Al TAR di Palermo, il 28 novembre, i ricorsi delle aziende del petrolchimico.
Claudio Geraci: Confindustria: “Ecco perché ci opponiamo al Piano della Qualità dell’aria. Ma le amministrazioni comunali già ne erano a conoscenza. Come mai impugnano ora?”
Le aziende hanno perso una occasione per d’oro per dire di essere dalla parte dei cittadini
La Civetta di Minerva26 ottobre 2019 Salvo La Delfa
Manca poco più di un mese al 28 novembre quando il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) di Palermo discuterà la marea di ricorsi “ad opponendum” presentata dalle aziende dei poli industriali siciliani contro il Piano regionale di tutela della qualità dell’aria, decretato dalla Regione Siciliana a luglio 2018. A illustrare i motivi per i quali le società hanno impugnato al TAR il Piano della Tutela della Qualità dell’Aria è stato qualche giorno fa Claudio Geraci, membro di Confindustria Siracusa e dirigente della società Lukoil durante l’incontro promosso da Giovanni Cafeo dal titolo: “Ambiente, il futuro della Zona industriale” all’interno delle due giorni della manifestazione “Siracusa, hub del Mediterraneo. All’incontro sono intervenuti anche Fabio Cilea, direttore della riserva delle Saline di Priolo, Salvo La Delfa, nostro giornalista e Daniela Lombardo, una studentessa del gruppo Friday For Future.
L’interno intervento di Claudio Geraci è riportato di seguito insieme a una risposta di Salvo La Delfa, attuale coordinatore comunale dei verdi di Siracusa.
A sostegno e a difesa del Piano si sono costituiti a giudizio i comuni di Siracusa, Priolo ed Augusta che proprio in questi giorni stanno redigendo le motivazioni del loro appoggio al Piano in vista della discussione del TAR di Palermo.
Ma andiamo con ordine. Il 18 luglio 2018 la Giunta della Regione Siciliana approvava il “Piano Regionale di tutela della qualità dell’aria” (dgr. 268 del 18 luglio 2018) che è “lo strumento di pianificazione e coordinamento delle strategie d’intervento indirizzate a garantire il mantenimento della qualità dell’aria ambiente in Sicilia e il suo miglioramento, nei casi in cui siano stati individuati elementi di criticità. Esso è anche un riferimento per lo sviluppo delle linee strategiche delle differenti politiche settoriali (trasporti, energia, attività produttive, agricoltura) e per l’armonizzazione dei relativi atti di programmazione e pianificazione”.
Il Piano, che consta di 439 pagine, è stato redatto da un gruppo di tecnici dell’ARPA Sicilia (con il contributo di alcuni esterni) in conformità alla Direttiva sulla Qualità dell’Aria (Direttiva 2008/50/CE), al relativo Decreto Legislativo di recepimento (D.Lgs. 155/2010) e alle Linee Guida per la redazione dei Piani di QA approvate il 29/11/2016 dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente.
Il commissario ad acta, Francesco Licata di Baucina, nominato dall’Assessore Regionale del Territorio e dell’Ambiente a sovraintendere la redazione del Piano, precisa nella introduzione che “Gli scenari e le strategie di riduzione delle emissioni degli inquinanti in aria sono stati individuati anche grazie alle elaborazioni modellistiche di dispersione degli inquinanti in atmosfera. Partendo dalla valutazione dei dati di qualità dell’aria registrati dalle stazioni delle reti di monitoraggio, dall’analisi dei trend nel periodo 2012-2015, dalla stima sul contributo delle diverse sorgenti emissive, così come identificate nell’Inventario Regionale anno 2012, nonché dalle proiezioni degli scenari emissivi a breve, medio e lungo tempo e dalle elaborazioni modellistiche, sono state individuate le azioni più idonee affinché la qualità dell’aria nel territorio regionale possa nei prossimi anni essere conforme ai limiti previsti nel D.Lgs. 155/2010 e successivi”
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La Civetta di Minerva26 ottobre 2019 Salvo La Delfa
Claudio Geraci, membro di Confindustria Siracusa e dirigente della società Lukoil, ha illustrato i motivi per i quali le società hanno impugnato al TAR il Piano. Di seguito il suo intervento: “Pensare che le aziende non sappiano che è in atto un cambiamento o temano il cambiamento è sbagliato, noi stiamo cercando di gestire questo momento di transizione e ciò richiede la gestione di una serie di problematiche.
Non è vero che noi non vogliamo il piano di qualità dell’aria perché è cattivo, perché ci obbligherebbe a fare qualcosa, le cose non stanno in questo modo. Di seguito vi elenco i motivi principali.
1) Come previsto dalla normativa, l’attuale piano avrebbe previsto una fase di consultazione con tutte le aziende, consultazione che non è mai avvenuta, che non c’è stata mai.
