Giusi Nanè: “Diminuisce l’inquinamento urbano. E quello industriale?

Siamo contro l’aiuto economico pubblico per le aziende per nulla green”

 

Il presidente del Cipa (Associazione per la Protezione dell’Ambiente) Mario Lazzaro ha dichiarato ultimamente che i rilevamenti sulla qualità dell’aria dall’inizio delle settimane del lockdown hanno registrato una netta riduzione degli inquinanti. Durante la pandemia (le misurazioni fanno riferimento al periodo gennaio-aprile) è stato rilevato un contenimento delle concentrazioni di ossidi di azoto, di Benzene del 50% e il 25% quel che riguarda benzene, toluene, etilbenzene e xilene. Ma sappiamo che per gli ossidi di azoto il traffico costituisce il fattore causa determinante per cui se tali concentrazioni si sono ridotte in questo periodo è dovuto alla forte contrazione del traffico veicolare che industriale. Eppure a tale obiezioni sottolinea Lazzaro: è un dato assodato che negli ultimi cinque anni le medie annuali degli ossidi di azoto viaggiano al di sotto dei limiti prescritti. Consideriamo che gli altri composti volatili derivano in gran parte dal traffico veicolare. Inoltre è da tenere a mente che la zona industriale con i suoi Comuni, in particolare Siracusa, è interessata da una percentuale elevata di auto circolanti per cui in queste settimane d’emergenza la riduzione di inquinanti si è maggiormente evidenziata. Infine, conclude il presidente del Cipa che solo la restante quota, circa il 20%, può originarsi da attività industriali.

Partendo da questa dichiarazione chiediamo a Giusi Nanè responsabile del Comitato Stop Veleni all’interno della rete dei comitati territoriali siciliani cosa pensa al riguardo?

Sono, come sempre, dichiarazioni ridicole!

Cosa non va, come sta reagendo la nostra popolazione al fenomeno inquinamento?

Qui da noi si fatica ancora molto a intendere il tema dell’inquinamento di natura industriale come un tema di tutela dei Diritti Umani. Ci sono sentenze (non a Siracusa) che oramai stanno donando un barlume di speranza a tutte le vittime e ai loro parenti di Ingiustizia Ambientale. Certamente anche qui la sensibilità nei confronti del tema dell’inquinamento sta aumentando, tuttavia ancora sono molti coloro che rimarcano l’incidenza che ha il traffico urbano nella qualità dell’aria.

In questo periodo unico che stiamo vivendo a causa del covid19 tuttavia capita di “vincere facile” con quanti sostengono ciò. L’incidenza del danno ambientale da inquinamento urbano diminuisce al decrescere del flusso veicolare, proprio come stiamo constatando in queste settimane, non così quello dell’inquinamento industriale. Discorso chiuso! La differenza sta nella scelta. Io posso scegliere di andare in bici, di fare attività all’aperto, di mangiare sano, tuttavia se vivo accanto al più grande petrolchimico d’Italia e secondo d’Europa quale scelta ho? E non parlo di pura sommatoria (1+1 inquinamento urbano + inquinamento industriale), parlo di prodotto esponenziale, il mix di inquinanti cui siamo esposti è una bomba che contiene un quantitativo spaventoso di potenziale dannoso.

La gente sa del PM10 veicolo del Covid19 quindi del maggior pericolo per gli abitanti della zona?

Certamente sul tema dell’informazione molto ancora c’è da fare e in attesa che i rappresentanti istituzionali affrontino seriamente la questione spetta ai comitati dare il massimo.

Gli industriali hanno fermato o diminuito la produzione?

Leggo di ritmi di turnazione più consoni al periodo di allerta Covid19 ma non di diminuzione di produzione, non posso tacere tuttavia di avere avuto segnalazioni di casi risultati positivi al virus e persino in molti casi di assoluta assenza di utilizzo di sistemi di protezione. La regola che vige per certi gestori pare sia la vecchia idea sempre cara che “i panni sporchi si lavano in famiglia” e “chi parla troppo se ne assume le conseguenze”.

Si sa di aiuti richiesti da parte delle multinazionali per l’emergenza pandemia?

Se si vuole davvero cambiare rotta oggi è proprio il momento. Mai come adesso, mentre assistiamo ad una catastrofe annunciata e secondo gli scienziati la prima di molte altre, non dobbiamo mollare la presa. Una ripresa che non sia una rinascita sarebbe imperdonabile. Ma come si fa a concedere aiuti economici a chi è causa della pandemia? Il segretario generale dell’ONU Guterres ha dichiarato pochi giorni fa che i soldi dei contribuenti non dovranno essere utilizzati per salvare le società che contribuiscono con la loro produzione ad immettere in atmosfera sostanze clima alteranti a fortissimo impatto, “siano gli inquinatori a pagare il loro inquinamento”. Ci opporremo ad ogni iniziativa che vada nella direzione di concedere aiuti economici pubblici a quei soggetti che nulla hanno di green. In questo periodo di “clausura” forzata e motivata non abbiamo smesso di respirare sostanze fortemente dannose e non per nostra scelta. Una lunga esposizione al benzene ad esempio può causare varie forme di leucemia, ma anche il linfoma non-Hodgkin, il mieloma, peccato che nessuno ha imposto dei limiti all’immissione in atmosfera di certi inquinanti; timidi percorsi normativi sono stati avviati, dando luogo a polemiche persino da parte di chi vanta un palese conflitto d’interessi. Arpa Sicilia monitora come può, lamentando una grave carenza di risorse e di personale altamente specializzato. Quando capiremo che difendere compatti la salubrità dell’aria equivale a difendere i nostri affetti più cari?

Cosa stanno facendo i Comuni?

I Comuni spesso sollecitati dai cittadini ammorbati dalle puzze industriali non rispondono o semplicemente fungono da cassa di risonanza dei gestori e delle loro dichiarazioni, nessuno però temo si sia ad oggi attivato contro quest’inquinamento diffuso. Sarebbe il caso di avviare un serio percorso di risanamento, quando le matrici ambientali contaminate raggiungono il livello di soglia consentito non è più tollerabile che si assista in silenzio a questa danza macabra. Il nostro territorio ha bisogno di attività immediate e di un piano di risanamento che allenti pian piano questa costante minaccia per la salute. Ci dicano i sei comuni dell’area SIN d’intesa con i medici di base come si stanno evolvendo le patologie pediatriche correlate ai locali fattori di rischio sanitario, avviino un piano di rilevamento di “tutti” gli inquinanti presenti sul territorio, sfidino i dati statistici divulgati che appaiono, ai più, totalmente scollegati dalla realtà, sviluppino dei software di elaborazione dei dati Asp in tempi rapidi correlandoli con i quartieri di residenza dei pazienti trattati. I cittadini pretendano non solo di vivere di più ma di vivere meglio.

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