“Pericolosissimo il deposito GNL dentro il porto di Augusta”

Eugenio Bonomo, protagonista della lotta popolare contro il rigassificatore della Ionio Gas: <L’impianto può causare un disastro in quest’area “ad elevato rischio di crisi ambientale”>. “Che farà la sindaca Di Pietro? Dirà sì dopo che il sen. Giarrusso espresse un secco no?”

La Civetta di Minerva, 1 dicembre 2017

In seguito alla notizia pubblicata nello scorso numero del nostro giornale, relativa al progetto dell’Autorità di Sistema di realizzare all’interno dell’area portuale di Augusta (e non, come sarebbe in questo caso necessario, off shore) l’impianto di stoccaggio e bunkeraggio di GNL, abbiamo creduto opportuno sentire le impressioni della popolazione residente tramite la voce del dottor Eugenio Bonomo, medico legale dell’ASP, uno dei protagonisti di quella “guerra” che il nostro giornale sostenne e che, durata ben 7 anni, si concluse con la vittoria delle popolazioni del triangolo della morte e l’abbandono dell’insano progetto di costruzione di un impianto di rigassificazione di GNL in piena zona industriale, ad opera della Ionio Gas.

Dottore Bonomo, l’eco delle gesta del suo Comitato Melillese NO rigassificatore echeggiano ancora ma già si pensa a un nuovo impianto di GNL all’interno del porto di Augusta. C’è sostanziale differenza fra i due impianti? Cosa può dirci in proposito?

Dopo pochi minuti dalla lettura della Civetta, appreso che quanto “seminato” nel work shop tenutosi tempo fa presso la Marina Militare di Augusta tenta di diventare una fertile piantina, sono stato tempestato di telefonate da parte di quelli che chiamo “vecchi compagni d’armi”. La preoccupazione serpeggia fra la popolazione e continuo ad essere io il bersaglio delle loro domande.
Ebbene, approfitto dell’occasione che lei oggi mi offre per rispondere ai 2.900 melillesi che con il loro NO bocciarono definitivamente la proposta di Ionio Gas.

Le differenze fra quanto allora e oggi proposto spostano il problema di poche virgole. Posso capire e accettare che si propongano stoccaggi di GNL nei porti ma, è il caso di dire, ci sono porti e porti! Il porto di Augusta non è un porto qualunque. Esso è, di fatto, l’anticamera dell’inferno e non si può nascondere che quei 10.000 m3 di metano liquido (cioè a -162°C) allorchè passassero allo stato gassoso, incrementerebbero il loro volume di ben 600 volte creando una nube di vapore di 6.000.000 di m3. Ne discende una deduzione automatica: la pericolosità intrinseca dell’impianto è tale da renderne inaccettabile la localizzazione nel sito prescelto. Si tratta infatti di un impianto a rischio di incidente rilevante come da direttive “Seveso” tutt’ora vigenti e che vietano la realizzazione in siti come quello nel quale si intende ubicarlo. Dato il sito prescelto, infatti, anche un incidente non immediatamente catastrofico avrebbe grandi probabilità di innescare un effetto “domino” che, a causa della tipologia e delle enormi quantità di infiammabili stoccate e lavorate nel polo petrolchimico, concretizzerebbe un rischio improponibile per gli insediamenti umani limitrofi.

A quali rischi si riferisce in particolare?

Va considerato che l’area è zona sismica di primo grado (come dimostrato dal voto n.341/1991 del C.R.U., dal quale si desume che l’area in questione va riclassificata come S 12); in caso di sisma, qualunque precauzione tecnologica sarebbe inutile ed è assolutamente legittimo aspettarsi e paventare che le inevitabili perdite di GNL che seguirebbero, trovando sicuro “innesco” nelle fiaccole sempre attive del petrolchimico, determinerebbero devastazione dei territori circostanti, perdita di un numero improponibile di vite umane e scarico, in atmosfera, di abnormi quantità di tossici e cancerogeni che graverebbero sulla salute e sulla vita dei siciliani per decine di anni.

