Alosi (Cgil): “La vendita di Sonatrach è avvenuta nottetempo. Non si può essere colonia delle imprese a loro uso e consumo”

 

Grandi problematiche socioeconomiche stanno investendo il nostro territorio, in questo quadro locale il sindacato come si sta muovendo? Lo chiediamo al segretario generale della Cgil Roberto Alosi. Iniziamo sulla problematica delle Zes.

Sappiamo che queste sono un motivo per attrarre nuovi investimenti, una leva di sviluppo per cui occorre una sinergia di volontà e soprattutto un coinvolgimento diretto degli enti locali che allo stato attuale non ci sembra né presente né adeguato. Le organizzazioni sindacali non sono state coinvolte in prima battuta e ciò è grave. Inoltre, sappiamo che le agevolazioni fiscali e previdenziali previste possono determinare un vantaggio occupazionale, ma non vediamo adeguatamente corroborato questo impegno previsto in quei 7 anni che per noi dovrebbero continuare. Fino a quando non si parla col sindacato di ciò e di un possibile arrivo di nuove aziende non si avrà un quadro chiaro. Difatti, osserviamo al contrario che ognuno si va coltivando la propria Zes. È indubbio come in altre parti del mondo dove esse sono state attivate si sono avuti grandi risultati in sviluppo e occupazione: hanno rappresentato un volano di sviluppo traducendosi in un rapporto di 1 a 4.

Sonatrach: oggi il nuovo governo algerino è contro le scelte fatte dal precedente sulla compravendita della raffineria Esso. È scoppiato lo scandalo delle bustarelle date dalla Esso per far decollare la vendita e l’attuale governo afferma che l’acquisto è stato deleterio anche se infine l’Algeria aveva bisogno della raffineria di Augusta. Ma, al di là di tutto questo, può il sindacato venire a sapere tutto solo alla fine di questi giochi?

Vero, siamo preoccupati da quello che è giunto prima e continua ancora sulla stampa dell’instabilità politica algerina. La vendita della raffineria si è consumata notte tempo e ha lasciato basito il territorio oltre al sindacato. Abbiamo esposto le nostre considerazioni alla Sonatrach, ma anche verso le altre grandi imprese presenti.

Quali?

Oramai, è assolutamente necessario la conoscenza dei loro piani industriali. Non è possibile che questo territorio venga tenuto all’oscuro rispetto ai loro progetti che riguardano l’occupazione, la popolazione e l’ambiente. I grandi gruppi presenti in zona devono proporci almeno una prospettiva quinquennale. Non possiamo più accettare decisioni prese in luoghi lontani e senza pensare ai grossi impatti che coinvolgeranno il nostro territorio a 360 gradi. Le loro scelte industriali non possono più creare tensioni sociali. Non si può continuare a essere una colonia a loro uso e consumo. C’è un grande problema che interessa sindacato, politici, confindustria e industrie mai prima sviluppato, è quello della cultura industriale che serve a tutti per avere importanti miglioramenti. Le industrie non interagiscono con l’ambiente e neppure fra esse, non si fa sistema, cosa che noi vogliamo al di là del loro luogo di provenienza, devono essere attrici protagoniste sul territorio invece di determinare una frattura insanabile con la popolazione e l’ambiente. È una contrapposizione che non serve a nessuno, paralizza potenzialità di sviluppo in questo settore economico ancora tanto importante nell’economia della provincia. L’industria non deve essere più autoreferenziale. Oramai, non possiamo più inseguire le miriadi di vertenze nella nefasta politica degli appalti. C’è bisogno di un’intesa sulle grandi questioni e chiederemo un confronto aperto con il sistema industriale, abbiamo delle proposte e riteniamo determinante delle nostre indicazioni che le industrie devono conoscere prima che si determinano situazioni ancora più negative. Il nostro è un fare diverso rispetto a prima, ma va fatto: il territorio ne ha urgentemente bisogno.

Avete forza di contrattazione?

Abbiamo ottenuto strumenti dopo analisi dei nostri centri studi e possiamo confrontarci, ad esempio, sui processi degli appalti: siamo stanchi di intervenire alla fine nelle emergenze, vogliamo interloquire direttamente con chi ha operato quelle scelte.

È stata varata dall’Ars una legge antinquinamento in cui è decisa l’applicazione del sistema Simage operante a P. Marghera dal 2007. Immediatamente, si è avuto una levata di scudi da parte di politici di varie estrazioni e della confindustria, tutti a denunciare le forti negatività su sviluppo e occupazione, ecc. Ma a Porto Marghera l’Eni e le altre imprese hanno accettato il sistema continuando anche a investire. Cosa pensa il sindacato? La sua voce, a fronte dell’esperienza di P. Marghera, non è importante se vogliamo cambiare passo e divenire un SIN migliore?

