Ortigia dev’essere un santuario? Allora lo sia per tutti

Ambulanti, il Comune rilasci autorizzazioni a chi rispetta le norme, come avviene in molte città d’arte

 

La Civetta di Minerva, 16 marzo 2018

Il liberismo keynesiano a Siracusa avrebbe previsto, in mancanza di investimenti pubblici, la creazione di spazi economici privati a costo zero per la comunità. Le amministrazioni di destra, centro e sinistra, colpite da misticismo classista e nobiliare, bloccano senza esitazione ogni possibile attività. Ad esempio, un giovane disoccupato, privo di qualsiasi sostegno, decide di spingere un carrettino di chincaglieria, lungo le trafficate vie di Ortigia. Sacrilegio!

Le vetuste strade battute da Gelone e da Dionisio mai saranno profanate da villici mercanti di volgare paccottiglia. D’accordo, proviamo allora con delicati fiori di campo da ingentilire le vie lastricate di cotanta storia. Guai!. Cibo? Impensabile! Insomma come da regolamento, in Ortigia è vietata qualsiasi attività ambulante; o almeno da regolamento, giacché tutto il Pakistan è riversato per le vie di Ortigia. Tuttavia, la legge è dura ma va rispettata.

Spostiamoci fuori da Ortigia. E dove vorreste fare gli ambulanti? Risposta: se in Ortigia non è possibile ci metteremo ovunque fuori da Ortigia. “E’ vietata ogni attività mercatale ambulante nelle seguenti vie: Corso Umberto, Corso Gelone, Viale Teracati, Viale Scala Greca, Viale Santa Panagia, Viale Zecchino, Viale Tunisi, Riviera Dionisio Il Grande, Via Armando Diaz, Viale Luigi Cadorna, Corso Timoleonte, Via del Santuario. Cosa è rimasto? Tutte le vie afferenti alle summenzionate pubbliche vie. A patto che l’attività si svolga a non meno di 25 metri dall’intersezione tra la via principale e la strada secondaria.

Ora, chi scrive invita il caro e paziente lettore ad una serena riflessione. Perché in qualsiasi altra città artistica, valga ad esempio, Firenze, Roma, Padova, Urbino, Napoli, Perugia, Assisi, Parigi, Londra, Madrid, Vienna è possibile acquistare dal cibo di strada ai souvenir e a Siracusa, la splendida tra tutte le città greche, non è possibile? Perché al Duomo di Milano posso mangiare da Burger King? Perché a piazza di Spagna posso prendere un Cheese Burger e a Siracusa un Mc Donalds in Ortigia sarebbe una bestemmia?

Il cittadino ossequioso delle norme municipali ben obietterebbe: se le norme sono queste vanno osservate. Non fa una grinza. Senonché si autorizza un falso solarium sotto la Fontana Aretusa, dove col pretesto di migliorare la fruibilità balneare si è creato un locale notturno sui “sette scogli”. Oltretutto l’autorizzazione vale tre anni di cui due già trascorsi. Domanda: cosa impatta di più? Un “solarium” alla Fontana Aretusa o un carrettino spinto a mano? A Parigi, a dispetto di Siracusa, il centro storico conta 6.000 licenze di attività ambulanti. A Firenze le licenze per attività ambulanti, nel centro storico, sono 600. A Milano città vi sono 9.000 licenze di ambulanti, di cui un terzo nel centro cittadino. Personalmente siamo per una ferrea regolamentazione del sistema, con rigide norme rispettose della dignità dei siti, allo stesso tempo riteniamo giusto consentire le attività minori gestite da ambulanti autorizzati.

Da questo punto di vista il nostro Paese è lontanissimo dalle serie politiche municipali d’Europa. Fortuna che ci ha pensato la legge Bolkestein, una rigidissima legge europea che metterà al bando le licenze in tutta l’Unione. Non più licenze concesse da municipi “distratti”. Ogni ambulante avrà una licenza frutto di una gara pubblica. La licenza avrà durata decennale, dopodiché verrà consegnata al comune di competenza. Non più mercanzia sparsa a terra. Basta ombrelloni per ogni dove o furgoni sgangherati. L’attività ambulante si svolgerà solo su furgoni muniti di pensiline. Relativamente agli ambulanti abusivi, semplicemente non esisteranno più.

Tornando a Siracusa, possiamo affermare che la città che non è riuscita ad interrompere la vergognosa vendita di ticket di parcheggio falsificati, dinanzi al parcheggio pubblico del Parco Archeologico, in cui ogni turista in transito deve pagare il pizzo a un truffatore pluri denunciato, tratto in carcere e rilasciato, che sfrontatamente e sotto gli occhi della Polizia Municipale truffa i cittadini in visita a Siracusa, ma poi, per salvare ipocritamente la faccia, inibisce, a chi non può avviare attività ristorative a posto fisso, la seppur miserrima possibilità di sbarcare il lunario.

Signori amministratori, per puro miracolo la cittadinanza ha ottenuto il rilascio di Cala Rossa dalle grinfie di chi tra impresari e politici l’aveva destinata a replicare il solarium di Fontana Aretusa; se volete trasformare la città in un sacrario da visitare in punta di piedi, applicate i regolamenti col pugno di ferro, e no che di tanto in tanto fate inseguire quei simpatici pakistani da vigili urbani in sovrappeso che ansimanti devono sequestrargli la merce. Delle due l’una. Volete una città santuario? Lo sia per tutti.

 

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