Ma, mi spieghi, ammesso che avvenisse una cospicua perdita di GNL dallo stoccaggio, il gas evaporando non salirebbe in alto? Dov’è il pericolo?

Si tratta di una elementare legge di fisica dei gas. Il GNL è tenuto allo stato liquido raffreddandolo a -162°. Allorchè si verifica una perdita, si forma una nube di vapore che essendo freddissima ha una densità maggiore rispetto all’aria atmosferica, per cui rimane a bassissima quota. Man mano che la nube si riscalda, si mescola con l’aria e quando raggiunge una concentrazione del 5% diventa esplosiva (è il principio di funzionamento delle bombe FAO). Le lascio immaginare cosa possa accadere quando una nube simile incontra una torcia dell’attiguo petrolchimico. E anche la fase di carico dei serbatoi non è scevra di pericoli, infatti è’ presumibile che il GNL arriverebbe al porto di Augusta su navi gasiere delle quali sono ben noti i pericoli, sia in fase di carico e scarico che in fase di navigazione. Tant’è che è interdetta la navigazione a qualsiasi natante per due miglia dietro, un miglio avanti e un miglio e mezzo lateralmente a gasiere in navigazione, anche all’interno del porto. La possibile perdita di una nube di metano in fase di scarico da gasiera, a seconda della forza e direzione dei venti, rappresenterebbe un pericolo assolutamente improponibile nel porto di Augusta in quanto porto con prevalenza di carichi petroliferi e quindi facilmente infiammabili, nonché porto militare italiano e Nato.

Insomma, a suo parere sarebbe una bomba innescata?

Non solo una bomba innescata, una bomba a disposizione dell’ISIS. Veda, Direttore, in un’epoca storica in cui tanto si paventano attacchi terroristici, sia gli eventuali vettori (navi metaniere) che l’impianto stesso, con i suoi serbatoi di stoccaggio, rappresenterebbero un target ideale per organizzazioni terroristiche che vedrebbero nei 10.000 m3 di GNL dei serbatoi (di cui si parlò nella conferenza di Augusta) una possibilità senza precedenti di seminare terrore e morte, tanto più perché a poche centinaia di metri di distanza da un simile impianto si troverebbero navi militari sia italiane che Nato, nonché i depositi di munizioni e la ferrovia che collega Catania con Siracusa, vicino alla ex SS 114, all’autostrada Siracusa-Catania, ai centri abitati di Augusta, Priolo e Melilli e a grossi centri commerciali.

Quindi è l’area particolare che non va ritenuta idonea ?

Le ricordo che la presenza massiva di stabilimenti petrolchimici ha determinato la dichiarazione dellarea ad “elevato rischio di crisi ambientale“, così intesa non soltanto per il rischio di carattere strettamente ambientale, collegato quindi alla presenza o produzione di inquinanti, ma anche ad un incremento di rischio dovuto alla presenza di impianti e depositi che trattano e detengono sostanze pericolose.

Con D.P.C.M. 30/11/1990, l’area Priolo-Melilli-Augusta è stata dichiarata area ad elevato rischio di crisi ambientale e rientra tra le aree che secondo l’art.74 del decreto legislativo 112/98 sono “…caratterizzate da gravi alterazioni degli equilibri ecologici nei corpi idrici, nell’atmosfera e nel suolo che comportano rischio per l’ambiente e la popolazione…”. Per le suddette aree lo stesso articolo 74 prevede testualmente che “…le regioni definiscono, per le aree di cui al comma 2, un piano di risanamento teso ad individuare in via prioritaria le misure urgenti atte a rimuovere le situazioni di rischio e al ripristino ambientale…”.

L’area sulla quale si dovrebbe realizzare tale stoccaggio è quindi un’area su cui ai sensi dell’art.74 del D.lgs. 112/98 si deve intervenire per rimuovere le situazioni di rischio e per procedere al ripristino ambientale. Dalla semplice lettura della norma, quindi, emerge con assoluta chiarezza che la localizzazione dell’impianto in tale area è illegittima per contrasto con l’art.74 del dlgs. 112/98.

