Il 5G e il circo equestre

Ci siamo, è cominciata la mobilitazione di gruppi di vario tipo che urlano, supplicano, avvisano, si indignano, in una parola demonizzano un nuovo nemico nella strada della innovazione.

Spesso per questi gruppi tutto ciò che è nuovo nasconde un pericolo. A volte ci azzeccano ma è per caso; quasi sempre sono avanzati timori che poggiano sulla propria scarsa conoscenza delle problematiche sul campo, alimentate e anche giustificate dal vivere in una società complessa e piena di insidie in cui il capitalismo, come forza trainante dell’economia dei sistemi occidentali, non guarda tanto per il sottile. Se c’è da guadagnare è incurante, spesso, dei danni che si produce alla qualità della vita del genere umano. 

Gli atteggiamenti, spesso oscurantisti o semplicemente prevenuti, di questi gruppi trova conforto nella spregiudicatezza di affaristi senza scrupoli e di tecnici “disinvolti” che supportano talune scelte aziendali non in modo trasparente e disinteressato.

In questi giorni si sta riripetendo il “circo equestre” sul tema del 5 G. Addirittura qualcuno, per legarsi all’attualità, giunge a ipotizzare che il COVID sia favorito dai ripetitori 5G.

Il dramma è che nugoli di scienziati su FB, esperti di tutto, inondano di like ogni strampalata ipotesi trascinando nella paura e nello sgomento quella parte, sempre più ampia in ragione della sempre più complessa società in cui viviamo, della comunità che si aggira smarrita tra le novità e le conquiste della scienza.

A volte, tutto ciò richiama alla mente i timori ancestrali patiti dai nostri antenati per la scoperta del fuoco, della ruota, del treno a vapore, delle macchine automatiche e così via. 

Eppure, come opportunamente rileva Alberto Rotondi, professore ordinario di fisica all’Università di Pavia: “Dalla prima generazione 1G, che era analogica e molto più aggressiva dal punto di vista delle emissioni, si è passati al digitale 2G, e ora al 3G e 4G dove le emissioni sono almeno dieci volte più basse rispetto ai segnali analogici. Questo perché il segnale digitale, come quello della televisione satellitare, è codificato e può essere estratto dal fondo ambientale con algoritmi numerici, a differenza del segnale analogico che DEVE essere sopra il fondo per essere ricevuto. La banda a 700 MHz, analogica e aggressiva come intensità di emissioni, che è stata usata dai canali televisivi, ora è vuota e sarà occupata dal segnale 5G che, essendo digitale, sarà di molto inferiore al segnale televisivo analogico cui siamo stati sottoposti per decenni.

Questo continuo diminuire dell’intensità dei campi è stato fatto non solo per le normative nazionali tese a diminuire le emissioni, ma anche per un fatto tecnico e commerciale: più si riducono le emissioni più durano le batterie. E il 5G sarà quindi meno intenso degli attuali segnali.

Quindi se le emissioni sono il problema, sono quelle relative alle attuali 3G e 4G e non certo a quelle 5G che sono minori o uguali a quelle in uso. E le famigerate onde millimetriche sono usate da anni dalle televisioni satellitari e sono vicine al fondo cosmico di radiofrequenze che permea tutto l’universo”.

A queste riflessioni si accompagnano quelle di Alessandro Polichetti, del Centro Nazionale per la Protezione dalle Radiazioni e Fisica Computazionale dell’Istituto Superiore di Sanità.

Dice Polichetti: “L’evoluzione della telefonia mobile (la cui “quinta generazione”, o 5G, rappresenta lo sviluppo più recente) è stata caratterizzata da una copertura del territorio sempre più fitta, con sempre più numerose antenne che servono aree (“celle”, da cui il termine telefonia “cellulare”) di dimensioni sempre più ridotte, per limitare il numero di persone che intendono utilizzare il servizio contemporaneamente nella stessa cella. Per coprire tali celle di dimensioni più ridotte sono necessarie potenze sempre più basse, con una conseguente riduzione dei livelli ambientali di campo elettromagnetico cui possono essere esposte le persone. Inoltre, le dimensioni ridotte delle celle portano anche a una maggiore vicinanza tra telefoni cellulari e antenne fisse, con la conseguente riduzione delle potenze emesse dai telefoni cellulari e quindi delle esposizioni degli utilizzatori. L’applicazione della nuova tecnologia di telefonia mobile di quinta generazione (5G) all’Internet delle Cose, in cui non solo le persone ma anche i dispositivi comunicano tra loro, darà luogo ad un ulteriore aumento degli “utenti”, e quindi a un ulteriore aumento del numero di antenne sul territorio. Tale aumento è causa di crescenti preoccupazioni nella popolazione, anche se in realtà, per i motivi detti prima, le potenze di emissione saranno sempre più basse e così il contributo ai livelli di esposizione che in ogni caso dovranno rispettare i limiti precauzionali fissati dalla normativa nazionale: l’installazione di nuove antenne in siti dove sono già presenti altre antenne, infatti, per legge non può portare a un superamento dei valori di attenzione precauzionali vigenti in Italia, in quanto tali valori di attenzione sono espressi in termini di valori complessivi dovuti a tutte le antenne che generano i campi elettromagnetici presenti in ogni punto dello spazio.

È comunque prevedibile che, con la progressiva sostituzione delle tecnologie precedenti con quella 5G, le esposizioni complessive della popolazione diminuiranno ulteriormente rispetto a quanto sta già avvenendo. Un’altra causa di preoccupazione per il pubblico è rappresentata dal fatto che è previsto anche l’utilizzo di frequenze (circa 27 GHz) molto diverse da quelle attualmente utilizzate per la telefonia mobile (800-2,6 GHz), e ciò ha portato a parlare di frequenze “inesplorate” dal punto di vista degli effetti sulla salute. Va detto, però, che le frequenze usate dal 5G appartengono comunque all’intervallo delle radiofrequenze, i cui meccanismi di interazione con il corpo umano sono ben compresi, e i limiti di esposizione internazionali (e a maggior ragione i più cautelativi limiti italiani) consentono di prevenire totalmente gli effetti noti dei campi elettromagnetici anche a queste frequenze”.

Si può, quindi, ragionevolmente concludere che il 5G andrà a occupare, in Italia, le fasce dello spettro radio in cui ci sono frequenza più alte e con raggio d’azione molto più breve. L’area di trasmissione delle antenne 5G sarà, dunque, spazialmente assai più limitata e meno potente di quella degli attuali sistemi di antenne e ripetitori di tic mobili. Per concludere queste brevi considerazioni va anche detto che l’emergenza Covid rende gli investimenti nelle nuove reti ancora più urgenti e im­prorogabili, visto che l’attuale infrastruttura è da settimane sottoposta a una pressione senza precedenti e che la necessità di mantenere misure di distanziamento sociale rende la disponibilità di banda uno degli elementi importanti per il ritorno alla normalità. Senza connettività diffusa non è neppure immaginabile coniugare le esigenze di un’economia e una società moderne con l’obbligo del distanziamento sociale. Non possiamo rimanere indietro nel nome di pregiudizi antiscientifici. Siamo già in ritardo.

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