Pubblichiamo la relazione finale del segretario regionale Antony Barbagallo a seguito della Direzione regionale del Partito democratico svoltasi ieri a Catania
“Alla vigilia della giornata mondiale del del rifugiato, non possiamo non iniziare la direzione regionale senza un momento di silenzio per le vittime di una delle più grandi tragedie che si ricordino. Dopo Cutro serviva una reazione straordinaria del Paese e della Comunità internazionale che aimè continua a non arrivare. All’insensibilità della destra che si gira dall’altra parte rispetto a quello che è accaduto nel mare greco rispondiamo con le parole di Pericle, uno dei greci più grandi, “La nostra città è aperta al mondo e non non cacciamo mai uno straniero”.
I mesi trascorsi sono stati ad altissima concentrazione di tensione, di lavoro, cambiamento e, se permettete, tradimento perché la scelta che ha fatto Caterina Chinnici brucia ancora. Dopo la sconfitta di settembre e la ripartenza di febbraio ci rivediamo, oggi, per analizzare gli esiti della tornata amministrativa. Al congresso nazionale abbiamo sostenuto fortemente e con convinzione la candidatura di Elly Schlein proprio perché crediamo che un profondo rinnovamento sia necessario per rilanciare il nostro partito. Sotto questo profilo chiediamo a tutti i livelli del partito regionale di contribuire al rilancio dell’unica forza che potrà arginare lo strapotere di questa destra che nella nostra regione ha dimostrato di voler ricostruire, con le clientele più spregiudicate, il serbatoio di voti utile per una politica che guarda solo al nord. I moderni ascari di questa maggioranza, con in testa il Presidente della Regione, devono vedere un partito unito in Sicilia come nel resto della nazione.
Inutile tentennare, la sconfitta è stata netta, incassiamo il colpo consapevoli di essere stati colpiti, lì dove meno ce lo aspettavamo, nelle città, nelle amministrazioni locali, con un sistema elettorale che se in teoria ci favorisce col doppio turno – da sempre favorevole al centrosinistra – in pratica punisce tragicamente le liste del PD con l’insopportabile meccanismo del trascinamento, della scheda unica e con il diabolico sistema di ripartizione dei seggi per coalizione che, comune per comune, ci strappa eletti. E al danno del risultato si aggiunge la beffa della paternità di questa legge elettorale per la scelta di una parte del gruppo dirigente di allora(!).
Come ebbi a dire nelle conclusioni della direzione dello scorso autunno mi rimetto – come sempre – alle valutazioni di questo organismo.
Oggi l’analisi del voto va fatta passando al setaccio della ragione la delusione dei risultati, separando errori evitabili da quelli inevitabili, sconfitte impreviste e sconfitte imprevedibili.
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C’è un tempo per la rottura e un tempo per la continuità, un tempo per marcare le differenze ed uno per trovare le somiglianze, un tempo per azzerare ed uno per ricostruire. Alla sensibilità politica e alla lungimiranza di questo organismo il compito di scegliere, consapevoli tutti che le “finte purificazioni servono solo a farci sentire migliori”.
Chi pensa che tocchi alla leadership risolvere il problema o che questo possa essere risolto in meno di 3 mesi con “l’effetto Schlein” o è uno sprovveduto o è un passante che non conosce il partito o, più semplicemente, è animato da malafede.
Il PD esce sconfitto da queste elezioni e la linea politica non può che essere quella della sobrietà e della riflessione. In moltissimi comuni la lista si ferma sotto il 10%, il Partito, non vince e non cresce.
Questo ci tocca dire con severità, questo l’atto di colpa che spetta ad un Partito che ha scelto di iniziare il lavoro di ricostruzione a partire dalla propria credibilità e dal riconoscimento dei propri errori. Questo abbiamo fatto, davanti alle telecamere, ai giornalisti e agli avversari.
Ma per sgranare il rosario degli errori – o meglio per farlo imparando da questi e non solo recitando la parte che tutti si aspettano da noi – bisogna concedersi la pazienza della riflessione, il tempo della lettura attenta, senza usare la mannaia sbrigativa del processo televisivo.
