Il 23 aprile si festeggia la Giornata mondiale del Libro e della Cultura, promossa dall’UNESCO, che ha però origini più antiche e molto significative: San Giorgio, ovvero San Jordi, è il patrono della Catalogna e proprio il 23 aprile – giornata della morte di William Shakespeare, di Miguel de Cervantes e di El Inca, ovvero Garcilaso de La Vega – i librai regalano una rosa rossa per ogni libro venduto (speriamo di rivedere presto lo spettacolo dei mercatini all’aperto, delle meravigliose bancarelle di libri infiorate di rosso).
Ne parliamo con la docente e autrice Elvira Siringo, che di Shakespeare si occupa da anni (qui l’articolo de “La Civetta di Minerva” relativo al saggio della scrittrice: https://www.lacivettapress.it/2016/06/05/elvira-siringo-e-il-codice-segreto-nei-sonnets-di-shakespeare/), tanto che ha di recente dato alle stampe per Piemme un romanzo, “L’ultima erede di Shakespeare”, in cui azzarda delle congetture sulla sua identità, fortuna e ruolo storico oltre che letterario – strizzando l’occhio a Don Brown e a Manfredi, giocando tra presente e passato, fantasiosamente destreggiandosi tra letteratura rinascimentale e barocca, servizi segreti contemporanei e sette esoteriche elisabettiane che potrebbero benissimo interscambiarsi, mimando l’inglese (l’inglese?) shakespeariano e il linguaggio cinematografico.
La Giornata mondiale del Libro e della Cultura: cosa rappresenta per te e cosa ritieni Shakespeare abbia donato al mondo?
Proprio nel giorno dedicato a Dante è sorta perfino una polemica tra Italia e Germania a causa di un articolo di Arno Widmann che, sulla rivista Frankfurter Rundshau, ha definito Dante “impregnato di moralismo” e perciò “meno moderno di Shakespeare“. In effetti, oltre ogni intento polemico, c’è una ragione profonda che fa di Shakespeare un vero monumento, perché rappresenta il perno della cultura occidentale moderna. Nel mio romanzo racconto del viaggio avventuroso del giovane Michelagnolo Florio Crollalanza, del suo arrivo in Inghilterra, dell’incontro con William Shakespeare da cui scaturiscono delle conseguenze formidabili che rivoluzioneranno il mondo aprendo la via della cultura verso le terre d’oltre oceano. Naturalmente come ogni romanzo è una finzione, tuttavia riflette il viaggio autentico della cultura che parte dalla sua culla in Sicilia per trasformarsi radicalmente nel passaggio dal latino/italiano all’inglese e trasformarsi nella cultura mondiale che oggi parla tante lingue ma principalmente parla in inglese.
Shakespeare rappresenta il tassello fondamentale di questo passaggio, l’artefice della trasformazione linguistica che rende l’inglese un linguaggio universale con la introduzione di migliaia di neologismi mutuati dalle lingue classiche e dall’italiano. Ma la modernità insostituibile di Shakespeare è soprattutto nella perdita di ogni certezza, nella frammentazione dell’io e nel dubitare continuo, contrapposto alle certezze granitiche degli autori antichi che sentenziavano giudizi e verità incrollabili. Possiamo dire che Shakespeare ha inventato la psicanalisi tre secoli prima di Freud perché, come scrive Harold Bloom “i suoi personaggi origliano se stessi” cioè esprimono il continuo dissidio interiore, il tormento esistenziale tipico della modernità.
Shakespeare è entrato prepotentemente nella tua vita e da anni ispira la tua scrittura: spiegaci come.
Fino a qualche anno fa sapevo ben poco di lui, quello che tutti abbiamo appreso a scuola, poi mi ha incuriosito la tesi che lo vorrebbe originario di Messina ed ho cominciato a documentarmi, così ho scoperto che storicamente il Bardo non ha lasciato molte tracce neanche in Inghilterra, le sue opere sono state scritte e pubblicate sette anni dopo la sua morte e non c’è nulla di suo pugno ad eccezione di sei firme traballanti e differenti fra loro. Insomma, un vero enigma, così dove finisce la storia inizia la materia dei sogni e… dei romanzi. Ma ciò che più mi ha affascinato è stato l’entrare nel suo mondo così ricco di sfaccettature modernissime da cui non si finisce mai di apprendere qualcosa. Le opere di Shakespeare a mio avviso hanno un qualcosa di magico, o molto simile ai testi sacri, si possono aprire a caso e leggerne alcune righe traendone spunti di riflessione profondi, sempre in grado di consigliare una risposta.
Credi che un giorno le tue supposizioni narrative sull’identità di Shakespeare e il suo ruolo nella cultura europea e non soltanto saranno mai provate?
Come ho già detto in realtà non importa molto dove egli sia realmente nato, ciò che conta davvero è il patrimonio che contengono le sue opere. Sicuramente è un simbolo, un personaggio costruito per rappresentare l’Inghilterra nel mondo, per sostenere la politica di espansione del nuovo che assorbì, rielaborò e sostituì l’antico. Tanti sono i tasselli, troppi per essere solo coincidenze: la nascita e la morte nello stesso giorno di San Giorgio, protettore del Regno Unito, ne fa un emblema; poi la profonda conoscenza di luoghi e fatti minuziosi che non potevano essere noti a distanza lascia aperti molti dubbi; per non parlare della sconfinata cultura di base che trasuda dalle sue opere e mal si accorda con la frequentazione di sette soli anni di scuola a Stratford upon Avon, mentre bene si accorderebbe con la formazione ricevuta presso la prima scuola dei padri Gesuiti, proprio a Messina.
Mi piacerebbe che il mio romanzo servisse ad alimentare interesse e passione per l’universo culturale che Shakespeare rappresenta, anche e soprattutto nei più giovani, proprio per l’attualità delle domande che pone, cui NON risponde, lasciando a ciascuno la ricerca della propria originale e soggettiva soluzione. I dubbi, tanto simili a quelli che tutti affrontiamo quotidianamente, riguardano temi immortali: il tempo tiranno e distruttore, la paura folle della morte e dell’oblio cui contrappone l’amore in ogni sua declinazione: conteso, tradito, felice e infelice; e ancora il tema dell’onore e della fedeltà; dell’obbedienza alla norma e della trasgressione, della moralità e della verità che, a volte, è più opportuno che resti celata… sotto un velo di pietosa bellezza.

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