La Basilica del Murgo di Agnone Bagni, dal rischio di sequestro e dell’oblio ad una proposta di valorizzazione e fruizione

Il 10 aprile con una diretta facebook, il coordinamento provinciale di Siracusa dell’Associazione SiciliAntica ha riacceso un interesse sulla Basilica del Murgo, una fabbrica federiciana databile attorno al 1220, mai ultimata che si trova ad Agnone Bagni, a poche centinaia di metri dalla spiaggia e quasi del tutto sconosciuta (attenzione sollecitata anche dal nostro precedente articolo del 21/07/2020 https://www.lacivettapress.it/2020/07/21/tra-i-tesori-sequestrati-ai-fratelli-leonardi-sicula-trasporti-anche-la-sveva-basilica-del-murgo-agnone-bagni-sconosciuta-ai-piu-ignorata-da-chi-dovrebbe-tutelarla-e-valorizzarla/)

Fra i relatori, tutti appartenenti ad un gruppo di lavoro nato dentro SiciliAntica, anche l’arch. Francesco Santalucia, ex dirigente dell’Assessorato Regionale ai BB.CC. per vari anni in servizio presso la Soprintendenza di Siracusa. La nuova attenzione verso il monumento è legata alle vicende giudiziarie che lo hanno investito, indicato inizialmente fra i beni sequestrati alla Sicula Trasporti, (una società sotto inchiesta da parte della Procura della Catania nell’ambito del traffico illecito di rifiuti) e con la diretta face book, SiciliAntica ha molto opportunamente riacceso i riflettori su questo importante monumento. Ne abbiamo parlato con Luana Aliano, presidente del Coordinamento Provinciale dell’Associazione.

Dall’incontro on line abbiamo potuto appurare che il sito non è stato sequestrato, giusto?

Una ricerca condotta presso gli uffici della Soprintendenza di Siracusa da parte del legale che di SiciliAntica, Nunzio Condorelli, ha consentito di allestire un ricco dossier sulla Basilica. La lettura dei documenti ha sciolto alcuni dubbi nati a seguito di precedenti e sensibili sollecitazioni, con riferimento all’iter giuridico del sequestro del bene  e alla presenza di un vincolo monumentale. Oggi la Basilica del Murgo, fino a prova contraria, non risulta inserita nell’elenco dei beni sequestrati alla Sicula Trasporti, poiché è afferente ai beni privati della famiglia, che non sono stati interessati dal sequestro, nato intorno alla gestione della discarica delle Grotte di San Giorgio.

È stato invece confermato il vincolo monumentale; in una prima fase di ricerca dei documenti non era infatti chiaro se il monumento fosse realmente sottoposto a vincolo, in forza di un provvedimento datato al 17 marzo del 1949, redatto dalla Soprintendenza di Catania, ai sensi della Legge 1089 del 1939. L’apposizione del vincolo è avvenuta il 9/11/1993, durante l’operato del dirigente architetto Francesco Santalucia, così come confermato anche dalla consultazione dei registri immobiliari della Conservatoria. Ad essere interessata è una particella, la n° 35, quella su cui insistono le fondazioni e il breve alzato della struttura. Lo studio delle carte ha messo in evidenza come quasi all’indomani della promulgazione delle Legge Bottai, fosse nata un’attenzione specifica alla Basilica del Murgo, di cui le carte consultate dicono:

“si conservano notevoli strutture dell’antica basilica cistercense, fondata sotto il dominio di Federico II  […] E’ una documentazione unica dell’architettura gotico-cistercense in Sicilia”

Dietro la pressione culturale esercitata dalle ricerche di Giuseppe Agnello, la Sovrintendenza di Catania, aveva dato inizio ad una attività conclusa solo dopo 53 anni (dal novembre del 1940 sino al novembre del 1993). Le difficoltà indubbiamente sono state legate allo statuto giuridico del bene, di proprietà privata e quindi connesso alle vicende dei diversi proprietari che nel tempo si sono succeduti.

 

È comunque un bene appartenente a privati, per questo è poco conosciuto?

Anche la conoscenza del cantiere cistercense, nato in area e in era Federiciana, è stata da sempre limitata dallo status giuridico di bene privato. Nonostante esista una vasta bibliografia di settore in cui la Basilica sia stabilmente presente, non si può certo affermare che nel nostro territorio ci sia una consapevolezza a riguardo.  L’incontro on line organizzato il 10 aprile da SiciliAntica (con più di 5.000 visualizzazioni) ha permesso di constatare quanto sconosciuto fosse questo importante edificio.

Uno degli obiettivi che si è posta SiciliAntica è stato quello di allontanare, attraverso la narrazione, quella coltre di oblio che per tanti anni ha rimosso non solo il ricordo ma la stessa conoscenza del cantiere gotico-cistercense. La sfida nell’ambito divulgativo è tuttavia doppia; nel tentativo di recuperare il tempo perso è fondamentale che oggi venga compresa l’importanza di questo sito in chiave mediterranea ed europea. L’incompiuta basilica è certamente una testimonianza della complessità culturale del nostro territorio ma è in grado di restituire informazioni fondamentali sulla politica religiosa dell’imperatore svevo – vessato dalla cancelleria papale con documenti diffamatori e apocalittici sul suo conto – e felicemente si colloca all’interno di un percorso di derivazioni e circolazioni di modelli e maestranze del Duecento, fra Occidente e Oriente.

Anche se tutto ciò può apparire un discorso eccessivamente di nicchia, riteniamo invece, sia un obbligo per chi si impegna nell’ambito dei beni culturali, concorrere all’affermazione di una identità culturale del territorio; da ciò può solo scaturire quella consapevolezza che crea senso di appartenenza al patrimonio tout court.

L’intervento dell’architetto Francesco Santalucia sulla questione, ha sicuramente indicato il giusto percorso da compiere; risulta fondamentale ricostruire la storia di questa basilica all’interno di un progetto ben preciso elaborato da Federico II proprio per la “provincia di Siracusa”. Oltre il Castello Maniace, la Basilica del Murgo e il Castello Svevo di Augusta, sono molte altre le testimonianze sveve presenti nel nostro territorio, in parte note come per il “Palacium della Targia” o la chiesa di Sant’Andrea a Buccheri,  in altri casi ancora del tutto inedite. Il racconto e la conoscenza di queste peculiarità potrebbero far conoscere un volto della nostra Siracusa ancora poco famoso, ammirata dai monarca normanni e dalla casata imperiale, per il prestigioso ruolo svolto nel corso del Medioevo, di “giardino del regno” e ponte fra la cultura occidentale e orientale. Una lezione dalla storia che valica gli attuali confini politico-amministrativi e che richiederebbe una condivisione di progettualità di largo respiro.

 

Sarebbe bello arrivare alla fruibilità della Basilica

Oltre alla narrazione sarebbe importante anche l’azione. La certezza dell’esistenza del vincolo monumentale sulla famosa particella 35 è oggi una garanzia sulla futura vita del Monumento. Su cosa sia veramente possibile fare perché si attivi anche una fruizione dl monumento, è importante ricordare come la legge Bottai garantisca la possibilità di accordo con i proprietari per una visita del sito. SiciliAntica auspica che si possa dar vita ad un tavolo tecnico con le istituzioni che coinvolga anche altre espressioni dell’associazionismo al fine di discutere nuove soluzioni. A tal proposito è interessante ricordare che negli anni ’90 si era ipotizzato un acquisto del bene da parte della Regione per una valore di circa 4 miliardi. Oggi sarebbe ancora possibile avviare una progettazione in tal senso? A differenza degli anni ricordati, la gestione mista dei beni potrebbe favorire la sopravvivenza del progetto, pur rimanendo la spinosa questione di un reperimento dei fondi. Intanto in attesa di una risposta da parte della Regione e dall’Assessorato ai Beni Culturali, potrebbe essere vincente scommettere in una promozione culturale partecipata, capace di ricostruire l’ordito di una storia complessa e quasi dimenticata. Ricerca scientifica, divulgazione e “fruizione” sono dunque le tre parole chiave per descrivere la scommessa che SiciliAntica vuole portare avanti, in attesa che si possa presto parlare anche di gestione e valorizzazione del sito.

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