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La Libreria Editrice Urso pubblica la nuova raccolta di poesie di Miriam Vinci. “Sono un grumo di sogni, un grumo di emozioni”
Salutiamo l’uscita della nuova raccolta di Miriam Vinci, giovane penna netina che si è distinta in vari concorsi di poesia, specie in quello indetto dalla Libreria Editrice Urso – meritoria per le iniziative culturali –, che ne ha pubblicato i versi.
“La vita non si programma, / si respira”: così i versi quasi programmatici del primo componimento. E in effetti poesia è creazione, soffio vitale e vivificante.
Tornano l’infanzia e i suoi sogni, spesso forieri di disillusione; l’amore per il mare – odiosamato, ambivalente, simbolo di vita e morte insieme – e la natura in generale, in cui si riflette l’animo della poetessa. Tornano i tormenti interiori, le domande incessanti a se stessi e alla vita.
Rispetto al primo volume di poesie di Miriam Vinci, “Parole che ho dentro”, si nota una maggiore densità narrativa: i versi sono grumi di significato, folate di pensieri riflessioni emozioni.
Ma che cos’è la poesia per la nostra autrice? Cosa rappresenta, in generale, per chi scrive?
“Poesia è ricordare”, “giardino di memorie”; e ancora: “Poesia è uno stato mentale”, uno stato, una modalità dell’essere.
E scrittura, scrivere, incidere se stessi su carta o sullo schermo senza cicatrici di un computer, cos’è?
“Scrivere, a volte, è un disperato bisogno”: bisogno di vita, di espressione, di corrispondenza: “Non mi trovo. / Non mi trovo nel cuore di nessuno. / Cercami in una Poesia”.
Scrivere è anche sfida, sfida a scrivere e leggere l’anima propria ed altrui: “Scrivimi. Ti scrivo. / Poeticamente ti sfido. / Ti leggo. Leggimi. / Poeticamente ti sfido”.
Scrittura è soprattutto il cuore che trabocca per troppa pienezza: “Tutto è sacro. / Tutto è canto. / Oh cuore! / Voglio Poesia. / Poesia”.
Stilisticamente, segnaliamo la particolare presenza di anafore e ripetizioni: in “Diluvia” martellano il concetto di pioggia fisica e interiore, come in “Poeticamente ti sfido”, in cui sono funzionali a scandire il quasi-duello tra l’io poetico e il suo interlocutore; in “Pensieri” rendono il martellare ansiogeno delle preoccupazioni, delle “curae” che appesantiscono il cuore e affastellano la mente di gravami, in “Calzino gemello” sottolineano l’ironia amara dei versi.
Com’è nata la tua nuova raccolta?
La nuova raccolta di poesie “Ce l’hai il coraggio di leggermi l’anima e non il volto?” nasce da un grumo di emozioni che la società moderna mi porta a vivere, piccole sfide interiori ed un groviglio di pensieri che trovano cura e consolazione nella loro manifestazione poetica.
Cosa è maturato nella tua scrittura rispetto alle prime esperienze?
Nella mia scrittura, rispetto alle prime esperienze, maturano le emozioni.
Le mie emozioni sono un continuo crescere, per questo il titolo della raccolta che è anche il verso di una mia poesia. E nel contempo invito attraverso la lettura dei miei scritti alla ricerca della mia essenza. Questa raccolta è un invito al lettore affinché possa conoscere la parte più intima di me e rispecchiarsi attraverso le mie emozioni e riconoscersi. In questa vita girovaghiamo smarriti e perduti ed attraverso l’arte che ci ritroviamo e ci riconosciamo. L’arte è la bellezza che salverà le nostre anime erranti. Lettore, ti sfido a leggermi dentro e non solo la copertina.
Hai esordito con la narrativa: hai in animo di tornare a questo genere o preferisci la poesia?
Amo scrivere e vivo la scrittura come una necessità incontrollabile. Io penso e senza rendermene conto ho carta e penna e già scrivo. Pensieri, poesie, racconti…
Ho esordito con la narrativa perché è stata una necessità, un sentire, un impulso che parte da dentro. Ma nel contempo scrivevo anche pensieri e poesie che sono state successivamente raccolte. Le emozioni mutano continuamente, la vita ti mette di fronte a continue sfide e tutto diviene arte. Sento il bisogno di scrivere ancora, aspetto che il frutto sia maturo, aspetto l’impulso che mi faccia dire: sono pronta, sto per nascere.
Quindi sì, tornerò a scrivere narrativa. E continuerò a scrivere di tutto, come una necessità incontrollabile, perché è questo che sono, “un grumo di sogni”, un grumo di emozioni.
Miriam Vinci ben rappresenta l’anelito giovanile alla Bellezza nonostante il grigiore del quotidiano e le difficoltà dell’esistenza e ci piace chiudere proprio con i suoi versi, che con voce fresca in ritmi franti ricantano i temi eterni della poesia, tra illusioni ingenue dell’età ed echi leopardiani: “Ed è in questa nudità / che vorrei / vestiti di poesia”.

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