C’è da fare una considerazione di fondo: attualmente i grandi gruppi industriali, non dialogando fra loro, non fanno sistema anzi spesso sono in contrapposizione. Questo non avviene a P. Marghera. Qui potremmo avere grandi potenzialità, possedere un incubatore di impresa, invece siamo a livello coloniale con il nostro territorio che ama le tifoserie: c’è chi si mette da una parte e chi dall’altra. Il sindacato non è molto appassionato a questa querelle sull’utilizzo del Simage. Eppure, un dato è certo: l’inquinamento industriale atmosferico esiste, nessuno lo può nascondere. È il frutto avvelenato che però ha fatto il suo tempo.

Diamo atto alle multinazionali che negli ultimi tempi hanno apportato grandi miglioramenti, ma culturalmente non si è avanzati, non interagiscono con territorio. Sappiamo che sull’inquinamento acqua, aria, terra, sottosuolo abbiamo una condizione profondamente compromessa dopo tanti anni di industrializzazione pesante, quindi bisogna agire con determinazione. Nel 2008 venne firmato l’accordo di programma per il risanamento dell’area SIN dopo grandi battaglie sindacali in cui arrivammo persino a prospettare la fermata a freddo degli impianti. L’accordo portò anche a una determinazione economica con 700 milioni necessari al risanamento ambientale. Oggi occorre fare ancora di più: bisogna agganciare la transazione energetica a cui tutti guardano.

Solo facendo sistema P. Marghera è riuscita a instaurare un dialogo fra politici di tutti i partiti, popolazione e aziende con il ragionamento che bonifica significa diversificazione della vita produttiva, andare verso altri sbocchi di produzione, ma ciò in una battaglia comune positiva per tutti. In questi ultimi anni le aziende nel mondo hanno fatto grandi passi mentre qui siamo in una condizione in cui vengono espulsi, con una politica intollerabile degli appalti, centinaia di lavoratori. Occorre metterci attorno a un tavolo e ragionare con le imprese e la Confindustria che faccia il compito di cerniera. Vogliamo come sindacato dialogare con tutti, ma specialmente verso interlocutori credibili fra i rappresentanti politici e industriali.

State presentando qualcosa?

Le organizzazioni sindacali regionali e nazionali sono molto interessate alla nostra zona industriale che rimane una delle più grandi del meridione oltre a Taranto. Il governo regionale e nazionale sa che il Sud deve ripartire e ciò si deve concretizzare con investimenti. Siracusa deve essere protagonista e noi come sindacato unitario stiamo provando con l’approdare a delle conclusioni perché il tempo a disposizione per tutti è poco. Ci sono avanzamenti tecnologici che indipendentemente da noi viaggiano anni luce e noi ne siamo lontani e se non governiamo questi processi avanzati quali robotica, transizione energetica, moderna tecnologia, con intelligenza affrontandoli da subito saranno loro a governarci con grandi impatti negativi occupazionali.

È sorta la questione “coronavirus”, noi viviamo in un Villaggio globale in cui esiste un traffico continuo di migliaia di persone e merci soprattutto nella nostra realtà. Il sindacato non può non tener conto di tutto ciò. Davanti a questa emergenza come vi state organizzando?

Siamo impegnati su due fronti sia sul personale in prima linea negli ospedali e nella sanità di cui conosciamo il massimo impegno, poi ci stiamo attivando con tavoli di concertazione con Asp e altre istituzioni per tutte le conseguenze in termini d’occupazione. Abbiamo la necessità di vedere come mettere in piedi eventuale cassa integrazione. Siamo, nelle nostre aree di competenza, molto attenti e vigili. Inoltre stiamo facendo da amplificatore delle disposizioni e documentazioni che il ministero ha emesso. Comunque, il tutto va affrontato con serenità senza allarmismi che potrebbero portare a grossi danni. Bisogna avere grande senso di responsabilità perché la collettività deve ricevere le risposte più adeguate possibili su questa nuova emergenza.

Da leggere

Oltre sei volte il limite, ma nessuno sa la fonte della puzza. Si ripete il copione: c’è il fantasma

Settecentoquattordici segnalazioni in tredici giorni. Quattro eventi di alert. Picchi di idrocarburi non metanici che …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti