Sebbene l’area paludosa di Vendicari fosse considerata in passato malsana per effetto della proliferazione della malaria, nei secoli è sempre stata abitata e coltivata perché le caratteristiche del territorio circostante e le risorse offerte dall’agricoltura erano notevoli. La positiva azione di un clima mite e di un mare pulito, insieme a tecniche di lavorazione ancora “proto industriali” e quindi non totalmente invasive per l’ambiente naturale, hanno fatto sì che la vegetazione “potenziale” dell’area dei pantani ricoprisse rapidamente il territorio dopo l’abbandono dell’attività della tonnara e delle saline ad essa connessa.
L’eccezionale valore paesaggistico ed ambientale che la coscienza e la sensibilità della nostra società contemporanea hanno attribuito all’oasi di Vendicari trova tuttavia il suo limite nella fragilità del suo stesso habitat e nell’elevato rischio che corrono in generale tutte le aree naturali, indifese rispetto alle aggressioni antropiche.
Ma la tutela esercitata attraverso la dichiarazione di riserva naturale orientata istituita dalla Regione Siciliana, in quanto oasi faunistica, la perimetrazione di zona di protezione speciale dall’Unione Europea ed in ultimo l’applicazione delle norme del Piano Paesaggistico della provincia di Siracusa, sono armi poco efficaci contro i piromani. Infatti l’attestazione di bene pubblico di elevato valore naturalistico e di patrimonio di biodiversità non può prevenire la mancanza di cultura e l’azione criminale di chi, con calcolo spietato, studia nei minimi dettagli il momento in cui appiccare gli incendi per avere certezza del massimo danno.
La specificità della vegetazione dei pantani e delle zone umide è in genere caratterizzata da specie estremamente vulnerabili, legate alla sopravvivenza stessa dell’habitat legato a peculiari condizioni ecologiche che rendono necessaria, alla luce di quanto accaduto oggi, la creazione di fasce di rispetto per allontanare infausti interventi antropici.
L’ incendio doloso appiccato attraverso tre distinti punti di innesco ha interessato la superficie compresa tra il pantano grande e il pantano piccolo distruggendo i canneti e provocando l’allontanamento di tutta la fauna e l’avifauna che in questa stagione si presenta numerosa a Vendicari, tappa privilegiata nelle rotte migratorie. Ed è la finalità che probabilmente si voleva ottenere e cioè danneggiare e distruggere il sito unico per la sua attrattività, distruggendo i nidi primaverili e la possibilità di incrementare il numero dei volatili presenti.
I divieti di esercitare azioni da parte dell’uomo nocive alla protezione naturalistica dell’avifauna è stata avvertita come una minaccia al benessere tanto che pochi criminali piromani abbiano potuto progettare una strage? Queste ed altre domande dovranno porsi le autorità giudiziarie attuando serie ed approfondite indagini che assicurino giustizia e riportino ordine in un territorio in cui troppe irregolarità e rilevanti danni al paesaggio e all’ambiente sono stati registrati negli ultimi anni.
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La vigliaccheria del gesto si contrappone al coraggio e alla capacità tecnica dimostrata dagli uomini che hanno domato l’incendio in piena notte. L’amore e la responsabilità verso uno dei nostri più importanti siti naturali hanno guidato lo spegnimento, effettuato da terra senza l’aiuto dei canadair o di altri mezzi aerei impossibilitati a volare col buio, grazie all’azione coordinata dei vigili del fuoco, della forestale, della protezione civile che con attrezzature manuali e getti d’acqua provenienti dai camion autobotte sono riusciti nell’impresa di salvare quanta più vegetazione possibile. Grazie ai punti di approvvigionamento idrico presenti già in riserva nel presidio di Marianelli. Forse per la prima volta incendi appiccati nel mese di aprile stanno mettendo a rischio la vegetazione in fioritura compromettendone la ricrescita che accelererà la desertificazione del nostro territorio già classificato ad alto rischio, oltre all’azione di disturbo delle specie nidificanti e della riproduzione degli altri animali protetti.
Ma in contrapposizione a tale barbarie l’azione di pochi ma esperti uomini delle istituzioni preposte all’antincendio hanno compiuto il miracolo di fermare il fuoco in una riserva naturale dove non erano a rischio persone o immobili bensì la “nostra” madre terra. E forse per la prima volta in campo è arrivata anche la società civile e il volontariato antincendio costituitisi alla fine della scorsa estate con la sigla MAI ovvero Movimento antincendio ibleo, chiedendo con forza di anticipare le azioni di salvaguardia del bene ambientale comune. Sono soprattutto giovani che non chiedono altro che di partecipare attivamente alle azioni di protezione delle nostre bellezze paesaggistiche e naturali, che vogliono tornare ad abitare e a curare anche per trarne occasioni di lavoro.
Si dovrebbero sollecitare più azioni necessarie alla salvaguardia del nostro territorio, inteso sia come luogo fisico dove abitiamo che come luogo identitario, attraverso:
- Sorveglianza attiva nell’avvistamento precoce degli incendi;
- Realizzazione di una rete di telerilevamento e monitoraggio degli incendi e potenziamento degli impianti per la comunicazione” per gli incendi;
- Approvvigionamento idrico di maggiori capacità da utilizzare nei siti di maggiore rilevanza naturalistica;
- Formazione di volontari e nuovi mezzi di protezioni civile;
- Anticipazione delle assunzioni della manodopera antincendio forestale
- Rinnovo ed aggiornamento del Protocollo di intesa tra la Prefettura e gli enti preposti alla gestione degli incendi
L’Oasi di Vendicari costituisce un sistema dinamico di paesaggio, dove le sue singole componenti risultano straordinariamente uniche e perfettamente integrate, a testimonianza di una evoluzione naturale di un territorio di grandissima valenza testimoniale, senza il quale la provincia di Siracusa, e soprattutto il territorio di Noto, perderebbe parte della sua identità e della sua storia.
La presenza perenne delle terre sommerse dalle acque che rende Vendicari l’ideale luogo di sosta per la fauna migratoria sarà l’incipit per una straordinaria ripresa della vegetazione costiera dopo l’incendio ma si dovranno creare le condizioni che mettano in sicurezza le riserve naturali attraverso l’istituzione (ormai imminente?) del parco nazionale degli iblei. Soltanto attraverso una regia unica potranno realizzarsi quelle azioni di protezione che solo la consapevolezza delle opportunità che il parco potrà realizzare consentirà per uno sviluppo realmente sostenibile del territorio ibleo.

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