Il giudizio di Salvatore Fiume, uno dei più grandi pittori italiani del Novecento: “Ho convinto un musicista di successo con quotidiani impegni di lavoro, ad occuparsi di un’arte che gli era completamente estranea”
La Civetta di Minerva, 1 dicembre 2017
… Come potrebbe, uno che non sapeva di poter disegnare, rappresentare in modo così straordinario la verità e la luce della Sicilia se non fosse, la sua mano, mossa da un impeto incontenibile? Cosa ne sa, Caliri, di luce fra i segni, di vibrazioni e di vitalità dell’immagine prodotte dai segni di una penna? Niente. Ve lo posso assicurare io che ho convinto un musicista di successo con quotidiani impegni di lavoro, ad occuparsi di un’arte che gli era completamente estranea. Il risultato è però quello di un disegno carico di verità, di poesia e di amore espressi con una semplicità così intensa da farmi ritenere che egli sia dei pochissimi, se non l’unico, che col disegno abbia raccontato i silenzi più antichi della Sicilia.
Forse lo stesso Caliri non immaginava di approdare ai risultati che ho qui indicato, e probabilmente non è molto soddisfatto che sia io a capirlo meglio di lui. La cosa impressionante, a mio avviso, per lui e per noi, è che egli abbia generato questi piccoli capolavori ai quali si è dedicato con la cocciutaggine di un innamorato. (ndr: dal catalogo della sua mostra presso il “Museo di Milano”, 1993).

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