Diventa indispensabile frugare nell’ombra, ai bordi di quella che è una ragione abbagliante, e ammettere che se vogliamo affiancare alla severità dell’analisi, la SERIETA’ dell’analisi, dobbiamo provare a leggere i segnali positivi e sapere dare loro il giusto riconoscimento.
In quei segnali positivi (che probabilmente daranno fastidio a qualcuno) si celano, infatti, le storie, le fatiche, l’impegno e il radicamento di tanti militanti e di tanti dirigenti che da sempre si spendono per il partito e nel partito, nei comuni di appartenenza.
Nella nostra analisi, una considerazione di rilievo, non può non averla l’astensionismo: continua a crescere, in Sicilia come nel resto del paese. Ha votato poco più di un siciliano su due. Certamente tra i non votanti c’è una parte di delusi della sinistra e del centrosinistra che dobbiamo convincere nuovamente con una proposta politica più convincente e più radicale.
Nelle grandi città come nei piccoli comuni, gli elettori si sono affidati alla continuità amministrativa, premiando le forze politiche di governo.
Questo è un dato imprescindibile alla luce del quale abbiamo l’obbligo di filtrare l’analisi complessiva. Nei quattro comuni capoluogo vincono e si confermano le amministrazioni uscenti.
Non conquistiamo nuove città, ma non ne perdiamo.
A Trapani la vittoria di Giacomo Tranchida è la vittoria più significativa del PD in Sicilia. Ci confermiamo alla guida della città che è e resta il comune più popoloso che governiamo.
A Catania, che torna ad essere la provincia più nera della regione, casa madre dei fratelli d’Italia, la destra vince tutto ed in piena continuità amministrativa con la giunta Pogliese (Trantino, Porto e Parisi) porta a seggio 7 liste su 7, guadagna 30 consiglieri comunali di cui 8 immediatamente riconducibili allo stesso Pogliese.
Trantino sceglie di affidare la salvezza di Catania alla formula magica di un algoritmo che spartisce poltrone e partecipate e che culmina nella nomina di una giunta patriarcale di 9 uomini e una sola donna – cose che non si vedevano da anni (!). Il fronte progressista trova la sua guida nel PD, che ottiene il 9,55% ma torna in consiglio con 4 seggi e 7 consiglieri di municipalità. Riusciamo nell’impresa di tornare in campo con il nostro simbolo e ci prepariamo a fare opposizione, quella che è totalmente mancata negli ultimi 5 anni.
Crolla, nostro malgrado, il Movimento 5 Stelle, passando dal 17,63% al 6,71%, facendo mancare alla coalizione una delle due ginocchia su cui si reggeva la scommessa del fronte progressista. Vanno male anche le altre liste a sostegno, ma anche in quel caso bisogna distinguere elementi positivi e segnali patologici.
Sarebbe utile a molti, un esercizio di mea culpa.
Prima di discettare a mezzo stampa degli errori del PD e prima di diagnosticare problemi nei partiti per i quali non hanno votato dovrebbero farsi due conti, con una mano sola, e affidare ad uno psicologo, più che ad un politologo, la valutazione sugli esiti di questa tornata elettorale.
Il candidato Caserta, a riprova della credibilità del progetto, raggiunge un 5 % in più rispetto alle sue 6 liste, mentre Trantino che trionfa, ottiene addirittura il 5% in meno rispetto alle sue 7 liste.
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- A SIRACUSA e RAGUSA non vinciamo,
ma chiaro è che perde anche il centrodestra. Nonostante l’onda lunga di successi che “in-fiamma” per intero lo stivale, il plebiscito di Catania resta un caso isolato, che conserva – in comune con Acireale, Ragusa, Siracusa, Trapani e Piazza Armerina – l’impronta di una conflittualità esasperata, a testimonianza che il centrodestra è forte ma sfaldato, ci ha battuto, ma non è imbattibile.
A Siracusa, come in ogni altro comune, le decisioni sono state prese ascoltando la base e sono il frutto di dinamiche locali che non possono essere ignorate. Grazie a Renata Giunta e a tutto il partito siracusano. Imporre dall’alto una scelta diversa al ballottaggio avrebbe significato sminuire il valore dei circoli, dei militanti e dei dirigenti che si sono scommessi per il partito e nel partito.