E tale contrasto è insanabile. La prescrizione normativa dell’obbligo della rimozione delle situazioni di rischio, infatti, non è in alcun modo conciliabile con la realizzazione – nel medesimo sito che per obbligo di legge si dovrebbe bonificare – di una attività ad elevatissimo rischio.

 

Però non pare trattarsi di un impianto inquinante.

 

E invece lo è indirettamente, perché se lo stoccaggio deve essere servito da gasiere emerge la necessità di dragare il porto propedeuticamente all’ingresso di esse. Il dragaggio dei fanghi del porto comporterebbe la risospensione di migliaia di metri cubi di metalli pesanti in esso giacenti. Tale problema è stato stigmatizzato anche dalla Procura della Repubblica tramite periti i quali hanno, come a tutti noto, dato parere negativo alla bonifica dei fondali a mezzo dragaggio, proprio per l’enorme pericolo dallo stesso rappresentato in termini di re-diffusione dei veleni innicchiati nei fondali.

Insomma, a suo avviso, si ripropongono i vecchi problemi del rigassificatore?

Si, perché va considerato anche un altro aspetto: se lo stoccaggio dovrà servire anche all’alimentazione di mezzi di terra (camion) sarà necessario rigassificare il GNL (di fatto, quindi, si sta riproponendo ciò che il popolo di Priolo e di Melilli respinse con successo con una vera e propria guerra durata dal 2006 al 2012 e vinta) e questo creerà un non indifferente impatto sull’ambiente marino mediante una decisa alterazione delle acque per via degli scarichi giornalieri di acque raffreddate e di un’immissione di agenti antivegetativi e disincrostanti, incidendo sulle popolazioni batteriche.

 

E la popolazione cosa ne dice?

 

Per ora non ne dice nulla perché non è stata ancora ben informata, ritengo infatti che, come prevede la Convenzione di Aarhus  e la Legge di recepimento della stessa, n. 108/2001, nonché le normative Seveso, sia indispensabile, propedeutica e inevitabile la consultazione delle popolazioni limitrofe e a tal proposito ricordo che il 26 aprile 2009 fu celebrato a Melilli un referendum che sortì una massiccia prevalenza dei NO all’impianto di rigassificazione allora proposto dalla Ionio Gas (e del tutto simile nell’essenza e negli effetti, a quanto ora proposto), con 96,2% di NO contro il 13% circa di SI’.

Fu una dura guerra senza esclusione di colpi. E non facemmo prigionieri. Il nemico fu sconfitto a 360° grazie alla determinatezza dei Cittadini di Priolo e Melilli e grazie all’aiuto dell’oggi senatore Mario Michele Giarrusso che stilò delle osservazioni che indussero l’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente a dire un forte NO tramite la voce di Rossana Interlandi.

Anzi mi è particolarmente gradito riportare in questa intervista, le prime e le ultime parole di quelle osservazioni che furono la dinamite che fece saltare un mostruoso colosso. Gliele leggo:  <Osservazioni (ex art. 6 comma 9 della legge 349 dell’86 e art. 23 del decreto dlg 334 del 99) al progetto di un terminale di ricezione, stoccaggio e rigassificazione di gas liquefatto, il GNL, nel polo industriale di Melilli-Augusta-Priolo Gargallo …omissis…, si chiede la pronuncia di Valutazione di Impatto Ambientale negativa sul progetto presentato dalla Ionio Gas srl per la realizzazione di un terminale di ricezione, stoccaggio e rigassificazione di gas liquefatto (GNL) nel polo industriale… da ubicare nel territorio del comune di Melilli, all’interno della raffineria Isab impianti Nord di proprietà della società ERG Raffinerie Mediterranee Spa. Si allega la relazione del prof. ing. Giuliano Cammarata>.

Il documento, del 12 maggio 2007,  è firmato dall’avvocato Mario Michele Giarrusso. Voglio augurarmi che la sindaca di Augusta, oltre ad appartenere allo stesso Movimento politico del senatore Giarrusso, ne condivida anche lo spirito civico negando qualsiasi autorizzazione a un impianto che potrebbe segnare la fine della città che amministra e degli insediamenti umani circostanti”.

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