Cala il sipario, si spengono i riflettori, si chiudono i microfoni e si ripongono le fasce tricolori assieme al vestito buono della domenica.
Finita la kermesse per l’inaugurazione dell’ex albergo scuola (MAI entrato in funzione e in abbandono da OLTRE 40 anni). Una operazione mediatica che si è protratta per quasi un mese con annunci, comunicati, conferenze stampa, incontri, dove nessuna istituzione e personaggio politico è stato escluso (o quasi). Una copertura mediatica totale ed esagerata (mainstream e per l’occasione), addirittura un convegno, brochure, e spot a tutte le ore. Cui prodest? Quanto di questo è informazione e quanto è propaganda? Quanto è costato?
Cosa è accaduto, secondo noi? Un’operazione che secondo tanti poteva liquidarsi con un semplice comunicato e una foto è diventata invece la notizia del secolo, il miracolo politico da ammirare e omaggiare, l’evento di cui vantarsi, il palco su cui salire.
Emblematica la foto di rito conclusiva su cui tutti (dall’assessore regionale, all’ex deputato, dal sindaco di paese al consigliere di minoranza) tutti in posa appassionatamente per immortalare il ricordo imperituro.
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Quanto di provinciale, di meridionale, di sagra di Paese c’è in tutto questo? Sarebbe successo ugualmente a Monza a Vicenza o a Novara? Dovevamo per forza tutti meravigliarci?
Quanto di comune, usuale c’è invece in un progetto concluso? Non dovrebbe forse, la normale chiusura di un cantiere, essere regolare e di ordinaria amministrazione? La conclusione di un iter non dovrebbe essere un processo abituale che rientra nelle normali funzioni, obblighi e responsabilità di politici, tecnici e amministratori i quali sono chiamati a rispondere e per cui sono retribuiti?
Perchè ciò che dovrebbe essere usuale e ovvio deve invece essere percepito come straordinario e speciale, un miracolo, appunto, addirittura un evento storico?
E come mai nessun accenno, nessuna autocritica nella realizzazione delle opere pubbliche? Applausi per tutti e nessun commento? A chi attribuire lo sperpero per una costruzione mai completata? Di chi le colpe di oltre 40 anni di abbandono? Niente da dire su questo? Nessuna responsabilità da individuare? È veramente un record che un progetto (l’ultimo, di riconversione) si concretizzi a quasi 10 anni dal suo annuncio?
Sull’argomento abbiamo raccolto ulteriori osservazioni:
Bruno Marziano (ex Presidente della Provincia ed ex Assessore Regionale): l’ex Albergo Scuola non è mai entrato in funzione. Marco Fatuzzo come Assessore Provinciale all’istruzione nella mia giunta, ne chiese l’utilizzo come sede per l’Istituto Tecnico Alberghiero ma fu negato dalla Regione. È rimasto chiuso (incompleto) e in abbandono per più di 40 anni. Uno dei miei primi articoli sul giornale mensile del PCI degli anni 70 fu proprio questo: una scuola senza alunni e gli alunni senza scuola. Circa quindicina anni fa ci fu un tentativo di trasformarlo in struttura abitativa, non si parlava ancora di social housing, affidato alla impresa Corso (proprietaria del Grand Hotel) che purtroppo non andò a buon fine.
La proprietà dell’immobile è della Regione che lo ha poi affidato all’Istituto Autonomo Case Popolari di Siracusa per un progetto di riconversione. Iniziativa meritevole e finalmente conclusa (la trasformazione dell’immobile in social housing) ma ho trovato eccessiva e teatrale l’inaugurazione.
Roberto Fai: La retorica di inaugurazioni copre il “vuoto” e l’assenza di una visione strategica del governo delle Istituzioni. In questo titolo si sostanzia il giudizio su una classe dirigente che vive di “cerimoniali” e formalismi. L’ultimo e più recente, in ordine di tempo è il “coro” di festeggiamenti che ha salutato il completamento dei lavori di rifacimento e sistemazione urbanistica del vecchio – direi decrepito – palazzone di via Francesco Crispi, che da oltre 35 anni ha costituto il “paradigma” dei fallimenti progettuali della Regione Siciliana. Dapprima edificio destinato a “Ente di formazione alberghiera” mai decollato, poi lasciato deperire per decenni, in totale stato d’abbandono, poi finalmente l’idea di un progetto legato alla collaborazione tra IACP, governo regionale, con l’ausilio di “Fondi europei” parte il recupero, il rifacimento e la riqualificazione con destinazione “Social Housing” (38 appartamenti destinati ad abitazioni per famiglie). E tutto ciò che dovrebbe essere il “ruolo ordinario” di Istituzioni del governo dei Comuni e delle esigenze dei territori diventa l’emblema di una “autocelebrazione” della classe dirigente dimenticando di ricordare – lungo i 35 anni e oltre di questo fallimento – che “oggi”, nel ripristino di una nuova e positiva “veste” – complimenti a tecnici e ingegneri” che hanno “riesumato” dal degrado un grande edificio -, nessuno può dimenticare che dalla prima costruzione all’abbandono e al rifacimento di oggi, di edifici se ne sarebbero potuti costruire due, se non tre. Surreale che le Istituzioni falliscano nel loro “ordinario” e accampino meriti per la loro “eccezionalità”.

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