A Ragusa lo sforzo generosissimo di tutta la federazione e del nostro brillante candidato sindaco, Riccardo Schininà, si ferma di fronte al Sindaco uscente e al dato più alto di astensionismo. Ha votato poco più del 45 %
Mi assumo tutte le responsabilità del caso e come sono abituato a fare ci metto la faccia, soprattutto nelle sconfitte che, come sappiamo, sono sempre orfane di genitori.
Con la franchezza che possiamo permetterci nei luoghi, come questo, che sono quelli deputati al confronto, dobbiamo dire che questa “abitudine del giorno dopo” di giocare al tiro al bersaglio del segretario o della segretaria è stucchevole, una pratica egoriferita improduttiva di qualunque effetto che ci allontana dalle persone e dall’analisi seria degli accadimenti.
Negli altri comuni con il sistema proporzionale al voto, oltre alla saga della vittoria delle amministrazioni uscenti di destra- piazza armerina, comiso, modica, belpasso, biancavilla, gravina e mascalucia – Vanno registrati, i risultati positivi di Carlentini e Aci Sant’Antonio, che si confermano roccaforti del centrosinistra, nella tornata elettorale più difficile degli ultimi anni.
Ad Aci Sant’Antonio registriamo un costante trend di crescita della lista che fa riferimento al partito (dal 2008 a oggi) e incassiamo la terza sindacatura di un nostro iscritto. Vero è che, quest’anno, si è scelto di concorrere con un progetto civico, ma vero è anche che il Sindaco, Quintino Rocca, gli assessori designati e i primi 5 candidati consiglieri della lista non solo sono tesserati ma sono anche dirigenti storici del locale PD.
Amara la sconfitta ad Acireale, il nostro candidato, Francesco Fichera, supera il 17,44%, con 5.159 voti, di cui 2.423 disgiunti, perdiamo la tornata elettorale, ma registriamo una grande forza di aggregazione all’interno del circolo, che con rinnovata vitalità ha messo in piedi in poco meno di due mesi una lista che sfiora l’8%.
Purtroppo qua, come a Biancavilla (in cui il PD arriva all’11,48) il sistema elettorale ci toglie il secondo seggio.
Brucia la sconfitta inaspettata di Riposto, come quella di Taormina e pesa drammaticamente il mancato risultato di Licata.
Ci consoliamo con i successi nei comuni più piccoli, gli 8 comuni dell’agrigentino, Montedoro con il nostro Renzo Bufalino, Piedimonte con Ignazio Puglisi, Ravanusa, Troina, Barrafranca e altri ancora.
Comune per comune ogni scelta è stata fatta partendo dall’ascolto della base, utilizzando la bussola dell’esperienza maturata sul territorio.
A questo punto è indispensabile spiegare la sconfitta, separando i dati negativi, da quelli in cui si annida la speranza, cosa che serve a calibrare la cura e ad individuare meglio i rimedi. Sottigliezza che sicuramente annoia il popolo delle tricoteuses, ma che serve a dare respiro ai nostri militanti.
-RINGRAZIAMENTI
Ai militanti che hanno sostenuto lo sforzo di questa campagna elettorale, ai segretari di circolo e ai segretari provinciali, che hanno aperto i circoli, fatto nottate per costruire le liste, coordinato gli aspetti politici e organizzativi, fronteggiando tutte le necessità proprie di una tornata elettorale, a mani nude e senza risorse economiche, va il mio ringraziamento, a nome di tutta la segreteria.
GRAZIE a tutti coloro che si sono scommessi nelle nostre liste, a tutti i nostri tesserati eletti e, ancora di più a tutti coloro che con senso di appartenenza si sono spesi per portare il loro contributo al risultato collettivo. Ogni sforzo è stato prezioso.
E parlando di militanti è d’obbligo tratteggiare, almeno per grandi linee, lo stato di salute della comunità democratica dal punto di vista strutturale ed organizzativo.
