DECRESCITA … INFELICE

 

Fu tanto criticata ed irrisa la decrescita felice, proposta da vari economisti, filosofi, naturalisti, biologi, fisici, chimici (Herman Daly, Nicholas Georgescu-Roegen, Zigmunt Bauman, Martha C. Nussbaum, Manfred Max-Neef, Maurizio Pallante, Serge Latouche, Tim Jackson, Ferdinando Boero, Tiziano Terzani, Guido Viale, tanto per citarne alcuni) ed ora siamo di fronte ad un’emergenza sanitaria, sociale ed economica da incubo.

L’epidemia del coronavirus sta mettendo in luce la fragilità del nostro sistema delle organizzazioni di prevenzione sanitaria e di presìdi sul territorio in grado di affrontare emergenze. Vengono a galla i limiti di un’economia troppo incentrata sulla patologia produttivistica e iperconsumistica, anziché su salubrità, assistenza sociale, servizi ecologici, ricerca, istruzione e formazione, ma ora il dileggio è finito e vi è una decrescita forzata, veramente infelice e tragica poiché gli ecosistemi non sono più in equilibrio tra di loro essendo stati sconvolti da interventi che hanno alterato in modo irresponsabile ed infausto i più intimi meccanismi del controllo biogenetico e bio-evolutivo. In condizioni ideali, infatti, dove l’ambiente è preservato in tutte le sue funzioni ecologiche complesse, le malattie infettive sono interazioni ricorrenti: i patogeni si manifestano e si estinguono in continuo senza danneggiare, ma le condizioni, oggi, sono diverse. Da qualche decennio abbiamo a che fare con eventi sempre più frequenti e sempre più dannosi. Poiché, però, siamo soggetti alle leggi dell’evoluzione e integrati nelle interrelazioni ecologiche, le alterazioni per interventi esterni, fanno mutare esigenze e dunque strategie a tutti gli elementi esistenti che cercheranno di garantirsi nuove occasioni per la propria sopravvivenza. Darwin ci aveva già avvertiti. Non siamo altro che animali legati a tutti gli altri esseri viventi, agli alberi, agli insetti, al fitoplancton, ai grandi e piccoli mammiferi e agli uccelli con i quali condividiamo da sempre origine, evoluzione, salute e malattie, per cui quando gli equilibri dei sistemi naturali non sono intaccati dall’azione aggressiva dell’uomo, più difficile è l’insorgenza di epidemie.

IL MODELLO INSOSTENIBILE

I principali sistemi omeostatici sono stati modificati o stravolti con la bioinvasione di enormi quantità di migliaia di nuove molecole di sintesi disperse e circolanti, ciò ha fatto perdere la stabilità degli ecosistemi. Per milioni di anni, infatti, le barriere naturali hanno separato tra loro tali ecosistemi, ora nel giro di pochi anni l’uomo ha forzato e sconvolto l’intero impianto ed eccola qua la decrescita, purtroppo nella maniera peggiore, la gente non è sobria ma povera. Siamo stati presi dal delirio dell’onnipotenza quando, invece, avremmo dovuto, saggiamente, pensare al limite, alla misura, alla natura finita dei corpi e delle risorse. Per far crescere il prodotto interno lordo, dicono i neoliberisti, poniamo del due per cento l’anno, occorre che beni e servizi derivanti dalla trasformazione della natura e dalle altre attività umane, dovrebbero moltiplicarsi per venti in dieci anni, per quaranta in venti anni. Chiunque sia dotato di buon senso capisce che è semplicemente impossibile anche solo immaginarlo senza considerare le conseguenze ambientali e gli effetti collaterali di una così frenetica e parossistica attività. Facciamocene una ragione: la “crescita infinita” dell’economia, della produzione, dei servizi è impossibile e non funziona. I conti non tornano, l’ottimo non coincide affatto con la crescita, ma con il suo contrario: perché l’ottimo non consiste nello sprecare sempre di più, ma nell’ottenere il meglio tramite il meno possibile.

CAMBIARE PARADIGMI E MODELLO: riconversione ecologica ed economica.

Un noto aforisma così recita: “Se da una sconfitta non hai imparato nulla, allora ne meriti un’altra”. Ora siamo al dunque, o s’inventa qualcosa di molto diverso o cadremo a picco. Le risorse del nostro pianeta sono limitate ed è necessario “disintossicarci” dai consumi perché una crescita infinita è impossibile in un mondo finito. Dobbiamo uscire dalla fede religiosa del “crescere per crescere” e vedere il Prodotto Interno Lordo come indice-feticcio della crescita stessa. Una crescita che non è sostenibile non è neanche auspicabile. Tutto ciò che consumiamo, ha un impatto sul pianeta: l’umanità ha già sorpassato la capacità di rigenerazione della biosfera e non è possibile sopravvivere oltre questo limite, continuando ad aggredire gli spazi di tutte le forme viventi, compresi i microrganismi.

Invece di vivere in armonia al suo interno, abbiamo dichiarato guerra alla natura. Gli ecologisti hanno, da tempo, dimostrato che la società della crescita ad oltranza, ad ogni costo, indeterminata ed indifferenziata è illogica, antieconomica, irrazionale, si schianta contro il muro dei limiti ecologici del Pianeta e ci mette in pericolo costante per le conseguenze di stravolgimenti del sistema microbico e biologico interconnesso.

Correre ai ripari significa mettere in cantiere nuove iniziative: impianti per le rinnovabili e l’efficienza energetica, ristrutturazione del già costruito, gestione accurata di risorse e rifiuti,
agricoltura biologica e di prossimità, riassetto idrogeologico dei territori e tutto ciò che è legato alla prevenzione ad alla precauzione: ce n’è abbastanza per impiegare e riqualificare eserciti di disoccupati. Senza mai rinunciare ai saperi di scienziati ed esperti per progettare. Ce ne sono molti in giro, disoccupati o non valorizzati da chi li impiega, ma desiderosi, se gliene si offre l’occasione, di mettersi al servizio di una vera riconversione. Costruiamo insieme un futuro diverso.

Abbiamo un’opportunità se ci siamo resi conto della nostra fragilità di fronte ad un microrganismo (che è al limite tra l’organico e l’inorganico). Con umiltà possiamo e dobbiamo combattere anche noi per la nostra sopravvivenza e ricominciare e rigenerarci senza ricadere negli errori precedenti.

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