Quando entrai nell’isola il mio è stato subito un “coup de foudre”, un colpo al cuore
La Civetta di Minerva, 6 aprile 2019
Somigliavo forse ad Aretusa quando per la prima volta la mia ricerca della bellezza mi portò a Siracusa. E fu così che scoprii quella che per me è ormai “la città più bella del mondo”.
Avevano ragione Maupassant, Goethe, De Amicis, i viaggiatori del “Grand Tour”, che negli anni sono accorsi alle rive dell’Anapo, affascinati da una Pentapoli indimenticabile. Il mio è stato subito un “coup de foudre”, un colpo al cuore quando entrai in Ortigia. Le sue viuzze col profumo di peperoni arrosto, il magico colore dell’aria che respiravo, la gente affabile, e poi i monumenti, il barocco, la meravigliosa luce al tramonto…
Ed eccola Aretusa. La mitica ninfa con gli occhi d’acqua chiara, i lunghi capelli, il suo viaggio sottomarino per trovare rifugio a Ortigia, il luogo dove lontano dalla casa madre si poteva amare in piena libertà. E poi Alfeo, per niente latin lover ma perdutamente innamorato, ha raggiunto la sorgente cristallina ed ha saputo finalmente sedurla per secoli e millenni. Il suo segreto? Fedelissimo sgorgò nell’isolotto e non ebbe mai voglia di un’altra fonte e di un altro cielo blu.
Ci sono oggi ancora ninfe a Siracusa che assomigliano ad Aretusa, capaci di vivere un amore lungo come il tempo, che incontrano un Alfeo che nuota senza fiato come fosse dal fondo della Grecia?
Nell’acqua trasparente della fonte ondeggiano i capelli di Aretusa, nascondendo l’anello che Maupassant vi gettò come pegno d’amore per la bellissima ninfa. Chissà quanti altri anelli Aretusa custodisce ancora, donati da altri innamorati.
Così voi, lettore del mondo, sappiate che a Siracusa, ad Ortigia, tra le bellezze del paesaggio e la grandezza della sua Storia, esiste una fonte magica dove vivere o rinnovare un amore, dove sentirsi riconciliati con la vita.
Qui vivono anche altre ninfe attorno alla loro regina Aretusa, consapevoli del proprio fascino e della fortuna di essere nate a Siracusa.
Tornerò ad Ortigia, come ogni anno, ad immergermi nelle acque dei “Sette scogli”, così vicino a quelle che sgorgano dalla fonte e che mi hanno dolcemente ammaliato per sempre.

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