TESSUTO PARTITO e riorganizzazione necessaria
Come dicevo, sono pronto ad assumermi tutte le responsabilità, che spettano d’ufficio al Segretario (!) ma non intendo assumermi la colpa dell’assenza, della distanza o peggio della pigrizia. Comune, per comune, provincia per provincia ho testimoniato la vicinanza fisica del PD regionale ai suoi iscritti e a tutti i suoi candidati. Rivendico il modus operandi che ha portato questa segreteria ad essere presente in tutte le sfide elettorali, in ogni comune in cui è presente un tesserato del PD (perché non ci si può ricordare dei livelli territoriali e dei dirigenti locali solo quando andiamo a chiedere sostegno elettorale).
Non siamo stati con le mani in mano, siamo riusciti a presidiare le questioni di stretta attualità, a coordinare meglio i contenuti della nostra proposta politica, ad allargare la programmazione delle attività coinvolgendo dipartimenti, deputazioni e federazioni provinciali, abbiamo collaborato coi sindacati sulle tematiche più calde di questa stagione, riuscendo anche a prendere posizioni nette quando è stato necessario, penso – fra le altre cose – alle scelte compiute in riferimento alle vicende di Campobello di Mazara e Petrosino.
Senza tregua abbiamo dedicato ad ogni territorio un ascolto attento, provando a tutelare gli equilibri e le sensibilità di quelle realtà e palmo a palmo possiamo dire di conoscerne le debolezze, i punti di forza e le carenze.
C’è un elemento su cui vi invito a riflettere: vinciamo dove siamo RICONOSCIBILI, vinciamo quando nel deserto del radicamento che caratterizza questa stagione della politica, siamo in grado di dare spazio a gruppi dirigenti credibili.
A Santa Venerina, Capaci, Contessa Entellina o Marineo incassiamo il frutto di anni di lavoro e di presenza, di circoli e dirigenti che hanno dedicato tempo e fatica ai loro territori.
Ed è così che diventiamo attrattivi, quando possiamo imbastire alleanze rimanendo forti della nostra identità.
Fa bene la segretaria Schlein a ricordare che il cambiamento può essere scomodo, che non è un pranzo di gala, ed io aggiungo che deve essere anche faticoso e che a quella fatica dobbiamo contribuire tutti.
Se è vero che vogliamo riportare questo partito al 40 %, se è vero che vogliamo riaccendere la passione dei tanti delusi dal PD, se è vero che pensiamo ad un orizzonte collettivo e non soltanto a riconfermare la nostra personalissima collocazione su comoda poltrona. O cresciamo tutti insieme o la logica del club, né troppi, né troppo pochi, prima o poi si ritorcerà contro di noi.
Adesso puntiamo alla sfida delle Europee ripartendo da una grande operazione di riorganizzazione che parta dalla struttura del partito. Servono: partecipazione e collaborazione, serve mettere in comune le esperienze e migliorare la comunicazione fra la base e gli amministratori, i dirigenti locali e la deputazione, regionale, nazionale ed europea.
Non ci possono essere sedi chiuse e i livelli provinciali non possono sopperire alla letargia dei livelli cittadini o viceversa; o peggio alla inattività delle singole sezioni, servono passione e impegno, disponibilità e risorse.
La situazione in alcune realtà territoriali è drammatica per l’assenza degli organismi dirigenti. Serve urgentemente riorganizzare la federazione di Messina, per non parlare della città di Trapani e del cittadino di Catania. Serve dare nuovo impulso a quei circoli che non risultano attivi e condividere nuovi percorsi in quelli particolarmente conflittuali.
Ai nostri eletti, a tutti i nostri eletti e a tutti i livelli, comunale regionale nazionale ed europeo dico “siate più generosi – e non solo economicamente – con il partito”. Fermiamoci ad ascoltare gli iscritti, ad aiutare i circoli e i dirigenti locali; a lenire le conflittualità, a socializzare le scelte con il massimo coinvolgimento possibile. Assumiamo comportamenti coerenti e in linea con le decisioni degli organismi, con la collettività partito, evitando la politica dell’IO. Insomma costruiamo e ri – costruiamo sempre di più e sempre meglio quella comunità politica che deve essere alla base del nostro rilancio. In proposito vi proporrò alcuni momenti per fare spogliatoio nei prossimi mesi oltre alle tradizionali Feste dell’Unità.
