Parco Archeologico, servizi aggiuntivi: dall’ipotizzata risoluzione del contratto al diniego della proroga tecnica. I motivi spiegati dal dirigente regionale La Rocca.

Alla fine, com’è noto, il raggruppamento di imprese concessionarie della gestione dei servizi aggiuntivi al pubblico del Parco archeologico di Siracusa, alla scadenza del 31 ottobre, non ha ottenuto la proroga tecnica per continuare a svolgere il servizio (quella che sarebbe stata la settima ottenuta dal 2016, proroghe che hanno consentito alla capofila Aditus e alle altre società: Civita Sicilia, Civita cultura, Mondadori Electa e Mencarelli Banqueting Roma, poi Momento, di raddoppiare i quattro anni contrattuali previsti dal bando di gara).

https://www.lacivettapress.it/2024/07/24/servizi-aggiuntivi-al-pubblico-nei-luoghi-della-cultura-verifica-sulladempimento-degli-obblighi-contrattuali-per-aditus-e-associate-prima-della-nuova-gara-nervosismo-alle-stelle/

Come avevamo raccontato nell’articolo del luglio scorso, secondo il resoconto del direttore del Parco, a venir meno sarebbero state le migliorie prospettate nell’offerta economica per la gara del 2016 che, ricevendo un alto punteggio, possono fare la differenza nel superare i concorrenti. Non c’è dubbio che, nella gestione dei cosiddetti servizi aggiuntivi nei siti d’interesse culturale, la maggiore, e più conveniente, più remunerativa attività per i concessionari, oltre allo sbigliettamento, sia la ristorazione, settore in cui sembra si risolva, ormai da tempo, il vero core business della proposta turistica che si fregia di essere ‘culturale’. Tutto il resto, ciò che davvero dovrebbe stimolare la curiosità e il desiderio di conoscere e apprendere nel visitare siti, musei e monumenti, passa in secondo ordine e non viene adeguatamente curato. Come spesso da noi ripetuto, la distorsione eclatante del concetto di valorizzazione del nostro inestimabile patrimonio.

https://www.lacivettapress.it/2024/08/02/a-tutto-campo-con-il-d-g-mario-la-rocca-inadempienze-contrattuali-ara-world-fest-boicottata-g7-agricoltura-presunto-calo-visitatori-e-la-stagione-che-verra/

A differenza di quanto affermato alcuni mesi fa dal Dirigente Generale del Dipartimento dei beni culturali e dell’Identità siciliana, ingegnere Mario La Rocca, si è preferito non percorrere la strada più complessa della risoluzione del contratto basata sulle presunte gravi inadempienze e di conseguenza l’aprirsi di un contenzioso, infinito, con le società concessionarie. Meglio probabilmente far buon viso a cattivo gioco, avranno ritenuto in Regione. Ne abbiamo parlato con l’ingegnere La Rocca.

Ingegnere, ci spiega la scelta del Dipartimento nei rapporti con il raggruppamento d’imprese: come mai si è preferito non concedere la proroga tecnica del contratto come accaduto in altri Parchi piuttosto che arrivare alla risoluzione del contratto?

Con l’ufficio legale, dopo un’attenta valutazione, abbiamo ritenuto non ne ricorressero le condizioni soprattutto per due motivi: il contratto ormai arrivato alla prevista scadenza e la considerazione che nessuna delle precedenti direzioni del Parco avesse mai messo insieme ed evidenziato le inadempienze. Sarebbe stata una scelta più difficile. Abbiamo preferito semplicemente non concedere la proroga tecnica.

Proroga tecnica consentita altrove, per esempio dal Parco di Taormina. Quale ne è la durata?

Fino ad espletamento della nuova gara e all’individuazione del nuovo concessionario.

Ma, a questo punto, la mandataria Aditus potrà presentarsi alla nuova gara?

Ritengo di sì, penso che lo farà, ma in ogni caso dovrà poi essere valutata la documentazione che è necessario produrre. È superfluo precisare che noi non abbiamo pregiudiziali nei confronti di nessun concorrente. Abbiamo solo la legittima necessità che chi presenta un’offerta rispetti poi tutti gli adempimenti sottoscritti con l’offerta grazie ai quali si aggiudica la gara; che la prestazione sia quindi coerente con quanto dichiarato al momento della gara.

