Sempre più nubifragi e riscaldamento globale

Ma governi, imprese, persone non rinunciano a nulla. Il futuro? Scenari apocalittici non troppo inverosimili, teorie climatico-cospirazioniste e disincanto

 

La Civetta di Minerva, novembre 2018

Nel tran tran quotidiano, fatto di lavoro, scuola, bollette, ingorghi, week-end e nuovi lunedì, non ci fermiamo mai a pensare, a pensare veramente e a riflettere sulla strada che stiamo imboccando. Non lo facciamo, probabilmente, come individui e non lo facciamo, sicuramente, come appartenenti al genere umano. Questa è l’unica spiegazione plausibile all’indifferenza collettiva nei confronti delle allerta, che provengono da più voci, circa il cambiamento climatico globale; quest’ultimo, che in passato sembrava un concetto impalpabile, distante, quasi irreale, ha lanciato i primi segni tangibili, tramite gli acquazzoni violenti che si sono riversati sulla nostra isola, nelle ultime settimane.

La soluzione, secondo autorevoli esperti, è invertire la rotta, farlo subito, drasticamente e, forse, nemmeno questo, ormai, sarà più sufficiente. Realisticamente, ciò non accadrà: è inverosimile che i grandi del mondo – coloro che reggono le fila dell’economia, più che quelle della politica – siano disposti ad azzerare le emissioni tossiche, a bloccare processi di deforestazione, ad investire nel green e nel rinnovabile. Non solo questo non accadrà mai, ma, se anche accadesse, troppe sarebbero le proteste per le inevitabili perdite occupazionali del breve periodo e – Priolo docet – è preferibile un lavoro oggi a un tumore domani.

Così, non riusciremo a contenere l’aumento del riscaldamento globale sotto i temuti due o tre gradi centigradi. Che sarà mai? saremmo portati a commentare, giudicando i numeri nel loro valore assoluto ed aggiungendo queste esigue cifre alle temperature stagionali. Quello che è calcolato, tuttavia, è un aumento medio, che non considera i valori posti alle estremità della scala delle temperature: per cui, anche solo un paio di gradi significano danni irreparabili e scenari apocalittici.

Questi ultimi ci sembrano scenari lontani, più appropriati a film di fantascienza, come quello che uscì nelle sale nel 2012, che al mondo che conosciamo noi, capace di riprendersi e di rigenerarsi. I fenomeni atmosferici di questi giorni, però, ci fanno iniziare a dubitare. È solo un autunno caldo e piovoso (e al diavolo le teorie climatico-cospirazioniste) o siamo davvero di fronte ai primi segnali concreti di un cambiamento?

Poco importa quello che pensiamo noi, poco importano i nostri atteggiamenti virtuosi, la raccolta differenziata, il risparmio dell’acqua, le scelte eco-responsabili: il mondo va in un’altra direzione. Lo dimostra la vittoria, in Brasile, del candidato Bolsonaro, che fa parlare di sé per tanti motivi e che è pronto a distruggere la foresta amazzonica, in nome di un insano progresso economico. Lo dimostra la scelta del presidente statunitense Trump, che fa anch’egli parlare di sé per tanti motivi, di ritirarsi dagli accordi sul clima, in nome di folli speculazioni. Lo dimostra l’insensibilità nei confronti dei migranti – su carovane pedestri o barconi – anche laddove siano persone che fuggono da cambiamenti climatici che hanno alterato gli equilibri agricoli e da un inconsulto utilizzo del territorio che ha reso inservibili intere aree del pianeta.

La fine di Gaia non arriverà, cantava Caparezza. Questo non possiamo sostenerlo, ma siamo certi che, se ciò avvenisse, ci coglierebbe su un SUV roboante, con l’aria condizionata o il riscaldamento “a palla”, mentre mangiamo del cibo OGM, avvolto da spessi involucri di plastica. 

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