Intervista a tutto campo: “Renzi ha mostrato di non avere la minima cognizione di cosa sia il Sud”. A livello locale: “Credo che Garozzo abbia compiuto gravi errori politici lungo tutto l’arco del suo mandato”
La Civetta di Minerva, 16 febbraio 2018
Colloquio aperto con Roberto De Benedictis, ingegnere, ex assessore comunale e deputato regionale
Il 4 marzo si dovrà scegliere tra governo Gentiloni (o comunque di centrosinistra) oppure cambiare e tornare al centrodestra di Berlusconi a trazione Salvini. Oppure la novità/incognita del M5S. La tua opinione
Si voterà di pancia e vincerà chi solleciterà maggiormente gli istinti irrazionali dell’elettorato, indipendentemente dalla credibilità delle proposte, di chi le fa, dai meriti passati o dai programmi futuri.
Cosa salvi di questa ultima legislatura?
Ha lavorato con un dinamismo insolito ed esiti anche positivi. Ad esempio, sui temi etici ha fatto molto, o quel che poteva, a seconda dei punti di vista. Giudico utili anche se insufficienti i provvedimenti in materia di snellimento della burocrazia e di riforma della giustizia. E ottimo il piano Industria 4.0 del ministro Calenda, forse anche troppo avanzato per il livello culturale della nostra classe dirigente, almeno a giudicare dal modo in cui Renzi lo ha raccontato.
Cosa, invece, disapprovi o non hai apprezzato?
Molte cose, soprattutto in tema di politiche economiche. Ma la più grave, strutturale, è quella d’aver continuato a non affrontare il nodo del Sud. O peggio, cercando di farlo con la solita strategia degli incentivi, totalmente inutile, come dimostra l’ultimo mezzo secolo di storia. Renzi, in particolare, ha mostrato di non avere la minima cognizione di che cosa sia il Sud. A lui attribuisco inoltre la mancata riforma costituzionale.
Ma era un suo cavallo di battaglia
Proprio per questo. Di una riforma il Paese aveva ed ha assolutamente bisogno, ma l’esito di quest’ultimo tentativo accantonerà la questione chissà per quanto altro tempo ancora e lui ne porta la responsabilità maggiore. Non solo perché la sua era una riforma pasticciata, confusionaria, ma perché ne ha fatto la sua bandiera personale, come se la Costituzione potesse essere di qualcuno e non di tutti. E con il risultato che sappiamo.
Come te lo spieghi?
Con le caratteristiche dell’uomo. Spocchioso, provocatorio e soprattutto divisivo. Qualche sera fa eravamo in sei, a cena da amici. L’ultima volta avevamo votato tutti PD, e anche quella precedente. Questa volta voteremo in cinque modi diversi. Un piccolo esempio moltiplicabile per mille, e si vedrà.
Tutta colpa di Renzi allora?
Niente affatto, Renzi è quello che è. Per quanto mi riguarda, la summa di ciò che un politico e una persona seria non dovrebbe essere. Lui non è un re, e l’Italia non è una monarchia. Nessun presidente del consiglio o segretario di partito può fare alcunché senza l’accondiscendenza dei parlamentari e dei dirigenti del suo partito, ai quali attribuisco quindi la responsabilità di un certo bullismo che abbiamo visto in questi anni al potere.
Cosa ti aspetti dal nuovo governo?
Nulla. Al di là delle coalizioni ufficialmente individuate, vedo oggi in Italia tre aree culturali politiche. Una di destra, con Salvini e i Cinque Stelle; una di centro con Forza Italia e questo PD; e una di sinistra senza leader né idee. Ritengo quasi impossibile un governo con M5S soltanto e inorridisco alla prospettiva di un possibile governo Berlusconi-Salvini-Meloni. Anche se secondo alcuni sarebbe il solo modo per poter rifondare un PD senza Renzi. E la mia opinione è che l’Italia non può fare a meno di un PD così come fu pensato all’origine.
