Enzo Bongiovanni: “Liquami direttamente all’IAS con una condotta in acciaio nel tunnel ferroviario”
Perché no? Forse perché è una proposta troppo semplice, forse perché risolverebbe annosi problemi che si preferisce non affrontare?
Perché si dovrebbe dismettere impianti che sono costati tantissimo e non avrebbe senso!
Questa la risposta data nel corso del dibattito di Lealtà e Condivisione del 25 novembre scorso sulle tante e irrisolte criticità del sistema idrico siracusano. Una boutade più che una risposta ma, crediamo, solo perché l’ipotesi buttata giù in un frettoloso intervento, dati i tempi contingentati, da Vincenzo Bongiovanni, studioso di storia e di archeologia subacquea, nella sua ovvietà, ha disorientato un po’ tutti e lasciato quasi inebetiti.
Eppure, prendere atto che a volte le soluzioni più semplici sono a un passo da noi, anche se non ci abbiamo mai pensato o le abbiamo scartate per altri (inconfessabili) motivi, è manifestazione di intelligenza non di dabbenaggine (semmai sì quella del passato, ma invertire la rotta sbagliata va sempre fatto).
E come avrebbe reagito il pubblico presente al convegno, come i dirigenti della Siam e i tanti esperti, se avessero potuto ascoltare la proposta completa di Bongiovanni, se avessero sentito che il destino del depuratore da milioni di euro potrebbe essere quello di incubatore per pesciolini e ricci di mare?
Come è noto, attualmente i liquami fognanti confluiscono in una vasca di accumulo ubicata nella zona della ex Sotis che ha funzioni di decantazione e di dissabbiatura prima di venir pompati all’impianto di depurazione di contrada Canalicchio.
Poi i reflui “depurati” vengono sversati nel canale Grimaldi confluendo così nelle acque del Porto Grande: una procedura che abbiamo detto essere “possibile” in emergenza e che invece è diventata di prassi. E tra l’altro sulla scorta di un’autorizzazione regionale che il geologo Pippo Ansaldi ha spiegato essere del tutto illogica e illegittima.
“L’impianto di contrada Canalicchio – spiega Bongiovanni – fu progettato con l’intento principale di depurare i liquami fognanti della Città ma anche con un programmato ritorno economico costituito dalla vendita delle acque reflue, in parte alla zona industriale (si diceva per il raffreddamento delle centrali termiche che all’epoca venivano servite emungendo acqua dolce dal fiume Ciane) e in parte come acque di irrigazione per i terreni del Consorzio Paludi Lisimelie dove era stato posto in opera un sistema di canalizzazioni in acciaio e relative derivazioni, appositamente progettato e finanziato dalla Cassa per il Mezzogiorno. Il depuratore avrebbe dovuto inoltre funzionare con un impianto di biogas alimentato dalla decomposizione dei fanghi residui della depurazione.
Ma il ritorno economico non si è mai realizzato perché è venuto meno il supporto industriale e perché le acque reflue non sono mai state conferite al Consorzio. Vox populi ha sentenziato che l’ultima lavorazione del reflui avviene con un consistente trattamento di clorazione per l’abbattimento dei coli fecali. Se ne deduce che la mancata “vendita” delle acque con presenza di cloro non è andata bene né per l’industria né per l’irrigazione”.
In sostanza, secondo Bongovanni, non solo non è stato raggiunto lo scopo progettuale ma soprattutto si è aggiunto il danno dello scarico dei reflui direttamente a mare con gravi conseguenze per la salute delle acque del Porto Grande con fenomeni di eutrofizzazione, e ciò anche a voler prescindere dai casi di reale inquinamento più volte registrato per le fermate dell’impianto per motivi tecnici o per negligenza o dolo.
In realtà in passato si cercò di conferire i reflui all’impianto di depurazione dell’ASI utilizzando la vecchia condotta di emungimento delle acque dal Ciane “ma il risultato sembra sia stato alquanto oneroso” continua Bongiovanni.
Ed ecco allora la proposta: “bypassare l’impianto di contrada Canalicchio spingendo i liquami fognanti del versante sud della città dalla attuale vasca di accumulo, decantazione e dissabbiatura, direttamente all’impianto di depurazione dell’ASI tramite una condotta forzata da porre in opera all’interno del tunnel ferroviario. In questo modo si eviterebbe l’attuale sversamento dei reflui all’interno del Porto eliminando qualsiasi tipo di inquinamento”.
“I liquami depurati da Canalicchio potrebbero essere inviati direttamente nel collettore della condotta sottomarina sfruttando il dislivello esistente di circa 40mt e provvedere con un eventuale sollevamento intermedio posto all’uscita della galleria ferroviaria – conferma l’ingegnere Nino Di Guardo -. Attualmente solo il quartiere di via Avola per circa 10.000 abitanti già conferisce i liquami al depuratore industriale e un nuovo breve tratto di condotta immette i liquami grezzi nel collettore sud della rete fognante che adduce all’impianto di depurazione”.
Abbandonare quindi il depuratore di contrada Canalicchio?
“Non necessariamente. Si potrebbe pensare a una sua riconversione e al riutilizzo delle vasche per la produzione di avannotti e di ricci di mare in vasche a terra, come esiste già a Palermo e soprattutto a Cagliari, per il ripopolamento della fauna all’interno del Porto e nelle zone costiere dove i bracconieri continuano a depredare i fondali”.
Un’ipotesi non surreale, anzi; supportata da un progetto importante di “ricerca e sviluppo tecnologico per ottimizzare la redditività economica e sostenibilità ambientale dell’allevamento del riccio di mare” finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del 7° programma quadro a sostegno delle piccole e medie imprese. Una ricerca condotta dal Dipartimento di Scienze della vita e dell’ambiente dell’Università di Cagliari che ha realizzato uno “schiuditoio sperimentale di ricci” nella località Sa Illetta in collaborazione con il Consorzio Ittico Santa Gilla.
“Il vivaio è in grado di produrre 150.000 giovani ricci l’anno. Una riqualificazione gestionale permetterebbe all’attuale gestore del servizio idrico, la SIAM, di farsi carico della progettazione, realizzazione e gestione della variante nonché dell’attuazione della proposta di riqualificazione dell’impianto siracusano senza perdita di posti di lavoro. Facendo riferimento inoltre al grave problema dell’elevato tasso di salinità nelle acque dell’impianto idrico siracusano, ricordo che l’Amministrazione Comunale diede incarico all’illustre professor Gabrielli di suggerire una alternativa all’emungimento delle acque dalla zona Dammusi Palma. Il geologo individuò in contrada Monasteri di Sotto, vicino Floridia, a circa 200 metri di profondità, un vasto bacino imbrifero capace di servire, senza soluzione di continuità, il fabbisogno idrico della Città, delle frazioni e degli insediamenti costieri. Gabrielli propose la costruzione di una centrale di emungimento e spinta verso i serbatoi siracusani, compreso quello del Plemmirio. Perché non discuterne?”
Già: why not?

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