L’EUCALIPTO: UN ALLEATO ALLA SALUTE DELL’UOMO

 

Un documento risalente al 1876 rivela che contro le febbri miasmatiche i Reverendi Padri Trappisti della chiesa di San Paolo, all’interno dell’Abbazia delle Tre Fontane, utilizzavano l’eucalipto. Essi composero un elisir (elixir d’eucalitto): “ottimo preservativo e medicina, così da loro come da altri ne fecero la pruova”. Si preparava nello stesso periodo a Roma, con grande successo, anche una tintura di cui si riportano lodi e buone testimonianze.

Il miasma era probabilmente causa della malaria; un grande alleato alla sua lotta fu l’albero di eucalipto: furono i monaci stessi a piantarne molti soprattutto dopo il 1870 quando, caduto il potere della Chiesa, riuscirono ad ottenere in enfiteusi perpetua un appezzamento di 450 ettari in cambio, tra le altre condizioni del contratto, di piantare almeno 125.000 alberi di eucaliptus. I lavori di bonifica continuarono fino ai primi del ‘900 dimodoché la copertura di un grande stagno nei pressi del monastero e l’uso di zanzariere e di chinino mise fine al problema della malaria. L’eucalipto dunque ha una doppia valenza sulla malaria: risana le paludi che l’hanno sostenuta e i bronchi dal catarro da questa provocato.

A tal proposito, si legge ne “La rivista europea” (Tip. Fodratti, 1878): “L’eucaliptus globulus e la malaria non possono vivere insieme più di quello che possano stare insieme la luce e le tenebre. Se nel mondo sociale si potesse scoprire un correttivo così possente ai mali morali che ci affliggono, sarebbe la rigenerazione dell’umanità”.

Non sorprende che gli eucalipti fossero ben rappresentati nella farmacopea aborigena poiché le foglie sono diventate nel tempo fonti disponibili di antisettici, analgesici, di linimenti e cura per tosse e raffreddori.

È stato utilizzato dagli aborigeni australiani per produrre impiastri con le foglie contuse e riscaldate: venivano impiegate per alleviare i reumatismi, l’inalazione del vapore invece per curare il mal di testa e un’infusione bevuta per il raffreddore. Non si fa menzione dell’uso dell’eucalyptus negli antichi testi ayurvedici in quanto è stato introdotto solo di recente in India ma, da allora, i professionisti ayurvedici e unani lo trovano efficace per uso esterno e interno oltre che per inalazione: nel trattamento di reumatismi, mal di testa, dolori addominali, febbre, contro i disturbi delle vie respiratorie e gastrointestinali (inclusi indigestione, diarrea e dissenteria).

Il dott. Gian Battista Soresina, fondatore della rivista “Medicina, chirurgia e terapeutica”, direttore del “Giornale delle malattie veneree e della pelle”, nonché direttore dei dispensari celtici municipali, loda nel suo ricettario, risalente al 1875, l’elisir di eucalipto composto (con china) che “oltre a essere un febbrifugo, si mostra anche un potente tonico, un vero amico dello stomaco. Si dà a cucchiaiate, una la mattina ed una la sera a digiuno… Preservativo delle febbri da miasma palustre”. Analogamente evidenzia Giovanni Righini, chimico e corrispondente di varie accademie scientifiche nazionali e internazionali.

Lo stesso anno Giovanni Polli, medico milanese, mente versatile e vivace, negli “Annali di chimica applicata alla medicina”, riporta le esperienze del dott. Castiglioni il quale adoperava l’elettuario di eucalipto con successo nelle febbri palustri, talvolta servendosi dell’infuso. La tintura invece la propone “come profilattico nelle febbri ascessionali, e quale detersivo nelle ulceri specialmente se tendono a farsi atoniche”.

L’utilizzo sotto forma di sciroppo per contrastare le eccessive secrezioni bronchiali è rammentato nella “Gazzetta Medica di Roma” (Gazzetta Medica di Roma. Anno IV. 1878) e ne “Il farmacista italiano” (Sindacato nazionale fascista dei farmacisti); in Italia dunque sembra essere impiegato nella “cura della bronchite cronica, della polmonia catarrale, e della polmonia crupale nei bambini, nelle persone soggette a secrezioni bronchiali abbondanti e ripetute.”

Arnaldo Cantani (1837-1893), medico a Napoli e primo diabetologo italiano, usa l’eucalipto a ragione delle proprietà amare-digestive: “leggermente astringente e resinoso eccitante, in ispecie nelle indigestioni e l’ho tentato nelle febbri piemiche ed in quella lenta dei tisici, dove sembra più utile di molti altri mezzi finora usati in questa malattia, senza che però mi potessi finora pronunciare con qualche sicurezza … Nelle febbri malariche erratiche, come in quelle più remittenti che intermittenti, io soglio dare la chinina in un decotto di corteccia di china calisaya e di foglie d’eucalipto, parecchie volte al giorno.”

L’eucalipto solca i secoli, i popoli, le culture e le tradizioni consegnando a noi erboristi un elemento fondamentale per la fitoterapia di oggi.

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