Passiamo alla politica locale, una amministrazione spesso dentro l’occhio del ciclone
Prima d’ogni cosa va detto che si è trovata ad operare nella fase in cui, stando agli arresti di questi giorni, un perverso intreccio affaristico-giudiziario aveva deciso di interessarsi, diciamo così, anche del Comune di Siracusa. L’ho detto e scritto quando la canea contro l’amministrazione era massima. Di tutto questo il Sindaco è stato il bersaglio principale e gli va riconosciuto d’avere sempre reagito con fermezza e coraggio, pagando certamente un prezzo in termini di serenità e tempo sottratti all’attività amministrativa. Purtroppo non è stato il solo bersaglio, penso ad esempio ai miei amici Carmen Castelluccio e Pino Pennisi e credo che qualcuno dovrebbe interrogare la propria coscienza sul male che ne hanno ingiustamente ricevuto.
Detto questo, credo che Garozzo abbia compiuto gravi errori politici lungo tutto l’arco del suo mandato, dall’indomani della sua elezione, con il conflitto aperto contro il PD e il disconoscimento della segreteria Castelluccio, fino al suo schieramento nelle ultime elezioni regionali. Per non parlare dei suoi rapporti con l’area fotiana.
Quindi? Come giudichi la sua azione amministrativa?
Fare l’elenco delle cose non fatte, dei problemi irrisolti, sarebbe facile. Ma non mi pare questo il punto, date le difficoltà in cui tutte le amministrazioni oggi sono costrette a muoversi. Trovo più che altro che sia stata un’azione vaga e lacunosa, priva di una direzione. In taluni campi si sono fatti degli sforzi, come nei servizi esterni o nella gestione dei rifiuti, e diverse singole iniziative. Ma senza organicità, continuità, pianificazione, cioè senza strategia politica. Basti dire che non si è mai letto un documento di programma che non fossero le due paginette elettorali. O che sono passati altri 5 anni e questa città rimane priva di strumenti obbligatori per legge come il piano del traffico, il piano della mobilità, il piano delle aree demaniali marittime, il piano di zonizzazione acustica, il piano di tutela imposto dall’art. 52 del Codice dei Beni Culturali, e così via.
Sei intervenuto qualche volta su argomenti che riguardano Ortigia. Lì è andata meglio?
No, lì è andata anche peggio. Abbiamo un Piano particolareggiato vecchio di quasi trent’anni e questa amministrazione ha messo da parte l’elaborazione del nuovo piano, che era arrivato comunque a buon punto, buttando a mare molto lavoro e soldi spesi dalle precedenti giunte, pur tra mille contraddizioni. E non ho visto traccia di politiche pubbliche nel centro storico, non solo urbanistiche. Sostituite forse dall’idea, vorrei dire dall’ideologia, che bastava fare largo ai privati. Compiacendosi del Far West che ne è venuto fuori.
Cosa ti aspetti dalla futura amministrazione?
Rispetto al fronte nazionale, qui sono più ottimista. Non perché veda sulla scena partiti o leader all’altezza della situazione, ma perché potrebbero emergere. Dentro i partiti ci sono persone di valore sottoutilizzate, ma soprattutto conosco questa città e so che troppe intelligenze e persone capaci sono rimaste a guardare. Se si mettessero in gioco affrancandosi da logiche di schieramento ne avremmo tutti un beneficio enorme. Oggi più che mai la parola d’ordine della buona politica dovrebbe essere “unire”. Unire persone diverse su obiettivi comuni. E chiudere con la stagione degli atteggiamenti divisivi, da primi della classe.
Sarebbe ipotizzabile un tuo impegno alle prossime amministrative?
No.
De Benedictis conclude con un netto NO alla nostra sollecitazione, ma siamo convinti che molti tra gli elettori si sarebbero aspettati un Sì, o lo avrebbero auspicato. L’ex deputato ha lasciato un ricordo positivo del suo operato da tutti riconosciuto. Noi non possiamo che riprendere le sue testuali parole: troppe intelligenze e persone capaci sono rimaste a guardare … se si mettessero in gioco … ne avremmo tutti un beneficio enorme … la parola d’ordine della buona politica dovrebbe essere unire … unire persone diverse su obiettivi comuni e chiudere con la stagione degli atteggiamenti divisivi.
Chissà se troverà il giusto accoglimento nelle sedi opportune.

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