2) Non è vero, come è stato detto che sono solo le aziende del petrolchimico che hanno impugnato il piano di tutela della Qualità dell’Aria. Sono le aziende del petrolchimico di Siracusa insieme a tutte le aziende cementizie di tutta la Sicilia, le aziende che producono energia da fonti fossili, una serie di aziende del comparto chimico che producono derivati chimici, come le aziende che fanno detersivi, le aziende che producono frazioni dell’aria. Non è una azione di un singolo comparto che si spaventa di ciò che c’è scritto nel piano, è l’azione di un intero settore industriale che ha rappresentato una serie di criticità nel piano.
3) Alla base di questo piano sta la zonizzazione, cioè lo strumento che serve a dividere tutta la Sicilia in aree, zone affinché in queste aree possano essere adottati provvedimenti specifici. Gli elementi che portano alla zonizzazione sono antiquati, sono aggiornati al 2007. La normativa prevede che la zonizzazione venga aggiornata ogni cinque anni, per cui l’elemento fondante del piano non è aggiornato secondo quello che prevede la normativa, mancano due aggiornamenti, quelli del 2012 e del 2017 che non ci sono stati. Sarebbero da discutere anche le tecniche con cui è stata fatta questa zonizzazione, sarebbe simpatico discuterne.
4) I dati emissivi sono anch’essi vecchi, sono aggiornati al 2012. I dati che sono gravati da una serie di problemi, sono aggiornati al 2012 e non tengono conto e in considerazione tutti gli aggiornamenti e gli investimenti che e le aziende hanno fatto e le restrizioni ambientali che le aziende hanno subito in seguito alla riapertura delle AIA che sono datate già nel 2011. Inoltre, nel 2018 tutte le aziende soggette ad AIA hanno ridiscusso i provvedimenti di autorizzazione AIA e in seguito a questo riapertura delle autorizzazioni AIA i limiti di emissione in atmosfera sono stati ulteriormente ridotti. Come fate ad imporci limiti che si basano su dati antiquati e non tengono conto delle prescrizioni che voi stessi ci avete dato?
5) Il Piano fa una analisi di tutte le fonti inquinanti ma dà prescrizioni soltanto per le aziende che sono soggette alle autorizzazioni AIA, tutte le altre aziende non esistono.
6) Nel piano è presente una situazione originale, non c’è nessuna prescrizione per gli elementi che impattano maggiormente sulla qualità dell’aria, cioè il traffico veicolare, la mobilità, il trasporto pubblico. Per tutto ciò, che probabilmente non hanno politicamente un impatto sulla popolazione, nel Piano non c’è nessuna azione, zero totale.
Noi aziende non ci siamo alzate una mattina ed abbiamo deciso di impugnare il piano della qualità dell’aria solamente perché è una misura cattiva ma lo abbiamo impugnato perché lo consideriamo uno strumento non idoneo a dare la risposta che tutti quanti aspettano.
Faccio una nota polemica. E’ strano che ci sia stata l’impugnativa da parte di alcune amministrazioni comunali che erano sedute a quei tavoli di revisione delle AIA. I risultati tecnici del Piano erano disponibili. Nel 2011 e nel 2018 le autorizzazioni AIA erano stati rilasciate e oggi vengono impugnate “ad iuvandum” dalle stesse amministrazioni che le hanno sottoscritto.
Un’altra tematica è quella delle bonifiche. Ci dobbiamo spaventare di una amministrazione che agisca per creare degli ostacoli, che impedisca il lavoro dell’imprenditoria. Come Confindustria Siracusa diciamo che a noi piacciono le regole, a noi piace un mondo di regole fatte bene. E sulle bonifiche esiste una regola che si chiama Accordo di Programma che prevede che le aziende e lo Stato debbano procedere ad una attività di bonifica attraverso un programma articolato e scritto sull’accordo. Recentemente sono stati presentati i risultati di questo accordo e, mi dispiace dirlo, e so che non vi piace sentirvelo dire, di quell’accordo le aziende hanno completato il 100% dei loro obblighi mentre della quantità infinita a carico dell’Amministrazioni pubbliche e non è stato fatto niente, nemmeno uno, zero, zero”.
La Civetta di Minerva26 ottobre 2019 Salvo La Delfa
Gentile dott. Claudio Geraci, scrivo qui, sul giornale in cui sono anche redattore, l’intervento che avrei voluto fare dopo il suo (ma non è stato possibile per motivi di tempo) durante l’incontro promosso dal deputato regionale Giovanni Cafeo. Durante quell’incontro, avremmo potuto parlare di dati, di misure, di tecniche di rilevazioni, di numeri, ma non era il luogo e il momento adatto per farlo. Durante quell’incontro sarebbe stato da parte sua, da parte nostra, giusto consegnare un messaggio chiaro ai tanti studenti che erano presenti, un messaggio di speranza, un messaggio in cui fosse chiaro che l’obiettivo del risanamento ambientale, del miglioramento della qualità dell’aria, della sostenibilità ambientale è un obiettivo che chiunque viva in Sicilia deve perseguire, sia nel caso in cui si trovi nella posizione di essere singolo cittadino, o nella posizione di essere esponente delle istituzioni o membro di una associazione ambientalista, o dirigente di una grossa azienda del petrolchimico. Sarebbe stato corretto e bello che durante quell’intervento lei avesse ribadito e assicurato che le aziende non mirano solo a fare profitti ma ad assicurare che la qualità dell’aria sia buona, ottima, come quella che si può respirare in campagna, in una zona isolata in una bella giornata di primavera.