Tra i documenti da presentare dovrebbe essere prevista anche la valutazione, rilasciata dalla direzione del Parco, sulla specifica prestazione della società nella precedente gestione che ne attesti quei requisiti fondamentali di integrità e affidabilità essenziali per un nuovo eventuale affidamento. È corretto?

Sì. La normativa prevede che chi esegue un contratto si faccia rilasciare il certificato di regolare esecuzione dello stesso da presentare in successive gare, una sorta di curriculum. Quindi bisogna avere requisiti tecnici ed economici per partecipare alle gare nelle quali ha un peso la bontà del servizio reso nella propria storia. Ovviamente non credo che a Siracusa si possa prevedere una valutazione positiva dati i problemi riscontrati. Sicuramente il servizio non è stato reso secondo contratto.

Sappiamo che ora ad occuparsi dello sbigliettamento sarà l’Inda. Le condizioni per quanto riguarda l’aggio, la percentuale che spetterà all’Inda, restano quelle stabilite per Aditus?

C’è stato un accordo tra il Parco e Inda e le condizioni pattuite sono certamente più vantaggiose per l’Amministrazione, ma su questo il direttore Bennardo sarà più preciso. Ma mi lasci fare un plauso al direttore per come ha gestito il trapasso tra la gestione Aditus e la nuova, sicuramente non semplice. Non c’è stata nemmeno una sbavatura, nessun inconveniente a differenza di quanto accade spesso quando c’è un passaggio di consegne tra due diversi gestori di un servizio della pubblica amministrazione, non fosse altro per la resistenza di chi vorrebbe non essere sostituito. Invece questa volta Bennardo ha gestito in maniera impeccabile tutto. È stato veramente bravo.

Per lo sbigliettamento non si potrebbe pensare anche per il futuro a una soluzione del genere?

No, questo non si può fare. Una sentenza del Consiglio di Stato, proprio per incentivare il mercato, limita la quantità dei servizi che possono essere resi dall’Amministrazione in un settore dove esiste la possibilità che concorrano le imprese private. La Pubblica Amministrazione non può fare tutto in proprio, può farlo solo nell’ambito di una percentuale dei servizi che ha in gestione. Noi dovremmo fare riferimento, se non ricordo male, al 25% dei servizi di analogo contenuto fatti da Inda e oltre non potremmo andare, quindi non ce la faremmo a rispettare i dettami normativi che derivano da direttive comunitarie e servono a consentire la libera concorrenza. Si esclude la possibilità che siano gli enti pubblici a fare concorrenza alle imprese.

Passiamo al nuovo bando che non sarà più preparato dall’assessorato ma direttamente dal direttore del parco. Significa che ogni parco potrà predisporre una propria gara specifica oppure la Regione ha fornito dei criteri cui attenersi?

Guardi, ci sono delle linee guida ministeriali dalle quali non c’è motivo di discostarsi. Ma d’altra parte è anche vero che ogni parco ha proprie caratteristiche. Per esempio trovo assurdo che nello stesso lotto ci siano Taormina e Tindari perché, essendo gli incassi completamente diversi, è chiaro che se uno fa il 10% su Taormina, essendo lo stesso lotto, dovrebbe fare lo stesso 10% su Tindari e su Tindari evidentemente non si ripagano le spese. A mio avviso sarebbe più opportuno che a Tindari ci fosse un gestore diverso che anziché percepire il 10% dei biglietti, più che sufficiente per Taormina, percepisca il 50/60% per riuscire a compensare le spese da affrontare per la valorizzazione di un parco che incassa poco. I parchi ‘minori’ non dovrebbero essere a rimorchio dei parchi più importanti proprio per evitare quello che è successo: la concentrazione dell’imprenditore sul core-business del parco che incassa molto trascurando invece il parco minore. Quindi io credo che sia assolutamente fisiologico che ogni parco abbia una sua gara dedicata, in funzione della necessità di sviluppo, delle sue potenzialità e degli effettivi incassi.

