All’indomani del pensionamento, l’ormai ex direttore del Parco archeologico, architetto Carmelo Bennardo, ha lasciato un promemoria sui risultati delle complesse indagini diagnostiche sul Teatro Greco, rivendicando il merito di un lavoro di studio e analisi mai fatto prima.
Dispiace che non abbia trovato, prima di lasciare Siracusa, il tempo per illustrarlo in un confronto pubblico assieme agli esperti di cui si è avvalso, primo fra tutti il professor Lorenzo Lazzarini, che ha coordinato le indagini. Sorvolando sul modo, a volte convulso, con cui ha gestito, specie nella fase finale, le ricerche, va sottolineata l’importanza delle conclusioni raggiunte che danno ragione a tutti quelli che come noi da tempo hanno lanciato l’allarme sul degrado del teatro.
Il monumento soffre ed è necessario restaurarlo, ha scritto senza la minima esitazione l’architetto Bennardo nella relazione finale. Queste le principali cause: le infiltrazioni d’acqua; lo stato della pietra “che originariamente sopportava una pressione di circa 190- 200 chilogrammi per centimetro quadrato. Oggi, nelle zone più degradate, siamo intorno ai 90-100 chilogrammi. È evidente che il monumento sta soffrendo“; i concerti. Sì, i concerti pop e rock tanto cari al sindaco di Siracusa il quale in questi anni ha mostrato un totale disinteresse per la salute del Teatro Greco.
Suonano profetiche le affermazioni contenute in un documento congiunto della presidente della Consulta universitaria del Greco, professoressa Lina Lomiento, e del presidente della Consulta universitaria di Filologia classica, professor Aldo Corcella: “Non possiamo non recepire con grande preoccupazione la notizia che al termine delle rappresentazioni classiche 2023 la stagione del Teatro sarà prolungata con spettacoli e concerti, giacché è evidente che un eccessivo sfruttamento del sito, di per sé fragile, rischierebbe concretamente di accelerarne il logoramento“.
Proprio quello che è avvenuto e che ha finalmente trovato conferma, come detto, nelle analisi dell’istituzione competente: la direzione del Parco archeologico.
Bennardo fa sapere che sono già state avviate prove sperimentali per il consolidamento della pietra (“Parliamo di ottomila metri quadrati di superficie“) e che per non correre rischi vengono simulati gli interventi su un “gemello digitale” del teatro prima di eseguirli sul monumento reale.
Ma per il restauro generale mancano le risorse (“A occhio 10 milioni” secondo Bennardo). Questo è un punto cruciale che può mandare all’aria tutto il lavoro di studio, se non si rilancia l’ impegno unitario di tutte le associazioni che, assieme agli studiosi, agli intellettuali, ai professionisti, alle due ex soprintendenti Mariella Muti e Beatrice Basile, si sono battute per la tutela del monumento e per dire basta agli spettacoli pop voluti a tutti i costi dal signore di Palazzo Vermexio.
La nostra mobilitazione per accertare con apposite indagini scientifiche le condizioni di salute del Teatro Greco ha confermato la fondatezza di tutti gli allarmi lanciati in questi ultimi anni.
Ora dobbiamo mobilitarci una seconda volta per impedire che il lavoro degli esperti nominati da Bennardo finisca sepolto vivo in chissà quale cassetto e per reperire, come detto, le risorse per attuare il progetto di restauro.
A tal fine è necessario intervenire sull’ assessore regionale ai Beni culturali, Francesco Scarpinato, che in passato ha dato prova di sensibilità alla causa, sui deputati regionali e aprire un canale di confronto col nuovo direttore ad interim del Parco archeologico, Antonino Lutri.
Salvo Baio, Marina De Michele, Mario Blancato

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