Lei lo sa meglio di me che la situazione non è esattamente cosi, che l’aria nel nostro territorio non ha avuto e non ha la composizione tipica, standard, che è nei manuali di scienze, che non odora di gelsomino, ma presenta valori di inquinanti al limite della norma, che presenta inquinanti come gli NMHC e i derivati del solfuro di idrogeno non normati, che spesso questo polo petrolchimico rutta miasmi e puzze difficili da sopportare e che minano la salute di tutti i cittadini del quadrilatero (e oltre). Mi consenta, ma la sua difesa a spada tratta delle impugnative presso il TAR di Palermo delle società delle industrie al Piano della Tutela della Qualità dell’aria durante quell’incontro è sembrata inopportuna, eccessiva per un territorio martoriato, da problemi ambientali e senza fare terrorismo da decessi e da malformazioni ad essi collegati. La sua difesa a spada tratta sarebbe stata giustificata se Siracusa, Melilli, Priolo, Augusta fossero stati negli anni immuni da questa tipologia di problemi, se non fossero stati interessati un giorno si e un giorno si dalle sostanze odorigene (o meglio, puzzolenti) provenienti dal petrolchimico. Si può negare tutto ciò?
Nessuno ha mai messo in dubbio l’importanza del Petrolchimico per il territorio, la sua capacità di portare ricchezza e prosperità a questo territorio: si è sempre richiesto una migliore relazione tra questo polo e le popolazioni limitrofe, uno scambio osmotico positivo per tutti, per le industrie e per i cittadini, uno scambio non di emissioni di inquinanti ma di idee, confronto, benessere.
Io credo che tutte le aziende che hanno impugnato il Piano al TAR di Palermo hanno perso e stanno perdendo una occasione d’oro. Stanno perdendo l’occasione di mostrare ai cittadini che loro sono dalla stessa parte, che desiderano risolvere il problema, che hanno l’obiettivo di rendere l’aria pulita e se possibile profumata, nascondendosi dietro tecnicismi da azzeccagarbugli per giustificare l’opposizione al Piano della Tutela della Qualità dell’aria.
Per questo appare indigeribile la decisione delle società del Petrolchimico, di Confindustria Siracusa, di opporsi, solo perché mette limiti più stringenti agli inquinanti. Una società sana, etica, è tale se investe parte dei propri profitti nella sicurezza ambientale del proprio territorio. In tal senso, quei limiti più stringenti non solo vanno accettati dalle aziende ma devono queste ultime essere rilanciate, riabbassati dalle stesse aziende. Queste se sono veramente interessate al proprio territorio devono porsi limiti ancora più stringenti, devono loro stessi alzare l’asticella affinché l’obiettivo dell’aria chimicamente pulita e sicura sia velocemente raggiunto.
Che senso ha lamentarsi degli ambientalisti, dei comitati che cercano con le armi in loro possesso di porre all’attenzione di tutti, dei media, dei politici, il problema ambientale del nostro territorio se poi ci si oppone allo strumento atteso da tanti anni di pianificazione e coordinamento delle strategie per migliorare il mantenimento della qualità dell’aria ambiente in Sicilia?
In questo territorio si sono dovute riaprire le AIA dopo anni in cui gli impegni sottoscritti durante i tavoli prefettizi rimanevano solamente sulla carta, si è dovuto attendere l’intervento della magistratura per ben due volte (2017 e 2019) per accelerare il percorso di miglioramento della qualità dell’aria, in questo territorio si è sempre in tensione in attesa che qualcuno decida di ammettere le proprie colpe di agire di conseguenza per il bene collettivo.
Relativamente alle sue osservazioni, mi chiedo che tipo di interlocuzione avrebbero desiderato avere le aziende del petrolchimico se per anni non si è avuta una totale collaborazione da parte di esse alla risoluzione della problematica? E’ vero che sono tante le aziende che hanno impugnato il Piano, ma nella nostra zona le più importanti sono quelle del Petrolchimico e stupisce che Confindustria abbia deciso di appoggiarle. Relativamente ai dati emissivi il Piano ha previsto delle simulazioni e scenari differenti. Se già una parte di lavoro è stata fatta adeguandosi alle BAT conclusion per avere le autorizzazioni AIA in seguito alle riaperture del 2011 e del 2018, cosa temono le aziende? Si troveranno avanti alle prescrizioni attuative del 2022 e 2027. Non è vero che nel piano non c’è nessuna. prescrizione per gli elementi che impattano sulla qualità dell’aria, come il traffico veicolare, la mobilità, il trasporto pubblico. Come si evince dalla tabella sono diverse le misure che riguardano questi argomenti
Per il resto ci stanno pensando le amministrazioni con i loro avvocati a redigere la difesa del Piano.
Foto: Peppe Migliara, pubblicati su pagina facebook RES
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