Don Carlo D’Antoni: “Migranti in chiesa privi di tutto”

“C’è urgenza di vestiario, prodotti per l’igiene, alimenti. Se questo appello cadesse nell’indifferenza, anch’io andrò ad abitare tra quei sudanesi. Mi sentirò più prete e più uomo”

 

La Civetta di Minerva, 16 febbraio 2018

Questa è una emergenza. Come ogni anno. Puntualmente. Ma vado subito al punto. Oggi mi sono venuti in parrocchia una decina di giovani sudanesi totalmente privi di ogni cosa tranne gli stracci che portavano addosso. Mi hanno chiesto acqua, mangiare, coperte e vestiti oltre a scarpe. Mi hanno detto che domani, nelle campagne di Cassibile saranno già una trentina e, via via, arriveranno ai soliti 200 – 250. Come ogni anno vivranno per un paio di mesi nelle favelas che ben conosciamo e in un casolare diroccato. Senza energia elettrica, senza acqua né servizi igienici. In realtà i lavori di raccolta nelle campagne inizieranno tra circa un mese. Ma tutti questi cominciano già ad arrivare perché altrove le raccolte di frutta e ortaggi è terminata e spererebbero che da noi comincino in anticipo.

C’è urgente bisogno di coperte, maglioni e giubbotti, biancheria intima, prodotti per l’igiene, acqua da bere, prodotti alimentari (pasta, riso, frutta, olio, zucchero eccetera).

Molti sono a rischio clandestinità in quanto, non avendo una casa, si tengono sempre i documenti addosso e allora li perdono o l’umido e il sudore li fa infracidire e poi non hanno il tempo (eterno) per recarsi all’ufficio stranieri delle città di competenza e attendere il duplicato.

Sugli immigrati c’è una grande cagnara elettorale in corso. La gente viene ammaestrata all’insofferenza e all’odio. Si cavalca l’incapacità di riflessione e discussione oggi dilaganti. Comunque sia, qui c’è bisogno che si scopra non dico il senso di giustizia, ma almeno di umana solidarietà, in attesa di un domani migliore nel quale non finirò di sperare nonostante troppe evidenze contrarie.

Chi ci sta si faccia subito vivo. Subito. Io, con le persone che vivono con me in parrocchia, sono sott’acqua ma ci sto bene perché appartengo al… segno dei pesci. Non voglio forzare nessuno, ma se un’onda di indifferenza dovesse sommergere questo appello, anch’io andrò ad abitare tra quei sudanesi e altri poveracci impoveriti nelle campagne di Cassibile. Mi sentirò più uomo e più prete.

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