PARCO DEGLI IBLEI, opportunità benefici e vantaggi

Il Parco degli Iblei nasce per rilanciare l’economia su un territorio mummificato dall’abbandono e per rimetterlo in moto dopo anni d’incuria. Senz’altro una grande opportunità per il turismo, l’agricoltura, l’allevamento e per la tutela e la salvaguardia della straordinaria biodiversità che insiste nell’area, la più grande in Europa. La legge quadro sulle aree protette del 6 dicembre 1991 n° 394, cioè la legge nazionale di riferimento per i parchi nazionali, recita così all’art. 7 – Misure d’incentivazione: “Ai comuni ed alle province il cui territorio è compreso, in tutto o in parte, entro i confini di un parco nazionale,  è attribuita priorità nella concessione di finanziamenti statali e regionali  per i seguenti interventi, impianti ed opere previsti nel piano per il parco”: a) restauro dei centri storici ed edifici di particolare valore storico e culturale; b) recupero dei nuclei abitati rurali; c) opere igieniche e idropotabili e di risanamento dell’acqua, dell’aria e del suolo; d) opere di conservazione e di restauro ambientale del territorio, ivi comprese le attività agricole e forestali; e) attività culturali nei campi d’interesse del parco; f) agriturismo; g) attività sportive compatibili; h) strutture per l’utilizzazione di fonti energetiche a basso impatto ambientale quali il metano e altri gas combustibili, nonché interventi volti a favorire l’uso di energie rinnovabili”.

Ottime opportunità si presentano, inoltre, per la tutela dell’eccezionale patrimonio naturalistico (salvaguardia di sentieri, regie trazzere, sorgenti d’acqua, cave, grotte, boschi) e per il restauro e la manutenzione dell’immenso patrimonio etnoantropologico ed archeologico presente quali muri a secco, masserie, vecchi frantoi e palmenti, abbeveratoi, mulini ad acqua, neviere, necropoli, chiese rupestri,  edicole votive. Quindi vi dovrebbe essere una concreta possibilità  economica ed occupazionale con le canalizzazioni di risorse che i parchi hanno per  la forestazione,  per evitare  il dissesto idrogeologico e per la salvaguardia dei numerosi manufatti che insistono nell’area.

LA SITUAZIONE NEGLI ALTRI PARCHI NAZIONALI

Nei parchi già istituiti (Abruzzo, Maiella, Cinque Terre, ecc.) il valore immobiliare di manufatti e terreni è cresciuto in maniera considerevole e vi è stato un incremento del turismo del 20-30%. Si tratta di flussi turistici qualificati comprendenti escursionisti, fotografi, architetti, artisti, biologi, zoologi, naturalisti, ambientalisti, ecc. Il turismo ecologico movimenta 5 miliardi di euro con 5,7 milioni di presenze ogni anno in 12.600 aziende agrituristiche; le mete enogastronomiche sono scelte da 3,5 milioni di turisti, una realtà economica forte per l’intero Sistema Paese. E, attraverso le attività agricole, non solo si assicura l’economia locale ma anche la protezione del paesaggio. Con l’ecoturismo può essere potenziata questa valida alternativa di un’evoluzione positiva  socioeconomica  delle popolazioni che vivono nelle aree naturali.

IL TURISMO NATURALISTICO

Il notevole impulso degli ultimi anni (12% annuo) del turismo naturalistico è dimostrato da una tendenza generale in atto nella società contemporanea, dove è riscontrabile una più ampia attenzione verso le tematiche ambientali e una maggiore “domanda di natura”. L’Unione europea ha sottolineato come l’attrazione per la natura, il paesaggio e le peculiarità culturali costituiscono il cuore dell’economia turistica. La domanda di turismo rispettoso dell’ambiente, l’aumento dei “viaggiatori” nei paesi del bacino del Mediterraneo previsti dal Blue Plan dell’United Nations Environment Programme (UNEP), l’alto grado di antropizzazione delle città con la conseguente diminuzione della qualità ambientale, fa sì che nel prossimo futuro la richiesta di turismo nelle aree interne e naturali crescerà di molto. Già i segnali sono forti ed eloquenti: 81 milioni di presenze turistiche nei comuni dei parchi nazionali, oltre il 7% del totale della spesa turistica italiana prodotta in ambiti territoriali interni ai parchi con 5,4 miliardi di euro di consumi totali, oltre 100mila posti di lavoro attivati. Nei parchi nazionali il reddito dei residenti è aumentato in maniera considerevole. I comuni che in un primo momento non sono entrati nella zona individuata dei parchi, ora pressano per farne parte poiché ne hanno costatato i benefici economici, agricoli e turistici.

