Qualcosa, molto, sembra non tornare nelle procedure amministrative che hanno dato il via libera al progetto della Lindo srl, una distesa di 187.280 moduli fotovoltaici in località Cavadonna, a partire dallo stesso parere, prima negativo e poi positivo, della Unità Paesaggistica della Soprintendenza di Siracusa per convincere la quale è stato sufficiente che la società riducesse del 20% la copertura fotovoltaica. 16 ettari sui circa 113 iniziali!
Tutto appare all’insegna della “parzialità”, dell’incompletezza. Il buon senso vorrebbe che nella valutazione del progetto, prima di rilasciare un qualsiasi permesso, tutto venga valutato, che non si possa/debba procedere, diciamo, per frammentazione. Non solo occorrerebbe quindi la previa verifica dell’interesse paesaggistico così come archeologico dell’intera area dell’impianto ma anche di tutto il tracciato del cavidotto per trasportare l’energia prodotta. In questo caso parliamo di un cavidotto MT (media tensione) interrato lungo circa 14 km, fornito di 67 cabine inverter, 5 cabine MT, 1 controllo room, una cabina di consegna e una cabina utente di trasformazione MT/AT (da media ad alta tensione) realizzata in adiacenza alla costruenda sottostazione AT di proprietà di TERNA in località Case Sant’Alfano (Noto). La prassi vorrebbe che questa parte del progetto possa essere sottoposto al vaglio della Soprintendenza anche in un secondo momento ma non certo che sia completamente eluso, come parrebbe essere in questo caso, dal momento che la Società, nonostante il progetto sia datato, non avrebbe inserito, così come sarebbe stato opportuno, il tracciato nella stessa VIARCH. Eppure si tratta di un’opera imponente nel cuore del Val di Noto.
![]()
La VIARCH, cioè la verifica preventiva dell’interesse archeologico di un’area dove si vogliano realizzare opere che comportino rilevanti modifiche dell’esistente, costituisce un passaggio fondamentale nell’iter autorizzativo delle opere e va di regola inserita nella fase di progetto preliminare ai lavori per ricevere l’eventuale approvazione della Soprintendenza di competenza. La Lindo srl si è attenuta scrupolosamente a quanto normato dall’articolo 25 del codice degli appalti?
Anche volendo solo fermarsi all’area del mega impianto, sembrerebbe che non ci sia stato verso di ottenere dalla società una completa valutazione del rischio archeologico e mancherebbe il piano saggi a campione, espressamente richiesto ai sensi del comma 8 dello stesso articolo citato che prevede indagini via via più estese sull’area, se necessarie. D’altra parte c’è anche da notare che, stranamente, sul portale VIA-VAS, tra i documenti allegati a tutto il progetto, la VIARCH è presente solo su una parte dell’impianto e non dell’intero.
Ma ben altro è intanto accaduto. Informavamo nel nostro precedente articolo di una recentissima segnalazione ai carabinieri della sezione tutela patrimonio culturale relativa all’improvvisa scomparsa di alcuni grossi blocchi squadrati simili a quelli delle Mura Dionigiane a circa 600 mt dal sito dell’impianto, indizi evidenti dell’importanza storica di questo territorio (fino a questo momento però, e va detto, misconosciuta) e insieme della plausibile ipotesi che si tenti di eliminare ogni possibile ostacolo alla realizzazione del progetto cancellando dal sito ogni rilevanza culturale.
Quisquilie, in realtà, rispetto a quanto nel frattempo è venuto a nostra conoscenza e che non si comprende come mai non venga evidenziato nelle varie sedi tanto quanto si dovrebbe.
Proprio una parte centrale dell’area di interesse è da alcuni mesi sottoposta a sequestro giudiziario. Nell’estate scorsa infatti il Cutgana dell’Università di Catania (Centro Universitario per la Tutela e Gestione Ambienti Naturali ed Agrosistemi), che nel nostro territorio da sempre gestisce la Grotta del Monello, aveva reso noto ai Carabinieri di Floridia, e alla Soprintendenza, il sospetto che fosse stato perpetrato un gravissimo danno archeologico nella zona e aveva anche consegnato alcuni reperti danneggiati. L’improvvida (!) decisione del proprietario del terreno di eseguire, a quanto pare proprio nella zona in cui si sarebbero dovuto avviare le verifiche archeologiche, un’aratura “profonda” ha di fatto cancellato del tutto, dalle fondamenta, ogni preesistenza storica: probabilmente un insediamento rurale di età ellenistica. Un’ipotesi che avrebbe potuto/dovuto indurre la stessa Soprintendenza ad avviare le procedure per il vincolo archeologico la cui sola notifica avrebbe fatto scattare le norme di salvaguardia e bloccare così il progetto (comma 6 dell’articolo citato).
![]()
A quanto ci risulta, queste segnalazioni, e le verifiche successive, avrebbero portato al sequestro della particella con relativa nomina di un custode giudiziario.
Come è possibile allora che, nonostante tale provvedimento, senza tener in alcun conto lo stato dei luoghi, la Regione abbia autorizzato l’impianto? Su cosa poggia la Valutazione di Impatto Ambientale se è vero che la essenziale Valutazione di Impatto Archeologico è in gran parte carente, se è vero che ancora non sarebbero stati eseguiti i saggi archeologici preventivi nel sito?
Insistiamo. Non solo tutta la procedura amministrativa va rivisitata per scoprirne le eventuali anomalie e, perché no, anche la causa delle stesse, ma soprattutto va ascoltata la voce di chi rappresenta le vere istanze del territorio che proprio quel fotovoltaico non vuole.

Commenti recenti