Il crollo dei costi in dieci anni (da 7000 a mille €/kW) consentirebbe investimenti e forti risparmi di spese soprattutto nei pubblici edifici
La Civetta di Minerva, 24 novembre 2018
Esiste di certo un collegamento tra lo scioglimento dei ghiacciai, gli eventi climatici estremi che hanno recentemente colpito la Sicilia e quelli che hanno riguardato il Veneto piuttosto che la California. La prossima conferenza mondiale sul clima delle Nazioni Unite (COP24) che avrà luogo tra pochi giorni in Polonia vedrà ancora la comunità scientifica mondiale compatta nel lanciare segnali di grandissima preoccupazione rispetto all’immediata necessità di invertire la rotta, di cambiare le nostre abitudini e più profondamente il nostro modo di stare al mondo.
Ci crediate o no, anche alcune zone della Sicilia sembrano essere destinate alla desertificazione, altre invece rimarranno sommerse per effetto dell’innalzamento del livello dal mare e della crescente erosione.
Ma come stanno operando i governi di fronte ad un tale scenario? A livello nazionale il contesto è piuttosto desolante. Da quasi un anno circolano bozze, sempre nuove e sempre poco convincenti dell’ormai mitologico decreto FER (sui nuovi incentivi a fotovoltaico ed eolico).
La Lega Nord, come Trump negli USA e la new entry Bolsonero in Brasile (giusto per dire i più rilevanti) ha assunto una posizione negazionista per cui il cambiamento climatico è tutta una balla. Insomma: il problema non esiste e se esiste è comunque colpa degli ambientalisti da salotto. Il Movimento Cinque Stelle si presentava alla tornata elettorale con il programma più marcatamente ambientalista e sembrava potesse dare un nuovo impulso alle politiche green nel nostro Paese. Tuttavia i segnali che si percepiscono ancora sono troppo deboli e talvolta in controtendenza. Gli umori sembrano cambiati, le priorità altre, i soldi altrove.
Se a livello nazionale al momento si registra dunque una fase di irresponsabile stallo, si trovano invece incoraggianti casi di successo nelle pratiche ambientali in molti Comuni anche di dimensioni rilevanti come ad esempio Cosenza.
Anche Siracusa però deve assolutamente fare la sua parte per contribuire alla causa ambientalista. Nella nostra città si osserva ancora un certo immobilismo come confermato dal rapporto di Legambiente 2018 sugli ecosistemi urbani che vede la nostra città piazzarsi ancora una volta tra le ultime in Italia.
Tra le aree maggiormente critiche vi è quella relativa all’utilizzo di fonti rinnovabili negli edifici pubblici. In particolare i dati riportati da Legambiente indicano di una potenza installata in termini di impianti fotovoltaici o termici pari a 0,25 kW per 1000 abitanti (contro una media nazionale di 5 kW). Tale potenza è rimasta invariata da molti anni ma proprio su quest’ultimo aspetto riteniamo vi siano ampi margini di miglioramento. Basti pensare che il costo di un kW fotovoltaico installato su edificio è passato in 10 anni da 7000 a 1000 €/kW. Un crollo dei costi dovuto alla crescita e al consolidamento di questa tecnologia a livello mondiale che consente oggi la realizzazione di nuovi impianti fotovoltaici sugli edifici comunali con investimenti minimi, certamente alla nostra portata.
Il basso costo della tecnologia garantisce infatti che l’investimento possa autosostenersi, garantendo benefici economici superiori al valore di rimborso del finanziamento necessario alla realizzazione delle opere.
E’ anche importante rimarcare che difficilmente gli investimenti di questa tipologia oltrepassano le soglie previste dal MePae, di conseguenza è possibile indire la gara ed assegnarla in appena tre mesi.
Per questo genere di iniziative sono inoltre operative alcune misure di sostegno rivolte ai Comuni che offrono opportunità di finanziamento a tasso pressoché zero ed esenti dal computo per la capacità di indebitamento e per il rispetto dei vincoli di bilancio.

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