Murro di Porco, ambientalisti scettici sui propositi del privato

La commissione esaminatrice non avrebbe tenuto in conto il regime di vincoli che grava sull’area

 

La Civetta di Minerva, novembre 2018

Nel 2015 c’erano tutti a plaudire al concorso internazionale “Lighthouse Sea Hotel” promosso dalla Young Architects Competitions con un montepremi di 15mila euro offerto dalla Fiera di Rimini: l’Agenzia del Demanio che rilanciava il concorso sul proprio sito, il Comune di Siracusa, Invitalia Fondazione Patrimonio Comune, il Consiglio Nazionale degli Architetti, l’Università di Bologna (tra i nove membri della giuria, insieme al direttore dell’Agenzia Roberto Reggi e al Presidente del Dipartimento Ambiente e Sostenibilità presso il CNA, Alessandro Marata, c’era anche il sindaco di Siracusa Giancarlo Garozzo).

E il faro di Capo Murro di Porco entrava così, con gli altri 10 sparsi in Italia, nella prima fase di un piano di riqualificazione che ancora continua. Tra i progetti presentati c’era anche quello di Sebastian Cortese, fondatore della società Beacon Hope (Lanterna di Speranza) – Lighthouse Resort; un progetto sgradito da subito a SOS Siracusa che su questo stesso giornale pubblicava le foto trovate sul web a corredo di quello che, come affermava, “rappresenta un vero e proprio annuncio immobiliare mirato al mercato internazionale più che un semplice progetto di riqualificazione del faro”.

L’offerta per cui i projectanalyst Sebastian Cortese e Vincenzo Di Lieto si dicevano “alla ricerca di un investitore qualificato (offrendo un pacchetto di azioni o valutando altri tipi di partnership) per la loro proposta di investimento immobiliare in multiproprietà all’interno dell’Italian Light House Network e gli sviluppatori del Beacon Hope Business Model”, prevedeva la realizzazione di un ristorante, un teatro, due appartamenti e tre camere da letto luxury vista mare, una sala conferenze, due bar, una zona relax (piscina jacuzzi), ampia pavimentazione perimetrale in legno, coperture ex novo, pareti in vetro, per un ricavo stimato medio di quasi tre milioni di euro.

Un progetto che dobbiamo immaginare sia stato ridimensionato stando alle dichiarazioni rilasciate alla stampa da Cortese che rassicura su una scelta progettuale rispettosa dei principi “essenziali” di salvaguardia del sito e dei vincoli di tutela paesaggistico-architettonici vigenti, con strutture esterne leggere e rimovibili, sopraelevate per non intaccare il suolo. Quindi nessuna modifica dell’impianto originario dell’edificio ma solo una “ristrutturazione” con adeguamento delle tramezzature interne per 16 posti letto in vista anche dell’organizzazione di attività ludiche e didattiche per tutti, anche i disabili, e di eventi di carattere talassoterapico e naturalistico (come riportato nelle cronache); un investimento di 400mila euro a fronte di un canone di 36mila euro a regime per 50 anni. Protetta anche la vegetazione locale.

Scettici su tutto, naturalmente, gli ambientalisti che hanno diffidato tutti gli enti interessati (Comune, Sovrintendenza, Assessorato al Territorio), ognuno per la parte di propria competenza, ad autorizzare qualsivoglia intervento in contrasto con le superiori previsioni di legge”.

Infatti, per il Comitato Parchi, che si è fatto sentire all’indomani della firma della concessione del faro di pochi giorni fa, la commissione esaminatrice non avrebbe tenuto in alcun conto il regime di vincoli che grava sull’area. Non solo il Piano Paesaggistico assegna alla zona il livello di tutela 3 ma tutta la zona ricade nell’area SIC ITA 090008 (Sito di Interesse Comunitario) e il piano di gestione, approvato con DDG 679/2009, prevede solo il recupero e la valorizzazione di fabbricati rurali tradizionali da adibire ad uso pubblico come centro, per esempio, di educazione ambientale. Impossibile pensare che la preliminare valutazione di incidenza ambientale potrebbe ritenere il progetto compatibile con le esigenze di tutela e salvaguardia di un’area di grande valenza naturalistica. Anzi, aggiungono Giuliano, Ansaldi e Iapichino, “nel Sic ricadono ben tre habitat di interesse prioritario ai sensi della direttiva 43/92 che implicano automaticamente la non ammissibilità di progetti che abbiano esclusivo interesse privato o pubblico non rilevante”.

Come già accaduto recentemente per l’isola di Capo Passero, con l’annullamento da parte dell’Assessorato Territorio e Ambiente dei pareri favorevoli della Soprintendenza e del Comune di Pachino alla costruzione di un resort alla luce dell’inclusione dell’area nel piano regionale delle riserve, si immagina che lo stesso accadrà per quest’area inclusa nella zona A della istituenda riserva naturale Capo Murro di Porco e penisola della Maddalena, e come tale sottoposta alle norme di salvaguardia previste dalla LR 98/81 che consentono esclusivamente la prosecuzione delle attività agro silvo-pastorali compatibili con la tipologia di riserva proposta e interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria.

Si domandava nel 2016 SOS Siracusa: Com’è possibile nella redazione di un bando assegnare il 40% del punteggio totale al valore economico/immobiliare del bene contro il 10% assegnato a quello sociale e ambientale? E può l’installazione di un pannello fotovoltaico sul tetto o l’utilizzo del legno al posto del mattone, fare di un progetto irrealizzabile una struttura ecocompatibile? Come può essere conciliata la “fruibilità pubblica del bene faro” con un resort di lusso? Che tipo di sviluppo locale sostenibile può avere l’installazione di una jacuzzi, piscina, solarium all’interno di una riserva naturale? Com’è possibile prevedere la subconcessione del progetto a terzi non aggiudicatari del bando? Com’è possibile escludere dalla valutazione il valore dei servizi ambientali (valore aggiunto derivante da servizi ecosistemici e ambientali) così come il valore della salvaguardia nel tempo della funzione collettiva del bene?

E concludeva: “Riteniamo che il valore di beni pubblici e identitari come i fari sia nettamente superiore ad una qualsiasi offerta economica che non rispetti l’integrità dei luoghi assegnando in concessione un bene naturalistico di interesse comune a progetti che non mantengono intatte ma decrementano, rendendo esclusive, le funzioni pubbliche del bene stesso e aprendo la strada a vere e proprie speculazioni immobiliari”.

 

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