È piovuto. Un po’. E, nella ‘riqualificata’ piazza Euripide, è stato subito evidente il problema di sempre: il mancato deflusso regolare delle acque (la foto in apertura è dell’ottobre dell’altr’anno). Impossibile scendere dai marciapiedi e attraversare la strada se non con la totale immersione dei piedi. Ma non c’è nulla di cui stupirsi. Lo aveva detto chiaramente il geometra Andrea Albanese, progettista dell’intervento di ‘rigenerazione’, nel corso della nostra intervista del luglio scorso.
Alla nostra domanda: “Con le opere eseguite, è stato scongiurato il pericolo di vedere la piazza allagata al primo temporale?”, Albanese aveva risposto: “Il nostro è stato un intervento di ‘rigenerazione’ urbana: abbiamo certo previsto la raccolta delle acque meteoriche con apposita centrale, abbiamo sopraelevato i marciapiedi di via Diaz per evitare che siano sommersi dalle acque piovane ma tutta quell’area è depressa rispetto al livello del mare e per risolvere davvero il problema sarebbe necessario il progetto di un diverso convogliamento delle acque, con un sistema meccanico forzato. Interventi che non rientravano tra le opere di riqualificazione, nel budget a disposizione”.
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“In questa vecchia foto – spiega Vincenzo Bongiovanni, studioso di storia e di archeologia subacquea – ho evidenziato con il rosso il punto dove vennero realizzati i due canaloni di drenaggio in occasione della costruzione dell’ex riviera viale Regina Margherita. Oggi lo specchio di mare e la spiaggia dove mettevano in secca le barche non esistono più perché interrati così come lo sono stati i due canaloni. Al loro posto oggi i villini e la sede della Lega Navale.
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Se si realizzassero nuovi deflussi come quelli riportati in giallo, si riuscirebbe ad alleggerire, se non ad eliminare, il rischio allagamento di tutta la zona che comprende Largo Gilippo, viale Regina Margherita e via dell’Arsenale, le cui cause sono ben individuabili in questa mia elaborazione con quote altimetriche. Largo Gilippo non è che l’antico vasto estuario del fiume Sirako, ridotto ormai a un imbuto che vede, in Vicolo II di via dell’Arsenale, la strozzatura rimasta per lo sversamento a mare, ancor più compromesso da una canaletta grigliata che si ostruisce immediatamente e regolarmente per i detriti trasportati dalle acque meteoriche. Le soluzioni dunque ci sono ma evidentemente si preferisce aspettare che le acque defluiscano a poco a poco al finire del fenomeno meteorico dopo aver provocato gravi disagi alla popolazione come alla circolazione, e danni ai mezzi coinvolti”.
Piazza Adda, il Ginnasio Romano, i Pantanelli, Villaggio Miano, le contrade Isola, Fanusa, Arenella: è facile pronosticare che qui ai primi temporali registreremo, come da sempre accade, situazioni di criticità perché non bastano più, con le variazioni climatiche in atto, i piccoli interventi di manutenzione, la sola pulizia delle caditoie che il Comune ha avviato il 19 e che dovrebbe concludersi il 24. Il fatto è che nulla si è progettato di risolutivo per far fronte al rischio idrogeologico nel nostro territorio.
Cambierà qualcosa ora che l’Autorità di Bacino del distretto idrografico della Regione Siciliana ha varato procedure ‘semplificate’ per interventi tempestivi relativi al dragaggio dei fiumi “per rimuovere la vegetazione invasiva e i depositi sabbiosi causa della riduzione di portata degli alvei” e, a detta del segretario generale della Regione l’ingegnere Leonardo Santoro, sarebbe stata agevolata l’attività degli enti locali “che da tempo invocano la possibilità di rimuovere direttamente gli ostacoli al regolare deflusso delle acque nei torrenti presenti nei loro territori”, in attesa di un promesso (!) ulteriore provvedimento per estendere ai privati “la possibilità di intervenire direttamente, o in concorso con i Comuni, per l’eliminazione degli accumuli vegetativi negli alvei”?
Ne dubitiamo, perché ci sembra di capire che si dovrà continuare a fare i conti da una parte con la mancanza di un efficace coordinamento e il consueto paralizzante conflitto di competenze (tra Autorità di Bacino, Comune e semmai la Protezione Civile che in verità non dispone di fondi per la prevenzione) e dall’altra con la mancanza di risorse. Che non siamo stati in grado di intercettare.
Per saperne di più: https://www.lacivettapress.it/2022/01/25/rigenerazione-urbana-il-sogno-possibile-visione-conoscenza-e-competenze/

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