Giuseppe Implatini, nel 2014 l’Osservatorio Civico Turistico di cui tu eri Presidente si mobilitò per l’abbattimento del famigerato parcheggio Talete. Ci vuoi raccontare il perché di quell’iniziativa e cos’è l’Osservatorio Civico Turistico?
L’Osservatorio Civico Turistico Aretuseo dell’Associazione Esedra nasce nell’ambito di un concorso di idee organizzato dalla Scuola di Alti Studi in Economia del Turismo Culturale della Fondazione Garrone, per il miglior progetto di valorizzazione del territorio nel 2008. Dall’Osservatorio furono negli anni pubblicati 4 rapporti con patrocini vari fra i quali quello del Comune, della Provincia, di Confindustria, dell’UNESCO, Consorzio Universitario Archimede, Assoturismo e altri. L’idea di abbattere la copertura del parcheggio Talete nasce nel 2014 a seguito della semplice osservazione che per il suo funzionamento occorre uno spazio di servizio (le strade adiacenti) grande quanto il parcheggio stesso; che demolita l’orrenda copertura potrebbero mantenersi gli stessi posti auto ma mitigati nel verde o altro, che si restituirebbe così alla fruibilità una splendida marina lunga 300 metri e dalle acque limpidissime.
Quali furono le iniziative a sostegno di questa proposta?
Si organizzò un convegno “Levante Libero” a cui partecipò e intervenne la politica a tutti i livelli, molte le voci a favore fra le quali quella dell’attuale Assessore alla Cultura del Comune di Siracusa Fabio Granata e il Prof. Paolo Giansiracusa; a tale evento, al tavolo accanto ai relatori, sedevano anche l’allora assessore al turismo Francesco Italia con i parlamentari Pippo Zappulla ed Edy Bandiera. Per discutere della questione ancor più tecnicamente e dettagliatamente fu chiesta da alcuni consiglieri una seduta di Consiglio Comunale aperta sul tema, che inizialmente fu fissata per il 9 giugno del 2014, poi a causa della morte del compianto Avv. Ettore Di Giovanni, venne fissata per 16 febbraio 2015. A quella seduta fui invitato ufficialmente e con tanto di slide illustrai nuovamente ma più dettagliatamente tutti gli aspetti tecnici del progetto di demolizione che avevamo approntato.
A cosa portò quel Convegno e quel Consiglio Comunale? Cosa si decise?
Ci fu un confronto tecnico con l’Ing. Capo del Comune (anche con punti di vista diversi, ma non troppo distanti) e con un avvocato che ci informarono di una causa in corso con la Regione per la diversa utilizzazione dei fondi ricevuti. Quindi, si prese atto e si decise di attenderne l’esito prima di prendere altre decisioni. Nel 2016, poiché la situazione stagnava, decisi di organizzare una petizione, sia online che cartacea, dal testo molto chiaro per quanti oggi se ne dimenticano: “ABBATTIAMO L’ECOMOSTRO TALETE”. Tale petizione ottenne in poco tempo oltre mille firme, di queste molte “autorevoli”, come due dei candidati Sindaci alle ultime elezioni e in seguito assessori, deputati regionali, studiosi, ecc …
Il vostro progetto in cosa consisteva, avevate pure definito gli interventi e i costi necessari?
Il progetto, di massima ma dettagliato, fu sviluppato con la collaborazione di diversi tecnici con esperienza. Il primo progetto grafico era bidimensionale e dimostrava perfettamente come neanche la viabilità dovesse essere cambiata; non solo, finalmente la cittadinanza poteva avere contezza del fatto che il parcheggio non fosse interrato, ma sopra il livello del mare di circa 80 cm. Pertanto, tolta la copertura, una marina quasi pronta. Sul piano invece della perizia di spesa per i lavori, sempre con i tecnici, sono stati nel 2014 approfonditi i costi dell’intervento.
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A questo fine furono fatti i calcoli e contattate alcune ditte specializzate in questo tipo di demolizioni per lo smaltimento dei rifiuti speciali (come la parte impermeabilizzante della terrazza) per valutare la frantumazione con separazione dei materiali (utile a riciclare buona parte del demolito come sottofondo della nuova marina). Altra ipotesi che fu valutata ma ancora da approfondire: quella della possibilità di smontaggio dei “tegoli”, ovvero gli elementi prefabbricati che compongono la copertura, in modo tale da riciclarli o trasferirli in altro luogo. Queste sono alcune delle possibilità di intervento per il quale avevamo calcolato circa un milione di euro. Nel 2016, contemporaneamente alla petizione, viene pubblicato il video che racconta la storia di quel luogo e quello scempio e che alla fine illustra la nostra proposta.
