I piloti e i passeggeri del mondo, in meno di due secoli, lo hanno portato su una traiettoria impazzita
La Civetta di Minerva, 12 gennaio 2019
L’Organizzazione delle Nazioni Unite (O.N.U.) certifica che nei prossimi anni vi saranno nel mondo duecento milioni di profughi ambientali a causa dei cambiamenti climatici in conseguenza dell’effetto serra e del riscaldamento globale, che comportano aridità e desertificazione in alcune aree (ad esempio i paesi sub-sahariani) e di converso alluvioni in altre (Bangladesh) o eventi estremi (tifoni, uragani, cicloni) in altre ancora. Sempre secondo l’ONU, vi saranno diverse decine di milioni di rifugiati e sfollati in fuga dalle guerre fomentate (anche con la vendita di armi) dall’Occidente per questioni di egemonia politica e militare in alcune zone-chiave del mondo per motivi strategici o economici o per prendere possesso a man bassa e sfruttare le risorse gas-petrolifere o di altre risorse naturali. Una sorta di neocolonialismo ancora più invasivo e subdolo del passato.
La rapacità dell’Occidente spinge i popoli a logoranti guerriglie tattiche, alimentando sistemi politici accondiscendenti o corrotti che instaurano regimi oppressivi che non rispettano, spesso, i minimi diritti umani standard, creando strumentalizzazione della paura, climi di odio e di intolleranza. La tecnica della distrazione di massa o dell’informazione pilotata che soffoca le voci libere è diventata una metodologia seguita per manipolare le coscienze e mantenere il potere. Si crea artatamente e strumentalmente un clima di confusione diffondendo notizie false in modo da creare una percezione, di alcuni eventi, esagerata e di gran lunga superiore alla realtà.
Chi sono i veri utopisti e sognatori – A questo punto, allora, desidero fare alcune altre considerazioni riguardo a coloro che, a loro dire, si sforzano di aumentare il rendimento dei processi produttivi, di accelerare i ritmi, di forzare i complessi ma equilibrati sistemi naturali, contribuendo così, con la loro “utopia” (nell’accezione insensata e sconsiderata del termine), al dogma fondamentalista della crescita infinita, a bruciare sul pianeta Terra, in un solo giorno, una quantità di combustibili fossili pari a quella che si è formata in mille anni, o che dalla seconda guerra mondiale ad oggi un quarto degli alberi sono stati tagliati, o che in ogni secondo se ne vanno più di mille tonnellate di humus.
Coloro che pensano di poter andare avanti lungo questa strada chiamiamoli, allora, utopisti e sognatori e chiamiamo realisti coloro che cercano soluzioni per condurre ad un atterraggio morbido quella nave spaziale che è il nostro Pianeta e che i suoi piloti e passeggeri hanno portato su una traiettoria impazzita.
Le città sommerse da giganteschi cumuli di rifiuti, l’invasione di sostanze chimiche di sintesi, le monoculture, lo sfruttamento intensivo del suolo agricolo, la cementificazione selvaggia, le produzioni altamente inquinanti, l’innalzamento dei livelli di CO2 in biosfera, finiscono per gravare il debito che stiamo assumendo nei confronti di noi stessi, delle future generazioni e portano nocumento, nel presente, agli stati sociali meno agiati ed ai paesi poveri.
Far finta di niente sarebbe la più deleteria ed irresponsabile delle illusioni ed utopisti e miopi tutti coloro che pensano che alla fin fine le cose si aggiusteranno da sole.
Utopia o realismo concreto e responsabile – Diventa veramente “realistico” (con il gioco degli opposti e rovesciando lo schema), a questo punto, proporsi e puntare all’equilibrio (cioè pareggiare i conti con la natura), invece che tendere all’espansione continua, indeterminata ed indiscriminata, alla crescita senza risparmio, distruttiva ed autodistruttiva; preferire la qualità alla quantità, mirare alle differenze invece che all’omologazione, valorizzare la creatività e la molteplicità invece che monoculture e la standardizzazione, scegliere le tecnologie a basso impatto ambientale ed a basso consumo energetico invece di quelle energivore, evitare le “grandi opere” spersonalizzanti e fuori scala, essere rispettosi dei limiti e delle compatibilità e tutto ciò, in alternativa all’ideologia pervasiva e totalizzante della mercatolatria consumistica ed all’utopia paranoica della crescita ad ogni costo e senza limiti.
La mitigazione delle cause – Una delle soluzioni per correggere gli scenari che si presentano e il problema delle immigrazioni non può essere il semplice respingimento, ma la mitigazione delle cause che le hanno prodotte e che, nello stesso tempo, generano eventi nefasti per l’economia, la società, per l’ambiente e per le istituzioni. Può essere, per esempio, un nuovo piano Marshall per l’Africa o attivare tutte le azioni per diminuire il riscaldamento globale: risparmio ed efficientamento energetico, riduzione dei consumi di combustibili fossili e di converso forte incremento dell’uso di energie rinnovabili, nuovi piani alimentari per ridurre i consumi che producono CO2 (agricoltura o allevamenti intensivi), maggior impulso per l’agricoltura biologica e al consumo responsabile e sostenibile, ecc., ecc.
L’utopia o meglio la follìa della crescita a dismisura, ad ogni costo, indeterminata ed indiscriminata, il paradigma della crescita ad oltranza, la paranoia mistica del consumo esasperato danneggiano sia gli ecosistemi sia le risorse umane e parimenti è un’altra irresponsabile ed irrealizzabile utopia pensare di risolvere la questione delle migrazioni se non si riducono le cause.

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