LA RINASCITA DELL’AUTOPORTO DI MELILLI

Una storia mai indagata da seppellire nel cantiere della zes

 

Sembra una barzelletta, e invece non lo è. Perché sembra solo il modo per mettere una pietra tombale su una gestione delle pubbliche risorse a dir poco discutibile.

Leggere in una cronaca locale che “Si avvia il processo di sviluppo dell’Autoporto Siracusa”, sublime!, e che “Nei luoghi comuni più diffusi l’autoporto di Melilli era stato etichettato come la classica, ennesima cattedrale nel deserto” non può che suscitare una sana ilarità perché l’autoporto È una cattedrale nel deserto. Un monumento (pensato negli anni ottanta e le cui fondamenta sono state poste nel 2005) muto, abbandonato, che si fa finta di non vedere – mai una pur elementare interrogazione parlamentare sulla sua utilità, sulla sua reale funzione fino ad oggi – forse per non dover poi andare a verificare come siano state utilizzate le decine di milioni investite.

Una storia mai indagata che sembra destinata a scomparire, ad essere sepolta nel grande cantiere delle zes perché se, e quando, l’infrastruttura dovesse veramente iniziare a servire a qualcosa è probabile che nessuno avvertirebbe la necessità di chiedere il rendiconto, fino all’ultimo centesimo, di quanto bruciato finora.

E le prime avvisaglie di far finire tutto in un calderone già si possono scorgere.

L’autoporto di Melilli finisce nel resoconto cronachistico dei nuovi progetti “intermodali” del governatore Nello Musumeci che nell’ottobre 2018 ha provveduto alla ricapitalizzazione della, anch’essa discussa, Società interporti siciliani catanese con una “iniezione di nuova liquidità pari a 2,5 milioni di euro” nella adamantina certezza che ciò “attiverà una ricaduta sul territorio di decine di milioni di euro”.Una vera boutade se si pensa alla storia dell’inutile infrastruttura melillese che, a quanto sembra di capire, verrebbe anch’essa gestita dalla società etnea nell’ambito della “nuova fase che porterà al suo completamento e sviluppo nell’ottica dell’Area Logistica Integrata del Quadrante Sud Orientale della Sicilia”.

“Un impegno preso con il mondo dei trasporti che si deve mantenere … Abbiamo voluto salvare dal baratro e rilanciare una società strategica, a differenza del precedente governo che ne aveva decretato la liquidazione nonostante un cospicuo patrimonio” ha dichiarato il governatore senza che nessuno gli domandasse se per caso non sarebbe propedeutico a un qualsiasi utilizzo di nuovi fondi una seria analisi del perché la società sia in liquidazione. Fiumi di denaro vengono riversati in pozzi senza fondo ma non c’è pubblica riprovazione, anzi soddisfazione per il risultato ottenuto.

“L’idea” di Musumeci è – pensate che novità – quella di “creare un rapporto sinergico tra gli interporti di Palermo e Catania e gli autoporti di Milazzo, Vittoria e Melilli, in un’ottica di trasporto integrato. Siamo convinti che la Società interporti siciliani può diventare protagonista in un quadro di sviluppo delle Zone economiche speciali per la retroportualità dei nostri porti” ha concluso con “ineffabile” ottimismo.

Ora, non c’è alcun dubbio che questa nostra infrastruttura – “il più grande autoporto in Sicilia” – possa a buon diritto definirsi “strategico” per la sua posizione in piena area industriale ma prima di qualsiasi operazione che lo riguardi consideriamo un obbligo per i nostri rappresentanti politici interrogarsi su come sono stati spesi almeno i 13 milioni “ufficiali”.

 

Da leggere

Oltre sei volte il limite, ma nessuno sa la fonte della puzza. Si ripete il copione: c’è il fantasma

Settecentoquattordici segnalazioni in tredici giorni. Quattro eventi di alert. Picchi di idrocarburi non metanici che …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti