Nella cornice verde del giardino The Academy di Siracusa, si è svolta la presentazione del libro di Giovanni Carrosio e Vittorio Cogliati Dezza “Clima ingiusto. Il welfare per un nuovo patto eco-sociale”, Donzelli Editore. L’evento è stato organizzato da Legambiente Siracusa con la collaborazione di Arci Siracusa, Banca Etica e l’associazione Ad Gentes per i quali sono intervenuti rispettivamente Paolo Tuttoilmondo che ha moderato l’incontro, Eleonora Gennaro, Silvia Caffarelli e Linda Carbone.
Presenti, oltre all’autore, Vittorio Cogliati Dezza, anche Irene Falconieri, docente di Antropologia culturale e Maria Olivella Rizza, docente di Economia, entrambe docenti dell’Università di Catania.
Cosa ha spinto Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente Italia dal 2007al 2015, e Giovanni Carrosio, docente di Sociologia dell’ambiente dell’Università di Trieste, a scrivere questo libro?
L’obiettivo principale del libro, emerso durante la presentazione, è quello di trovare una connessione tra giustizia climatica e giustizia sociale che si manifesta in maniera profonda nelle modalità attraverso cui i problemi ambientali interagiscono con le fragilità presenti nella nostra società.
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La presentazione del libro è stata l’occasione per evidenziare come gli effetti del cambiamento climatico non colpiscono tutti allo stesso modo, in quanto il cambiamento climatico, pur essendo un concetto universale, va calato localmente. La vulnerabilità dei cambiamenti climatici dipende dalle condizioni sociali ed economici delle persone. Nei confronti dei cambiamenti climatici molte persone vulnerabili mettono in atto strategie individuali di sopravvivenza che evidenziano come la crisi climatica sia intrinsecamente legata alla povertà e alla mancanza di tutele sociali. Quindi, se si desidera dare una risposta ai problemi legati ai cambiamenti climatici non si può prescindere dall’analisi della connessione che esiste tra la dimensione universale (i rischi globali) con quella locale. “Gli effetti del cambiamento climatico si ripercuotono in contesti specifici, trasformandoli in problemi concreti della vita quotidiana”.
Una soluzione all’ingiustizia del clima può essere la costituzione di reti di relazioni (movimenti, terzo settore, cittadini attivi) che possono essere uno strumento importante per rispondere ai rischi della crisi climatica.
Durante l’incontro Vittorio Cogliati Dezza ha sottolineato che per ottenere giustizia climatica e sociale, le politiche pubbliche non devono limitarsi a creare spazi per il mercato, ma devono partire dai bisogni reali e collettivi dei cittadini. È necessario un “accompagnamento” nei territori per individuare dove vivono le persone vulnerabili e costruire reti di supporto specifiche per ogni quartiere. Per Cogliati Dezza è necessario passare dai bisogni individuali alle strategie collettive.
L’antropologa Irene Falconieri ha invece evidenziato il continuo spopolamento e indebolimento del terzo settore nel Sud Italia, la necessità di superare la frammentazione delle associazioni per generare politiche pubbliche realmente inclusive. Per la docente di Antropologia culturale dell’Università di Catania la turistificazione, la gentifricazione e il mercato stanno erodendo gli spazi di aggregazione sociale necessari per affrontare le sfide future.
Nell’incontro si sono evidenziate alcune strategie su cui muoversi: il superamento del solo criterio della morosità per l’individuazione dei nuclei familiari che possono beneficiare dei bonus statali legati all’energia, la creazione di infrastrutture sociali con la realizzazione di rifugi climatici, veri e propri centri di relazione sociale, presidi sanitari territoriali, politiche di accompagnamento nei quartieri, contaminazioni tra settori e realtà locali diversi, ascolto delle strategie di sopravvivenza individuali. Un esempio concreto è il modello virtuoso del portierato sociale di Trieste con una alleanza istituzionale tra l’ente locale, l’Azienda Sanitaria Locale (ASL) e l’ente proprietario delle case popolari, con il monitoraggio sanitario e domiciliare, con il risanamento ambientale e sociale.
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Maria Olivella Rizza, citando l’enciclica Laudato Sì di Papa Francesco, ha evidenziato che non esistono due crisi separate (una ambientale e una sociale), ma un’unica crisi socio-ambientale sottolineata da Papa Francesco con la frase “grido della terra e grido dei poveri” indicando che la giustizia climatica deve necessariamente includere quella sociale. L’economista Maria Olivella Rizza ha affrontato la domanda cruciale: “Ci sono i soldi per finanziare questo nuovo welfare?”. La risposta è stata che le risorse esistono, ma la loro allocazione è una scelta politica strategica. A supporto di ciò, vengono citati alcuni numeri: tra il 2008 e il 2017, l’Unione Europea ha autorizzato 5.100 miliardi di euro in aiuti al settore finanziario, il programma Next Generation EU ha mobilitato 800 miliardi per la pandemia, il piano per la difesa europea (Readiness 2030) prevede altri 800 miliardi in 5 anni.
Il costo stimato per la transizione ecologica europea è di circa 660 miliardi l’anno. La conclusione della docente di economia dell’Università di Catania è stata che quando un problema è considerato “strategico”, le istituzioni sanno trovare le risorse e innovare le regole fiscali. Quindi, il finanziamento di un nuovo welfare climatico e delle politiche sociali integrate non è un problema di mancanza di risorse economiche, ma una questione di volontà politica e di scelte strategiche. L’economista Maria Olivella Rizza ha spiegato che le risorse possono essere reperite attraverso l’innovazione delle regole fiscali e l’individuazione di nuovi strumenti UE, il superamento della logica del profitto privato su fondi pubblici e il riorientamento della spesa pubblica. A momento lo Stato interviene già attivamente nell’economia, ma spesso lo fa per assecondare gli interessi delle élite. Finanziare il welfare climatico significa attuare un progetto politico proattivo che sposti l’intervento pubblico verso la protezione dei più vulnerabili.

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