Per l’anno che viene, che auguri faresti?

«Per l’anno che viene, che auguri faresti?», mi chiede l’amico mio.

Io ci penso, e quelle che mi vengono in mente sembrano banalità: la salute, no? Il lavoro, no? Che la morte stia lontana da noi e da tutti quelli che amiamo, no? Che i figli ci sorridano… Che gli amici non ci scordino. Che le gambe non ci azzoppino, il cuore non ci manchi, la fantasia ci soccorra, il respiro sia sempre libero e ampio, gli occhi capaci di vedere – magari usando lenti di gradazione superiore -, le orecchie capaci d’ascoltare musica e parole.

Che il sapore di miele sulla lingua sia sapore di miele e non niente causa virus, che ci sia il sole, che la pioggia caschi a tempo giusto e non faccia danni, che il vento si spieghi nella sua normale irruenza e non nei turbini assassini, che il pudore ci preservi dal dispendio di noi, la libertà faccia a patti col buonsenso, l’amore ci impazzisca… Banalità.

Dunque?

Intanto questo.

Il resto – le visioni, il sogno, la meraviglia e l’incanto – come aggiunta d’amurusanza di noi per noi.

Buon 2022.

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