Veniamo all’altro problema. Gli spettacoli al teatro greco. Cosa pensa della possibilità di escludere il teatro di Siracusa dall’elenco dei teatri di pietra su cui decide la Commissione Spettacolo?

Io ritengo che il teatro di Siracusa possa ospitare spettacoli di alto livello ma solo nel periodo in cui comunque già è coperto dalle impalcature che monta l’Inda per i propri scopi istituzionali. Quindi se viene un artista di fama internazionale e vuole fare uno spettacolo di livello altissimo, perché no? Non ci sarebbe motivo di negarlo. E in questo senso, secondo me, può essere ancora inserito all’interno del bando dei teatri di pietra ma limitatamente al periodo delle rappresentazioni classiche. Penso poi che per altri spettacoli sarebbe opportuno riproporre il teatro mobile dell’area di Ierone. Questo secondo me è una scommessa che può continuare a far sì che il parco di Siracusa dia un contributo al movimento turistico della città.

Ho ancora due domande. Per evitare che sul teatro greco ogni anno, per la stagione estiva, riparta un dibattito stucchevole, e spesso imbarazzante, sulla sua utilizzazione, non sarebbe possibile decretare in maniera formale che possa restare coperto solo per la stagione delle rappresentazioni classiche e poi nel rispetto dei principi della Carta di Siracusa lasciarne la libera fruizione a visitatori e studiosi per tutti gli altri mesi dell’anno?

Aspettiamo per riprendere questa questione che siano presentati gli studi commissionati dal direttore. Poi si potrebbe anche discutere questa sua proposta di buon senso. È chiaro che il teatro deve essere fruito dai turisti nella sua interezza e nella sua bellezza e senza le sovrastrutture che servono a salvaguardarlo ma che impediscono di vederlo per com’è. Quindi quello che dice lei è assolutamente sensato, aspettiamo che cosa diranno gli studi e poi una decisione in questo senso potrebbe anche essere assunta.

L’altra domanda. Supponiamo che sia opportuno rimontare il teatro ‘mobile’. Ma perché ad occuparsi dell’organizzazione degli spettacoli dovrebbe essere la direzione del Parco? Capirei altre forme di spettacolo, come quelle, diciamo, itineranti, che non necessitano di strutture fisse (orribili), che sono state molto apprezzate da tutti l’altr’anno, ma i concerti? Non si tratta di assolvere a funzioni non proprie?

Effettivamente è un ragionamento che si può fare. L’anno scorso per non interrompere la ‘tradizione’ se ne è occupato il direttore del parco, ma potrebbe anche fare una concessione degli spazi affidati a un imprenditore esterno che se ne occupi. Devo dire che c’è anche una funzione del parco che è quella di dare una mano alla valorizzazione dei siti archeologici e insieme allo sviluppo turistico dei luoghi dove gli stessi si trovano. Quindi qualunque tipo di attività secondo me è benvenuta. Che poi lo voglia fare direttamente il direttore del parco o che riesca in qualche modo a coinvolgere attraverso gare di evidenza pubblica soggetti diversi per me cambia poco. Però è sicuramente una risorsa importante che secondo me è opportuno valorizzare anche dal punto di vista turistico.

Termina qui l’intervista con l’ingegnere La Rocca, con una battuta su quanto sia brutto il teatro mobile che si vuole riproporre – ma l’ingegnere non conferma perché di presenza non ha avuto occasione di vederlo – e resta senza risposta la domanda (retorica) sul perché la gestione dei servizi pubblici affidata ai privati non venga periodicamente e correttamente monitorata, perché la verifica non sia considerata un obbligo ineludibile per l’Amministrazione piuttosto che un atto affidato all’iniziativa del singolo, alla sua determinazione (e perché no coraggio) nel perseguire l’obiettivo del rispetto pieno del contratto sottoscritto e, di conseguenza, del superiore interesse della collettività, proprio come ha fatto – questo è il nostro parere – non senza ostacoli e probabilmente a proprie spese il direttore Carmelo Bennardo.

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