Parcheggio Talete: la parola all’avv. Corrado Giuliano, l’assessore che firmò la realizzazione

A seguito del progetto di restyling del parcheggio Talete da parte dell’Amministrazione Comunale, si è riaperto il dibattito della sua eventuale demolizione. Sui social si susseguono commenti,  ricostruzioni del passato, accuse e polemiche. Qualcuno vede in lei uno dei soggetti responsabili della realizzazione di quell’ecomostro. Come andò esattamente la vicenda?

Quando entrammo in amministrazione la Giunta Fatuzzo si trovava una eredità di ‘incompiute’: incompiuta la bretella da S. Giovanni a Via Von Platen; incompiuto il nuovo Tribunale; incompiute piccole e grandi opere per una gestione dei contratti di appalto ed affidamenti che scontavano anni di stallo. Tra queste una delle più appariscenti era proprio quel cumulo di sterro e ricovero di discarica abusiva che era il Talete. I lavori erano iniziati ed erano rimasti circa a metà. Si era già invaso lo specchio d’acqua antistante in maniera ‘abusiva’, bisognava perfino regolarizzare il contratto di concessione demaniale. Il terremoto del 1990 aveva accentuato il disagio della cittadinanz: una delle vie ‘di fuga’ da Ortigia attendeva che si definissero le opere di percorrenza. Ricordo che uno dei punti ritornanti nei programmi dei partiti era proprio quello di definire le ‘incompiute’ che nel corpo della città erano cantieri aperti in abbandono. Per l’opera del Talete già dalla seconda metà degli anni ottanta era stato approvato il progetto per intero, erano pervenute le risorse, la Ditta appaltatrice a causa di varianti non autorizzate era entrata in contenzioso con l’Amministrazione.

Non ci si poteva esimere dal costruirlo, forse non se ne valutò esattamente l’impatto? Allora l’opinione pubblica non fu così sensibile verso la tutela del paesaggio e dell’ambiente?

Non si era levata nessuna protesta contro quel braccio di opera, a differenza della sua continuazione sino ai Calafatari travolgendo l’ultima testimonianza delle mura della fortificazione spagnola adiacenti il Rivellino. Da assessore alle opere pubbliche mi toccò di mantenere gli impegni con la nuova Amministrazione e portai a compimento l’opera secondo il progetto ormai da anni e da altri approvato. Rimasi assessore per un anno e mezzo, ed in quei diciotto mesi, con un Consiglio Comunale ostile non all’opera ma alla sua mancata realizzazione, fui pure oggetto di un referendum cittadino che chiedeva la mia revoca a causa della lentezza con cui andavo a definire e completare quelle opere. Ricordo perfettamente che per settimane si raccolsero firme, si spiegarono interrogazioni consiliari, i miei compagni di Giunta erano oggetto di aspre critiche, anche se occupavano rubriche differenti. Ricordo le telefonate quotidiane all’Assessorato al Territorio per definire la concessione demaniale del Talete, indispensabile per concludere i lavori del parcheggio e della costruzione superiore. Non mi posi mai la questione opposta, cioè di non completare l’opera. Sostanzialmente si misurava la mia capacità di governo da assessore sulla realizzazione di quelle opere avviate. Devo dire che neppure quando l’opera fu compiuta, emergendo nella attuale mole invasiva, la città non soltanto non se ne accorse, nè vi furono doglianze, ma anzi dovette riconoscere la efficacia della nostra azione amministrativa, e soprattutto la risposta di efficienza che l’Ufficio Tecnico con i due giovani dirigenti era riuscito a dare.  La polemica, alla quale avevamo partecipato tutti, assai prima che la Giunta Fatuzzo si insediasse, si era incentrata sulla realizzazione del tunnel che avrebbe dovuto collegare per quella via Ortigia alla terraferma. Quando arrivai erano stati acquisiti da tempo i pareri urbanistici ed il nulla osta della Soprintendenza, sia del settore archeologico che quello paesaggistico, che prevedevano che nel contesto dell’opera fossero messe in luce quelle parti delle basi delle fortificazioni parallele all’opera. Sicuramente non se ne valutò l’impatto ed esimersi dal costruirlo era questione che non ci ponemmo nè l’esecutivo nè l’opposizione che anzi, come ho detto, continuava a criticare la lentezza della sua conclusione.

