È un’amara e spietata constatazione dover assistere al continuo trionfo dell’irresponsabilità amministrativa e al cinismo istituzionale di chi dovrebbe tutelare il Bene Comune.
Il Libero Consorzio Comunale di Siracusa, ente gestore della Riserva Naturale Orientata “Fiume Ciane e Saline di Siracusa”, pur essendo perfettamente a conoscenza delle gravissime emergenze ecologiche che da decenni affliggono l’area, ha scelto deliberatamente di ignorarle. Assistiamo alla totale assenza di un’etica della responsabilità da parte degli amministratori, i quali sembrano assecondare un’unica, cinica logica: tutto è lecito purché ci siano soldi pubblici da spendere, a prescindere dalla reale utilità delle opere. Le scelte programmatiche operate dall’Ente si traducono in un’azione irresponsabile che persegue obiettivi incomprensibili, lontani anni luce dalle finalità istitutive e di salvaguardia della Riserva. Il risultato di questa totale sordità istituzionale sarà un inaccettabile sperpero di denaro pubblico destinato, paradossalmente, ad aggravare le già drammatiche condizioni di degrado del territorio.
Istituita nel 1984, la Riserva rappresenta un delicatissimo unicum ecologico, nato per integrare e proteggere un corpo idrico d’acqua dolce – il fiume Ciane – e un ecosistema umido costiero a salinità variabile – le Saline. Questo ecosistema ospita, lungo l’asta fluviale, l’eccezionale e unica stazione botanica europea di papiro (Cyperus papyrus). Parallelamente, i bacini delle ex saline costituiscono un’area umida di importanza internazionale, fondamentale come habitat di sosta, svernamento e nidificazione per l’avifauna migratoria e per svariate specie di limicoli.
(foto A)
La sopravvivenza di questo inestimabile patrimonio dipende esclusivamente dal mantenimento degli argini costieri, dalla rigida regolazione dei gradienti di salinità e dalla costante manutenzione del deflusso idrico. Eppure, di fronte a un patrimonio al collasso, l’Ente gestore ha intercettato un finanziamento FESR da oltre 5,5 milioni di euro proponendo interventi non solo inutili, ma profondamente incoerenti con le reali criticità dell’area.
In primo luogo, il progetto fa prevalere, come voce economicamente più rilevante (circa 1,5 milioni di euro), la realizzazione di un’avannotteria (incubatoio ittico). Questa struttura dovrebbe essere allocata nei locali dismessi dell’ex Consorzio di Bonifica (ex stazione di sollevamento): un intervento del tutto decontestualizzato e privo di qualsiasi motivazione scientifica. Al contrario, quegli stessi locali andavano acquisiti e ristrutturati per ben altre finalità: la creazione del centro di accoglienza della riserva, comprensivo di aule didattiche per le scuole e di un Museo del Papiro e delle Saline.
(foto B)
In secondo luogo, il progetto volta le spalle all’emergenza più grave e impellente: l’erosione costiera. L’argine delle saline è stato in gran parte distrutto e smantellato dalle mareggiate, permettendo l’ingresso incontrollato dell’acqua marina. L’assenza di interventi di ripristino ha innalzato il livello dei fondali e alterato irrimediabilmente la salinità, rendendo una superficie considerevole non più utilizzabile come area di sosta e alimentazione per l’avifauna migratoria.
Inoltre, il piano non affronta in alcun modo le condizioni precarie dell’asta fluviale. Il papiro, un tempo rigoglioso, è oggi drammaticamente soffocato dalla vegetazione infestante, in primis dalla cannuccia di palude (Phragmites australis). Questo declino è la conseguenza diretta della totale assenza di manutenzione del fiume che si protrae ormai da circa trent’anni, a partire dal 1992. Le acque sono diventate stagnanti, ostacolando la sopravvivenza dei rizomi, mentre l’Ente gestore continua a ignorare l’urgente necessità di una pulizia selettiva.
Infine, incurante degli errori del passato, l’Amministrazione prevede fondi per un ennesimo intervento su infrastrutture preesistenti, ovvero la ricostruzione della “Casa della Salina” da destinare a Museo del Sale. Si tratta di una struttura già malamente ricostruita nel 2009 e successivamente distrutta dal moto ondoso a causa di marchiani errori progettuali. L’ostinazione nel voler riedificare questo immobile è aggravata dal fatto che esso ricade nel cuore dell’area di sosta dell’avifauna migratoria, la zona in assoluto più sensibile e critica per i fragili equilibri della Riserva.
(foto C)
La Riserva Naturale “Fiume Ciane e Saline di Siracusa” non è un mero capitolo di bilancio utile solo a intercettare e disperdere fondi europei. Questo ecosistema è, prima di ogni altra cosa, un vero e proprio “luogo dell’anima” per i cittadini siracusani. È uno spazio indissolubilmente legato all’identità culturale, storica e paesaggistica di un intero territorio; un patrimonio che evoca un mito millenario, ma che oggi rappresenta solo una promessa istituzionale costantemente tradita. Da oltre quarant’anni la Comunità attende invano interventi reali di tutela, ripristino e valorizzazione. Sono stati quattro decenni segnati da passerelle politiche, tavoli tecnici inconcludenti e malagestione, durante i quali si è lasciato che un ecosistema unico in Europa scivolasse lentamente verso l’agonia.
Salvare le Saline dal collasso idraulico, liberare le sponde del Ciane per far respirare il papiro e istituire un vero centro di accoglienza ed educazione ambientale non sono soltanto urgenti necessità ambientali, ma rappresentano un imperativo etico. Intervenire con coerenza e onestà intellettuale è l’unico modo per restituire finalmente dignità a una Comunità stanca di assistere allo scempio e all’abbandono del proprio patrimonio e ritrovare la bellezza e il rispetto che questo luogo dell’anima aspetta da quasi mezzo secolo.
Continuare a imporre progetti irragionevoli e dannosi, ignorando le ferite mortali dell’area, significa condannare a morte non solo una riserva naturale, ma un pezzo fondamentale della memoria e del cuore di Siracusa.
Didascalie foto
A) Panorama delle saline (anni ’60). In rosso è evidenziata l’area invasa dal mare a causa dell’erosione dell’argine.
B) Restringimento dell’alveo del fiume Ciane. La folta vegetazione subacquea ne rallenta fortemente il deflusso idrico.
C) Cannuccia di palude infestante. La pianta minaccia e soffoca il papiro per lunghi tratti nel corso medio-alto del fiume.

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