Silvestrini smonta il governo: Sull’atomica solo spot!

Si è svolto mercoledì 10 un incontro al Cerchio con Gianni Silvestrini, direttore del Kyoto Club. Durante il suo intervento, l’ingegnere e autore del libro “L’illusione nucleare e la rivoluzione delle rinnovabili” ha duramente criticato il rinnovato interesse del governo italiano verso l’energia atomica. Secondo Silvestrini, l’esecutivo ignora sia il consenso scientifico, sia l’esito dei referendum popolari. Una scelta che lui definisce puramente propagandistica.

Silvestrini ha evidenziato le problematiche ancora irrisolte del nucleare, in primis lo smaltimento delle scorie, una questione aperta non solo in Italia ma a livello globale, come dimostra il caso degli Stati Uniti. Al contrario, le energie rinnovabili – e in particolare il fotovoltaico – sono diventate il cuore della crescita energetica mondiale, grazie al crollo dei costi (riduzione di dieci volte nell’ultimo decennio) e ai progressi tecnologici che le rendono ormai le fonti più economiche disponibili.

La Cina è indicata come leader indiscusso in questo settore e nella mobilità elettrica, con migliaia di brevetti depositati ogni giorno (oltre 14.000). Nel frattempo, nazioni un tempo fortemente legate al carbone come il Regno Unito lo hanno completamente abbandonato, segnando una svolta storica.

Il relatore ha riconosciuto il problema dell’intermittenza delle rinnovabili (mancanza di sole o vento), ma ha sottolineato come possa essere gestito attraverso l’interconnessione delle reti elettriche (nazionali, europee e intercontinentali) e lo sviluppo di sistemi di accumulo di lunga durata, che stanno portando a varie efficaci soluzioni.

Di fronte alla dipendenza dell’Europa dalla Cina per materie prime chiave (es. silicio solare) e componenti, Silvestrini ha indicato la necessità di investire strategicamente in ricerca per celle fotovoltaiche più proficue e sistemi di accumulo innovativi. Anche l’obiettivo europeo del 2035 per la vendita di sole auto elettriche è ambizioso, ma la Cina è già molto più avanti. Il relatore ha sottolineato che le strade per ricavare energia sono molteplici, ma l’unica da non seguire è quella nucleare. Eppure, per l’ennesima volta, l’attuale governo si presenta incapace e propagandistico.

Difatti Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente, il 4 giugno ha ottenuto l’approvazione della Camera del disegno di legge delega sull’introduzione dell’energia atomica in Italia attraverso piccoli reattori modulari (SMR), presentati come più sicuri e flessibili, anche se sono ancora sulla carta e di nascita molto incerta. Per questo motivo sono stati previsti ben 6 milioni di euro destinati a campagne informative: un ennesimo spreco di denaro pubblico. Questo – ha osservato Silvestrini – è fuori da ogni logica attuale.

Oggi il nucleare, abbandonato anche dalla Germania, fornisce solo il 9% dell’energia globale, contro il 38% delle rinnovabili in rapida crescita.

In Occidente, la costruzione di nuove centrali nucleari è stata caratterizzata da ritardi enormi, costi fuori controllo e fallimenti aziendali. Inoltre, la fusione nucleare rimane un miraggio a più di 40 anni di distanza. È ancora troppo complessa. La scelta di puntare sul nucleare è quindi definita dal mondo accademico soltanto come una decisione politica, non economica, destinata probabilmente a essere abbandonata da futuri governi.

Dopo l’intervento si sono susseguiti numerosi quesiti e osservazioni. Tra i temi affrontati: il successo delle soluzioni di efficienza energetica negli edifici in Germania, Francia e Regno Unito, a fronte di standard obsoleti; le superfici attualmente dedicate a solare ed eolico in Italia; le problematiche tecniche e territoriali legate all’impatto dell’eolico; il progetto della bioraffineria Eni-Versalis con i suoi potenziali impatti sulla popolazione; la possibilità di catturare l’anidride carbonica dall’atmosfera. È sorta anche una critica filosofica sul ruolo della tecnica come strumento di potere e sulla conseguente impotenza popolare, con un richiamo ai principi di giustizia e uguaglianza. Anche il quesito sul progetto del solare termodinamico voluto dal premio Nobel Rubbia e fatto impiantare un prototipo alla centrale Archimede in zona industriale ne è stato chiesto il perché della sua chiusura. Silvestrini ha chiarito che il progetto era fattibile e aveva lati positivi come la non interruzione elettrica da parte della centrale anche di notte. Purtroppo è troppo costoso rispetto ad altre fonti rinnovabili quali fotovoltaico ed eolico.

L’interesse in sala ha fatto capire quanto l’argomento è sentito da tutti.

Silvestrini ha risposto con la sua lunga esperienza a tutte le domande. Ha infine concluso che non è solo vantaggioso, ma è ormai inevitabile il percorso per le rinnovabili, in special modo il fotovoltaico.

Noi aggiungiamo che per rendere il Paese energeticamente più indipendente, una strada importante da seguire è anche l’efficienza nel settore. Un cambio di mentalità. L’andare contro lo spreco utilizzando apparecchi a basso consumo, ecc.

Poi se guardiamo i numeri del potenziale italiano sulle rinnovabili troviamo che:

un fotovoltaico (solo sui tetti degli edifici) ha un potenziale tecnico di circa due terawattora, in grado di generare 2.700 terawattora all’anno, quasi 50 volte l’attuale produzione italiana.

L’eolico (terra e offshore) – ci aiuta l’Atlante Eolico dell’Italia sviluppato da Enea e Cnr – indica un potenziale teorico di 540 terawattora all’anno. Oggi l’eolico installato produce 2.223 TWh (8% della domanda elettrica).

Dall’idroelettrico attuale si potrebbero aggiungere altri 10 TWh, da recuperare con mini idro, revamping e reti irrigue.

Infine, il geotermico ha un potenziale estraibile enorme rispetto all’attuale produzione che è di circa 6 TWh/anno.

Sommando il potenziale di fotovoltaico, eolico, idroelettrico e geotermico si superano i 3.000 TWh, a fronte di una domanda elettrica attuale dell’Italia di 311 TWh (dato Terna), destinata certamente a salire in futuro a causa della nascita dei data center per l’intelligenza artificiale e di altri consumi, ma già ampiamente sufficiente per i prossimi decenni. Inoltre, queste considerazioni e stime s’intendono al netto dei continui miglioramenti tecnoscientifici che efficientano continuamente tali tecnologie. Questo si traduce in occupazione qualificata, centri di ricerca.

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