Aretusacque e la logica del “make or buy”: l’ombra dei subappalti interni sulle tariffe

In un commento su Facebook al nostro precedente articolo (https://www.lacivettapress.it/2026/06/30/servizio-idrico-a-siracusa-la-matematica-non-e-unopinione-nei-numeri-del-pef-27-milioni-regalati-al-socio-privato/) Alessandro Acquaviva, portavoce del Forum provinciale per l’acqua pubblica, ha giustamente osservato che nel servizio idrico integrato di Siracusa (ma in genere ovunque) il cuore dell’affare risiede nei subappalti e nelle esternalizzazioni.

In un sistema che troppo spesso si fa opaco, o comunque privo di trasparenza, è qui che si annida la sorgente del flusso di denaro di cui, nel nostro caso, l’utile netto finale di 43,98 milioni previsto dal Piano Economico Finanziario trentennale finisce per essere null’altro che la punta dell’iceberg.

Come possa funzionare il meccanismo è spiegato chiaramente proprio in quella miniera di informazioni che è la Relazione di asseverazione del PEF, redatta dalla società di revisione contabile Audita. In essa si fa esplicito riferimento alla logica del “make or buy”, ovvero alla scelta strategica se produrre un servizio in casa o acquistarlo da fuori: “…già dal 2024, con l’acquisizione dei rami, si strutturerà l’organigramma e funzionigramma aziendale, prevedendo la ricerca di nuove risorse, laddove non già presenti, oppure l’esternalizzazione temporanea di attività, secondo criteri di efficienza ed economicità, in una logica make or buy”.

Questa è quindi la strada tracciata dal piano industriale per tagliare i costi operativi: nell’arco di sette anni si punta a un meno 10% sulle materie prime e meno 15% sui servizi esterni. Il documento, va precisato, non contiene un elenco fisso delle attività da fare in proprio o da dare in appalto, ma stabilisce un principio: si valuterà di volta in volta cosa conviene di più. Non sappiamo cosa farà Aretusacque, ma possiamo immaginarlo: se all’inizio mancheranno operai specializzati per riparare un impianto complesso, la società potrebbe decidere di non assumere subito, ma di affidarsi a ditte esterne. E qui sta il punto: con un socio privato composto da un colosso come Acea (tramite Acea Molise) e da un’azienda catanese come Cogen, che si occupa proprio di edilizia e reti, è fin troppo facile ipotizzare che quelle ditte “esterne” si trovino già in casa, all’interno della galassia dei soci stessi.

A quanto si comprende sarà così intanto nella fase di avvio. Il piano prevede infatti che all’inizio alcune attività passino attraverso accordi provvisori con i vecchi operatori, una scelta scontata per garantire la continuità del servizio ed evitare un aggravio di costi.

Al momento il passaggio di consegne è iniziato il 24 giugno con l’assunzione in Aretusacque dei dipendenti del vecchio gestore a Siracusa, la Siam, alle stesse condizioni. Attività e servizi che probabilmente saranno integrati via via tramite esternalizzazioni. Viene da chiedersi, insomma, quanto di questo “acquisto” iniziale di servizi rimarrà sul territorio e quanto prenderà la strada dell’azienda partner a cui affidarsi da subito per metter mano a reti e impianti ridotti a un colabrodo senza appesantire la società con altre assunzioni, pagando solo i lavori strettamente necessari mentre la gestione si allarga agli altri Comuni.

Proprio la presa in carico progressiva delle diverse reti comunali – un percorso che richiederà un anno – dovrebbe attivare i vantaggi del piano passando da una gestione frammentata, in cui ogni Comune gestisce separatamente i contratti per scavi, spurghi o riparazioni, a una gestione unitaria a livello provinciale. Diventando l’unico acquirente per l’intera provincia di Siracusa, Aretusacque avrà la forza contrattuale per imporre ai fornitori prezzi molto più bassi; inoltre, la gestione centralizzata permetterà di non disperdere risorse in uffici e sistemi sparsi sul territorio, sfruttando un’unica piattaforma aziendale per abbattere drasticamente i costi operativi.

Ma se questa è la teoria, la pratica delle società miste solleva dubbi pesanti, perché spesso i lavori esternalizzati sono la scorciatoia ideale per far guadagnare il socio privato prima ancora di dividere gli utili con la parte pubblica.

Il meccanismo dei profitti “nascosti” a monte diventa quasi automatico quando il partner privato è un colosso industriale come Acea – che gestisce l’acqua in mezza Italia e controlla una miriade di aziende (e d’altra parte basta vedere i suoi bilanci!) – affiancato da una realtà operativa nell’edilizia come Cogen. Parliamo di gruppi societari strutturati per fare lavori a tutto campo: dagli scavi alla logistica, fino all’informatica. Il rischio del “circuito chiuso”, già visto in molte altre gestioni italiane, è dietro l’angolo: la società mista bandisce una gara e il lavoro finisce dritto alla filiera delle controllate del socio privato. Così, anche se la società ufficiale dovesse chiudere il bilancio con utili minimi da dividere con i Comuni, i soci privati avranno già estratto i loro ricchi margini industriali attraverso i subappalti interni. Con il conto finale scaricato, ovviamente, sulle tariffe degli utenti.

È questo il meccanismo standard di questo tipo di “privatizzazioni”; uno snodo in cui crolla l’idea che la società mista convenga rispetto a una gestione interamente pubblica (in-house). Una società pubblica non ha aziende collegate da arricchire e nessun interesse a gonfiare i contratti esterni: se deve fare uno scavo, è obbligata ad applicare il Codice degli Appalti con gare trasparenti e aperte al mercato, sotto il controllo diretto dei Comuni e senza conflitti di interesse interni.

Questo crediamo sia il compito del Consiglio di sorveglianza, da cui al momento provengono solo dichiarazioni “diplomatiche” e asettiche: vigilare affinché siano salvaguardati gli aspetti positivi che potrebbero portare a una riduzione delle tariffe. Il pericolo concreto è che l’acqua si trasformi nell’ennesimo bancomat sull’asse Siracusa-Catania-Roma, dove la parola “efficienza” potrebbe tradursi semmai solo in precarizzazione del lavoro nei subappalti e riduzione della qualità dei materiali.

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