Appuntamenti importanti ci attendono.
Il tentativo di accordo tra conservatori e popolari mette a repentaglio conquiste che fino ad oggi abbiamo dato per scontate. A quella sfida, che potrebbe anche coincidere con il ritorno delle Provinciali, dobbiamo arrivare preparati, con una proposta politica autorevole, con una comunità coesa ed un’organizzazione più compatta ed efficiente. Per farlo serve un partito unito e non un condominio litigioso, serve un grande partito che non deluda le aspettative di chi si è avvicinato e valorizzi l’esperienza di chi c’è sempre stato, che sappia investire sulle nuove leve, che sappia essere punto di riferimento per tutto il mezzogiorno e guidare l’opposizione del sud contro il progetto scellerato dell’autonomia differenziata.
Serve serrare i ranghi e cominciare a dare battaglia per la difesa e l’attuazione dell’art 3 della Costituzione, contro il tentativo del governo di smontare l’impostazione della missione 6 del PNRR sulla medicina del territorio, per affrontare le condizioni da terzo mondo in cui sono ridotte le strutture sanitarie pubbliche, in una regione in cui Musumeci prima e Schifani ora non sono in grado di utilizzare le somme destinate alla sanità.
Serve un’azione corale contro un centrodestra, quello siciliano, inginocchiato alle scelte romane, che si lascia scippare i fondi per la tratta ferroviaria PA-CT; che se ne frega se nei primi 4 mesi dell’anno sono morti di lavoro ben 12 operai, perché il Presidente Schifani e l’assessora Albano si accontentano di 1 ispettore ogni 22.000 lavoratori e lasciano lettera morta il protocollo d’intesa con INL che consentirebbe quantomeno l’assunzione di almeno un centinaio di vincitori e/o idonei di specifico concorso pubblico.
All’ARS ci sono le riforme che aspettano i Siciliani e su cui dobbiamo continuare ad incalzare il governo: RIFIUTI, IDRICO, FORESTALI, TURISMO, FORMAZIONE e RIORGANIZZAZIONE DELLA MACCHINA DEL PERSONALE REGIONALE.
Non mancano le inadempienze, non mancano le storture, non mancano i tentativi del governo Meloni e del governo Schifani di esasperare le differenze e accettare come fosse “naturale” l’esistenza di disuguaglianze sempre più profonde. Il PD ha perso, ma non è andata meglio alle altre forze di opposizione, quindi tocca a noi assumerci la responsabilità di guidare l’alternativa. Portare nelle piazze queste battaglie, dare voce e concretezza alle questioni che attengono più da vicino la vita dei cittadini (acqua, rifiuti, sanità e scuola pubblica), provare a consolidare l’identità del Partito con la concretezza dei temi e la continuità dello sforzo.
Soltanto noi possiamo farlo, insieme, perché – come dimostra la cronaca recente – c’è una differenza sostanziale tra un partito che si identifica con il suo leader ed un partito che sceglie di darsi delle regole e vivere della sua democrazia interna: il secondo sopravvive al destino della sua classe dirigente. Il primo chiaramente no.
A Morgantina ho parlato di un “partito equipaggio in cui tutti siamo chiamati a dare un contributo, senza protagonismi e fughe in avanti, in cui ognuno deve chiedersi cosa può fare per il Partito e non viceversa”, ne sono ancora convinto. Un modello di partito che scommette tutto sulla sua organizzazione, che trae forza dai suoi iscritti e affronta la bufera mantenendo la barra dritta e i nervi saldi. Solo così “rispondiamo al colpo ricevuto”, ripartiamo dai nostri punti di forza ed evitiamo di ricadere nei cliché di cui siamo stati vittime negli ultimi 15 anni”.
Antony Barbagallo
La Relazione è stata approvata all’unanimità. Nell’ambito del dibattito interno c’è stato un duro ma franco scambio di opinioni tra il sen. Nicita, Bruno Marziano e il deputato regionale Spada che ha rimarcato le diversità di opinioni tra le parti in merito alle elezioni amministrative di Siracusa ma che sarà chiarito nella prossima direzione aperta che si terrà a giorni a Siracusa.

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