Riceviamo e di seguito pubblichiamo la nota del deputato regionale di Italia Viva Giovanni Cafeo che comunica esultante la notizia del dissequestro del chiosco/container a Ognina.
Noi siamo stati tra quelli (non pochi) che si sono più che sorpresi (ormai …) ancora una volta indignati per quell’installazione, di quel tipo e in quel luogo, e che abbiamo, insieme ad altri, chiesto chiarimenti all’amministrazione comunale. Ci sembra doveroso dunque puntualizzare alcuni aspetti:
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- L’onorevole Cafeo afferma: “Sventato ancora una volta il tentativo di affossare l’iniziativa imprenditoriale da parte del Comune” come se in Comune ci fosse un ufficio o addirittura una organizzazione con l’obiettivo precipuo di affossare l’iniziativa imprenditoriale. Un’affermazione che a noi sembra abbastanza avventata, un’accusa grave che il deputato Vivaista dovrebbe meglio specificare: chi sono coloro che all’interno del Comune affossano? quali altre iniziative sono state affossate? A nostro avviso è piuttosto evidente il contrario. E cioè che l’iniziativa imprenditoriale negli ultimi anni ha trovato al Comune porte fin troppo aperte a prescindere da obiettive valutazioni di merito e opportunità. A Siracusa basta aprire una saracinesca e metti su un’attività, basta disporre quattro tavolini per strada e hai il tuo dehor indisturbato, basta chiudere una spiaggia libera e ti fai il Lido per il tuo B&B, basta mettere un catafalco (magari anche 30 o 40) in ogni angolo di strada e ti fai l’agenzia dei Tour Boat, basta avere una lapa e la trasformi in Ape Calesse per turisti, basta chiedere l’installazione di uno stabilimento elioterapico e ti ritrovi invece un lido con discoteca e ristorante. Tutto alla luce del sole, cose da tutti risapute e lamentate ma poi anche sopportate ed accettate. Tutto sempre in nome della libertà di impresa che in questa amministrazione ha trovato la sua sponda migliore (diversamente da ciò che afferma Cafeo) e che non ci sembra molto distante da quella auspicata dal deputato.
- L’onorevole Cafeo afferma ancora: “vera e propria cantonata presa dagli uffici comunali” dimenticando di aggiungere che l’assessore al ramo (Sergio Imbrò) ha dichiarato che “trattasi chiaramente di abuso” e ancora Imbrò: “Viene però ribadito che la ditta non ha chiesto, come invece dovuto, il permesso di costruire. Per il rilascio del suddetto per messo il comune avrebbe richiesto tutti i pareri necessari degli altri Enti che si sarebbero dovuto esprimere sul manufatto. A questo punto ci si trova davanti ad un manufatto realizzato senza il necessario titolo autorizzativo”.
- L’onorevole Cafeo afferma inoltre: “conseguenza diretta di un mirato e ben organizzato intervento sui social network da parte di una frangia dei soliti ambientalisti da tastiera” e ancora: “basta un post sui social dei soliti noti per bloccare qualunque iniziativa economica in città”. Vorremmo tranquillizzare Cafeo perché riteniamo che, soprattutto chi fa una seria informazione, non si lascia per nulla impressionare dai social, si documenta e cerca fonti attendibili. e il nostro è un impegno ambientalista convinto e non da tastiera. Inoltre, chi ha rilasciato documenti non sono né i social né gli ambientalisti bensì gli uffici comunali; chi ha posto i sigilli e sequestrato il container non sono stati gli ambientalisti né tanto meno i leoni da tastiera sui social ma la vigilanza urbanistica. Quindi evidentemente non si trattava di un complotto ordito da un gruppo o di un mirato e ben organizzato intervento sui social, ma di atti e procedure istituzionali, quantomeno imperfette.

