il Comune per far crescere i ragazzi del Bronx siracusano; invece che delle associazioni per rubare vogliamo le associazioni per fare sport, dal pugilato alla corsa, al nuoto; vogliamo i corsi di specializzazione non sull’arte per confezionare le dosi di marijuana o di cocaina ma per diventare metalmeccanici, chimici, sarte, parrucchieri, barman.
Da subito, apriamo una campagna elettorale per salvare Siracusa dall’inedia e dalla morte.

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