Licenziato denuncia il datore di lavoro: udienza tra due anni!

Il dipendente, senza più remunerazione, senza TFR e contributi: “C’è qualcosa che non funziona in Tribunale. Quanto tempo posso resistere senza stipendio”?

 

La Civetta di Minerva, 2 marzo 2018

Dalle nostre parti qualcuno adora un Dio vendicativo, al quale assegna il compito di fare giustizia quando subisce un torto. La frase tipica è “U Signuri c’ha pinzari” e simili: “tanto la ruota gira”, “verrà anche il tuo momento”, “è solo questione di tempo”, “un giorno dovrai rendere conto delle tue azioni”, “il tempo è galantuomo” eccetera. A Siracusa queste frasi si sentono dire più spesso e si sentono urlare a chi ha la sventura di avere procedimenti civili in corso. E’ quello che accade ad un nostro concittadino, che chiameremo Lazzaro per rispettarne la privacy.

Ebbene, Lazzaro dopo anni e anni di lavoro presso un’azienda agricola che chiameremo “lazzaretto” si è visto licenziare, da un giorno all’altro, improvvisamente e senza motivo. A nulla è valso che Lazzaro avesse fatto di tutto per il lazzaretto: giorno, notte, festivi e prefestivi, natale e capodanno, estate e inverno, 25 ore al giorno (si alzava un’ora prima), faceva il direttore, il contadino, il contabile, il custode, l’accalappiacani, il venditore, il procacciatore, il cuoco, il cameriere, il sommelier, il supervisore ed il supervisionato, il bello ed il cattivo tempo: tutto. A nulla è valso che abbia svolto tutte queste cose per la paga di una sola mansione. A nulla è valso chiedere spiegazioni al proprietario del lazzaretto. Niente: silenzio di tomba.

E dunque, Signor Lazzaro, vuole raccontarci come è andata?

“E’ andata che lavoravo come un pazzo, facevo di tutto e di più per il mio datore di lavoro e questi, l’estate scorsa, senza darmi nessuna spiegazione mi ha licenziato. Così, da un momento all’altro, alla mia età (ho sessant’anni) mi sono ritrovato disoccupato, senza uno stipendio e praticamente senza nessuna opportunità di lavoro. Una vera e propria tragedia che mi ha fatto sprofondare in una depressione nera… Così mi sono rivolto a un avvocato, per capire quali diritti avessi. E ho scoperto che tutto il lavoro che avevo fatto, tutti gli straordinari, le notti, i festivi… tutto il mio tempo passato a lavorare in azienda doveva essere retribuito. Tutte le mansioni svolte dovevano essere riconosciute perché era ingiusto che io venissi pagato come un contadino e poi facessi di tutto, incluso il dirigente, il manager, il cameriere ed il cuoco.

“L’avvocato mi ha spiegato che avevo diritto non solo alle differenze retributive, al riconoscimento delle mansioni svolte e al pagamento degli orari effettivamente effettuati, ma avevo anche diritto al relativo tfr e anche, incredibile, che il datore pagasse i contributi assistenziali e previdenziali in ragione delle mansioni effettive”.

Gliele ha chieste?

“E certo! Certo che gliele ho chieste! Le ho fatte quantificare da un perito e il mio avvocato ha chiesto all’azienda di versarmi quello che mi spetta!”

E come è andata?

“Com’è andata? Com’è andata? E’ andata che l’azienda mi ha risposto per le spicciole. “Ci faccia causa”, ha detto! Ho capito perché l’azienda non ha tenuto in nessun conto le richieste del mio avvocato. E ve lo racconto. L’azienda sa bene quanto dura un processo di lavoro al Tribunale di Siracusa e certamente non ha alcuna fretta di vedersi dichiarare in torto. Sono io che ho fretta! Io, lavoratore che rimango senza stipendio e senza pensione e senza gli arretrati, ho fretta! Ma evidentemente c’è qualcosa che non va in Tribunale a Siracusa, perché il mio processo è iniziato e… la prima udienza si terrà fra due anni. La prima udienza! Ora le chiedo: quanto tempo può resistere un uomo, una famiglia, senza stipendio?”

Dunque lei rimane così, in attesa del processo, per tutto questo tempo?

“L’avvocato mi ha detto di avere pazienza, che non è colpa dei giudici ma del fatto che sono in pochi… Però io non posso vivere di pazienza, e vorrei che un giudice spiegasse al lazzaretto che non ci si comporta così, che le ingiustizie saranno punite in questa terra e nel più breve tempo possibile. Invece ho capito perché al lazzaretto ognuno fa come vuole: al limite che fai? Gli fai causa? Sai che paura… Prima che la causa finisca, fanno in tempo a chiudere baracca e burattini, spostarsi altrove, cambiare ragione sociale e partita iva, sparire dal mondo economico e riapparire sotto altre vesti… fanno in tempo pure a finire gli sconti di poltrone e sofà. E ho detto tutto!”

Si faccia forte: il tempo è galantuomo e le farà giustizia!

Non ce la siamo sentititi di dirgli che il nostro codice prevede che le cause di lavoro devono essere trattate più celermente possibile, e che la prima udienza non dovrebbe essere fissata ad oltre 60 giorni dal deposito del ricorso. Non ce la siamo sentiti perché veramente quando è troppo è troppo.

E voi? Avete qualche esperienza di questo tipo da raccontarci?

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