- L’onorevole Cafeo afferma infine: “L’ennesima presa di posizione contro l’iniziativa d’impresa ad opera del Comune” e ancora “Auspico quindi che dopo questa vicenda cambi l’atteggiamento dell’amministrazione”. A tal proposito vorremmo ricordare che al tempo di tale querelle l’on. Cafeo (con Italia Viva) faceva parte dell’Amministrazione con i propri assessori. Non solo, ma l’assessore interessato (Sergio Imbrò) è – o era – dello stesso partito del lamentante o comunque attiguo. Dunque tali rimproveri paradossalmente assomigliano a un boomerang che ritorna allo stesso mandante …
Noi auspichiamo che si ristabilisca la legalità, quale essa sia, sebbene restino tutte le nostre perplessità, e insieme formuliamo i migliori auguri all’imprenditore coinvolto in questa sfortunata disavventura. Ci permettiamo anche di augurare al deputato Vivaista la stessa verve e lo stesso atteggiamento risoluto dedicati alle vicende di un privato imprenditore anche per la difesa di interessi Comuni quali il Bene Paesaggistico e la tutela del territorio e che si adoperi con atti concreti (proposte di Leggi, Decreti, atti istituzionali) e che diffonda comunicati di indignazione anche per salvaguardare il Bene Pubblico (perché quella piattaforma di cemento stava lì e non è stata rimossa? Perché un chiosco proprio a ridosso del mare? Perché un container di metallo? Ecc. ecc. ecc. )
La nota del deputato:
Chiosco di Ognina, il Tribunale di Siracusa accoglie il ricorso e dispone il dissequestro dei manufatti, l’On. Cafeo: “sventato ancora una volta il tentativo di affossare l’iniziativa imprenditoriale da parte del Comune di Siracusa”
Siracusa, 21 luglio 2021 – “Ha avuto l’unica conclusione possibile la paradossale vicenda con protagonista un imprenditore che, approfittando della stagione estiva, voleva avviare un’attività commerciale in un chioschetto di Ognina, zona balneare molto frequentata; attraverso un vero e proprio blitz pseudo-ambientalista però, avallato incredibilmente dall’amministrazione comunale di Siracusa, l’imprenditore prima si è visto sequestrare i manufatti e poi è dovuto ricorrere alle vie legali per riottenere il maltolto”.
Lo rende noto l’On. Giovanni Cafeo, segretario della III Commissione ARS Attività Produttive.
“Il Tribunale di Siracusa ha infatti accolto l’istanza di riesame presentata dall’imprenditore, disponendo l’immediata restituzione del container, peraltro ancora in fase di costruzione e di tutte le strutture accessorie, inclusa la base in calcestruzzo già esistente da tempo in quella zona – spiega l’On. Cafeo – ingiustamente sottoposte a sequestro dietro istanza dell’ufficio Urbanistica del comune di Siracusa”.
“La vera e propria cantonata presa dagli uffici comunali è conseguenza diretta di un mirato e ben organizzato intervento sui social network da parte di una frangia dei soliti ambientalisti da tastiera, più avvezzi a denunciare scandali con il telefonino che guardando le carte, ai quali il comune si è accodato in maniera pedissequa – continua Cafeo – costringendo l’imprenditore ad adire le vie legali per ristabilire la giustizia”.
“L’ennesima presa di posizione contro l’iniziativa d’impresa ad opera del comune di Siracusa però porta con sé conseguenze ben più nefaste del caso specifico – prosegue l’On. Cafeo – perché il messaggio che passa, e cioè che basta un post sui social dei soliti noti per bloccare qualunque iniziativa economica in città, rischia di disincentivare anche chi proprio a Siracusa vorrebbe investire per creare impresa e quindi lavoro, visto che oltre al requisito del rispetto delle leggi e dei regolamenti esistenti, imprescindibile, per avviare un’attività sembra necessario non essere inviso ad alcuni gruppi di interesse particolarmente attivi in città, pena il boicottaggio dell’impresa”.
“Auspico quindi che dopo questa vicenda cambi l’atteggiamento dell’amministrazione comunale di Siracusa – conclude l’On. Cafeo – magari slegandosi dai social network nel prendere le proprie decisioni e instaurando finalmente un dialogo proficuo e costruttivo con chi in questa città ha deciso di investire risorse”.

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