Il contenzioso con la Regione a che punto è? È ancora in atto e in cosa consiste?
Non se ne sa molto ma per ciò che attiene alla causa, si parla di danno erariale e di risarcimento, (senza comunque mai trasparenza sui documenti e a questo fine credo che una forma di accesso agli atti o altro sarebbe opportuno) per aver costruito un parcheggio invece che un ponte o una via di fuga. Cioè per essere chiari, se non si potevano usare quei fondi per il parcheggio, cosa cambia se se ne abbatte solo la copertura? Cambia l’utilizzo dei fondi? Su questo aspetto purtroppo non vi è molta chiarezza né voglia di approfondire. È possibile che dopo trenta anni non si possa demolire una copertura mal costruita, con alti costi di manutenzione periodica, davanti al mare sulla città patrimonio dell’UNESCO? Il ponte dei Calafatari non è stato forse demolito? E il viadotto della Targia non potrà essere dunque demolito?
In questi giorni l’Assessore Granata ha dichiarato a mezzo stampa che “Si tratta di un’opera pubblica collaudata e sanata e ne conseguirebbe l’obbligo di un risarcimento di oltre 20 milioni di euro”, mentre in seduta di consiglio comunale nel 2015 l’avvocato del Comune parlò di 10 milioni di euro richiesti dalla Regione. I cittadini conosceranno mai i dettagli di una causa che grava su loro stessi?
Ma esiste un atto, un provvedimento, un’ingiunzione relativa a questo danno erariale?
Non lo so e non si riesce a sapere.
Intanto il manufatto si deteriora ulteriormente (infiltrazioni, allagamenti) presenta costi di gestione periodica (pitturazione, illuminazione) e il Comune continua a spenderci soldi. Hai idea di quanto costi questo parcheggio alle casse comunali?
Secondo i nostri dati, in tre o quattro anni, sul parcheggio sono stati spesi circa 300 mila euro, che se si dovesse realizzare il restyling proposto arriverebbero a circa 360/380! Se queste cifre fossero confermate, i presupposti per un danno (se non erariale almeno a carico dei cittadini) sarebbero questi sì, evidenti: centinaia di migliaia di euro ancora spesi sull’ecomostro e continuare a vederlo lì davanti per sempre.
Secondo te la cittadinanza avverte questo problema, è una questione percepita?
Questa assurda vicenda, man mano che la sua storia viene raccontata, è sempre più sentita dalla cittadinanza; l’orrido ecomostro infatti è sorto all’epoca quasi come un cattivo risveglio, a tradimento, come si usa dire, molti che non sapevano tanti dettagli grazie a queste iniziative oggi ne hanno consapevolezza.
Perché le ultime amministrazioni non hanno pensato di demolirlo?
È una domanda complessa, che ci costringerebbe ad addentrarci non solo in aspetti tecnici o legali.
Detto questo, credo che oggi sia inutile cercare i colpevoli di questa ferita, sarebbe solo un modo per ingessare ulteriormente la città e la sua classe dirigente; oggi questo trauma va superato, ne abbiamo l’occasione, sarebbe l’unica cura definitiva che chiamerei pacificazione, sia con l’antico isolotto, la sua storia e bellezza, che fra le componenti politiche e civili della nostra comunità.
Quelli che oggi hanno il potere decisionale in mano, ancora più forte grazie all’essenza dei rappresentanti dei cittadini in aula (Consiglio Comunale), stanno scegliendo la strada peggiore: quella di condannare lo “scoglio” a uno sfregio eterno e le generazioni future ad avere questa come nostra eredità.
Cosa occorrerebbe dunque?
Sarebbe necessario che tutta la città si unisse, politica, associazioni e cittadini; forti e compatti risolveremmo certamente la questione, dimostrando di essere comunità all’altezza anche di correggere propri sbagli. Fondamentale adesso fermare ogni altro intervento sul Talete che non sia quello risolutivo, aprire un dibattito serio, creare un comitato pro abbattimento e impedire che una o due persone poco sensibili alle voci della città, decidano per tutti e in pratica per sempre la sepoltura della Marinella di Levante.

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