LO SPECIALE RAPPORTO TRA UNA PARTE DEL CdA DELL’INDA E LA RIVISTA DIONISO NELLA SCELTA DEGLI INCARICHI

Tutto quadra se supponiamo che la scelta dei traduttori delle tragedie greche e delle commedie latine sia fortemente influenzata da Margherita Rubino, già professore associato all’Università di Genova e per la seconda volta consigliere di amministrazione dell’Inda. La Rubino è l’unica grecista nel CdA e ha trovato, come vedremo, in Guido Paduano, professore emerito all’università di Pisa e direttore della rivista Dioniso, un alleato preziosissimo (e viceversa). Conosco Paduano da molti anni. Quando amministravo il Consorzio Universitario l’ho invitato più volte a Siracusa al master di cultura classica e ad altre iniziative culturali pubbliche. A quel tempo, 15-16 anni fa, le porte dell’Inda per lui erano chiuse e ne soffriva molto.

I corsi e i ricorsi della vita gli hanno dato successivamente, e meritatamente, un ruolo di primo piano all’Istituto del Dramma Antico: sono arrivate le prime traduzioni e la direzione della rivista Dioniso. Proprio perché conosco il suo valore professionale, gli vorrei domandare se non trova anomalo che l’Inda affidi per tre volte in quattro anni agli stessi grecisti la traduzione di tragedie. Cosa diremmo se un sindaco desse tre, quattro incarichi consecutivi agli stessi progettisti?  Ancora: è un puro caso che quasi tutti i traduttori scelti dal Consiglio di Amministrazione della Fondazione Inda facciano parte del comitato di redazione della rivista Dioniso?

   Margherita Rubino

La mia impressione è che non si tratti di un caso (i numeri sono argomenti testardi) a meno che non si voglia sostenere che la rivista Dioniso sia il luogo dell’élite del sapere classico e in quanto (presunta) tale sia legittimata a concorrere alla designazione dei traduttori. Il giovane (poco più di trent’anni) Francesco Morosi (università di Pisa e naturalmente componente del comitato di redazione della rivista Dioniso) sarà pure un enfant prodige, ma due traduzioni in due anni (2022 Edipo Re e 2023 Ulisse) evidenziano un eccesso di intuitus personae.

Dico di più: se si fa riferimento ai traduttori degli ultimi quattro anni e a quelli nominati per le Rappresentazioni classiche del prossimo anno, si può notare come la maggior parte di essi siano stati o siano docenti delle università di Pisa e di Genova o comunque abbiano un legame con esse, con l’eccezione (apparente) di Trento, dove però c’è una “enclave” dell’università di Genova. Possibile che nelle università di Milano, Pavia, Torino, Padova, Verona, Bologna, Urbino, Siena, Roma, Napoli, Salerno, eccetera non ci siano grecisti e latinisti ritenuti dalla “coppia” Rubino-Paduano all’altezza dell’Inda?

Ribadisco fino allo sfinimento che non è in discussione la bravura dei docenti incaricati delle traduzione: in discussione sono i criteri di scelta, anzi l’assenza di criteri.  E questo non va bene, tanto più che tutti gli amministratori dell’Inda sono di nomina pubblica e pertanto tenuti al rispetto dei princìpi di trasparenza ed obiettività.  Qualcuno deve perciò spiegare per quali ragioni vengono ignorati dall’Inda grecisti e greciste con curricula di prim’ordine. Ecco perché parlo di cerchio magico, perché dico che all’Inda si è creato un giro ristretto nel quale si può entrare solo se si fa parte di una squadra.

Questo andazzo deve finire. È ora che la Fondazione allarghi i propri orizzonti nel rapporto con le università, con gli studiosi del mondo classico e con i sodalizi associativi che li rappresentano, mettendo da parte rivalità accademiche e professionali. È ora che l’Istituto del Dramma Antico, coerentemente con quanto previsto dallo statuto, affidi alla sovrintendente artistica e culturale il compito di  proporre “in autonomia” al CdA la scelta dei traduttori, dei gruppi artistici, dei registi.

 

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