OPPURTUNITA’ PER LA COMMERCIALIZZAZIONE DEI PRODOTTI

Accanto ai vantaggi finanziari c’è poi quello, per le aziende nei parchi, di una migliore opportunità di commercializzazione dei prodotti agricoli.  I prodotti agricoli prodotti nei parchi aumentano nella vendita il loro marketing del 15-20%. Essi vengono identificati dal consumatore con il parco stesso, con un’immagine di produzione “pulita” e di alta qualità. Grazie a questa collocazione sul mercato dei prodotti del parco è possibile garantire un reddito più alto agli agricoltori, allevatori e a tutti gli operatori economici coinvolti. Riguarda all’area iblea, una vasta gamma di prodotti tipici e biologici può essere coinvolta in un tale progetto: mandorle, carrube, olio, vino, ed ancora dal latte ai formaggi, dal miele alla produzione di frutta e verdura ed alla trasformazione di queste, con positivi effetti dal punto di vista economico. Per rendere l’idea, i prodotti a denominazione di origine protetta sono in grado di sviluppare un fatturato di 8,5 miliardi di euro.

LO STATO DELL’ARTE E LE CRITICITA’ INCOMBENTI

Attualmente per la definitiva istituzione del Parco Nazionale degli Iblei bisogna attendere  che definisca il suo lavoro l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) che è stato incaricato dall’ attuale Ministero della Transizione Ecologica di redigere, dopo aver esaminato le osservazioni pervenute, la perimetrazione, la zonizzazione ed una proposta di regolamento che poi sarà definita dal Consiglio di amministrazione del parco una volta istituito.

A fronte degli incendi devastanti di quest’estate in Sicilia, ventisei associazioni e istituzioni hanno redatto un documento di sollecito inviato al Ministero in cui hanno segnalato che tra le aree più colpite c’è quella dove dovrebbe sorgere il Parco Nazionale degli Iblei. Poiché le metodologie di prevenzione adottate nei parchi nazionali, proprio per la forma organizzativa, sono di gran lunga più efficaci (come è dimostrato non solo nei Parchi Nazionali di Aspromonte e di Pantelleria, ma anche negli altri parchi nazionali italiani) e poiché per  lo stesso motivo, gli incendi persistenti, fu istituito il Parco Nazionale di Pantelleria con la legge n° 222 del 29.11.2007 art. 26 comma 4 septies,  hanno chiesto di far sì che, al più presto,  anche il PARCO NAZIONALE DEGLI IBLEI possa nascere. E ciò deve avvenire affinché il territorio possa beneficiarne in termini economici e di maggiore tutela dei beni ambientali e culturali che vi insistono,  ma anche per evitare che siano installate strutture per estrazione di combustibili fossili. Infatti  intendiamo promuovere iniziative alternative all’attuale modello di produzione e consumo energetico, per cambiare le logiche di dominio produttivo predatorio di grandi gruppi economico-finanziari. E intendiamo ottenere il blocco totale di nuovi permessi di ricerca in terraferma e in mare,  un termine certo per le vecchie concessioni, che non siano comunque realizzati impianti energetici impattanti e industriali in un territorio che ha cercato di indirizzarsi verso un’evoluzione eco-compatibile  delle attività umane nel rispetto delle sue peculiarità e  delle tradizioni storico-culturali.

   Paolo Pantano Comitato promotore del Parco degli Iblei

 

 

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