 Il Comune sostiene che è impossibile abbatterlo, che ne scaturirebbe la richiesta da parte della Regione di danno erariale e conseguente risarcimento. Ma è veramente così? Ci sono atti che lo confermano?

Mi sono ripromesso di approfondire la questione della possibile demolizione e per questo ho chiesto all’Amministrazione il dossier delle delibere consiliari degli anni ottanta che autorizzarono il progetto esecutivo, i provvedimenti di finanziamento, le condizioni di esso, le carte del contenzioso in corso che l’attuale Giunta dovrebbe avere già in consultazione. È evidente che quella parte di centro storico, quella passeggiata a mare deve trovare il punto di equilibrio rispetto anche a quello che oggi la città antica rappresenta in termini di rinnovazione e recupero maturo delle suo tessuto edilizio, decisamente non riesco ad avere una posizione netta sulla sua demolizione, sol se pensiamo che così com’è quel ‘passeggio’ mai è stato tale, mai è stato oggetto di una vera ed accurata manutenzione. Il suo arredo che allora ci costò molte risorse è rimasto fino ad oggi vandalizzato, privo di qualsiasi manutenzione, uno spazio dismesso. In questi due decenni proposte di recupero ed arredo, concorsi di idee, destinazioni ludiche promesse si sono evaporate nel nulla di fatto che vediamo e che certamente fa risaltare la mostruosità di quel cemento a vista che preclude da terra il panorama costiero.

 Anni fa, l’associazione Esedra con l’Osservatorio Civico Turistico Aretuseo presentarono un progetto di abbattimento e di realizzazione di un lungomare attrezzato, con la possibilità di mantenere il parcheggio. Si realizzò un video, si presentò ad un convegno, ci fu pure una petizione e si tenne un Consiglio Comunale aperto … promesse, impegni, poi il silenzio. Secondo lei quell’iniziativa potrebbe riprendersi?

Sinceramente mi sento di appoggiare qualsiasi battaglia che risolva quello spettacolo di abbandono ed incuria, quale possa essere la soluzione esteticamente più congeniale al sito non mi sento di suggerirla non è mio mestiere. Sicuramente con l’abbattimento la qualità paesaggistica ne guadagnerebbe, ed è ovvio che da amministratore pentito la soluzione mi piacerebbe.  Ritengo tuttavia ed onestamente, che le preoccupazioni dell’amministrazione non sono peregrine, vanno con attenzione, condivisione e trasparenza massima verificate, accertate, e solo dopo questa verifica, adottata una soluzione definitiva ed adeguata alla importanza del sito da troppo tempo in stato di abbandono.

 Quali potrebbero essere i passi necessari per arrivare ad una trasparente e dettagliata esposizione dello status quo, che porti all’abbattimento e alla realizzazione di una Marina restituita alla Città? Se proprio non si potesse eliminare il parcheggio, perché non togliere solaio e pilastri restituendo almeno la vista del mare?

Oggi con il senno del poi anche la scelta di costruire un parcheggio in centro storico tradisce un’idea che affonda le sue radici negli anni in cui l’auto era tiranna incontrastata della città, sappiamo che un parcheggio è un attrattore potente di traffico autoveicolare, e siamo in una stagione che ormai ha maturato il convincimento della necessità di ridurre traffico urbano, e soprattutto in aree ad alta densità di fruizione come Ortigia. Abbiamo in città molte risorse ed intelligenze, abbiamo una sede universitaria di Architettura, e con essa abbiamo un nodo importante di collegamento con il ricco mondo della progettazione urbana, ne farei massimo uso, scomoderei urbanisti, paesaggisti, architetti dell’arredo, dando quei temi che la cittadinanza suggerisce per restituire alla massima fruizione pubblica quella Marina.

 

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