Sandro Zappulla: “Da assessore e vicesindaco, sempre al fianco di Garozzo, ha difeso la città da attacchi di poteri che la volevano asservita. Con lui, ha conosciuto un risveglio culturale senza precedenti ”
La Civetta di Minerva, 11 maggio 2018
Alessandro Zappulla, sociologo presso il Servizio delle dipendenze, ASP di Sr, già segretario provinciale del PPI prima e della Margherita dopo. È stato assessore della Giunta Fatuzzo e consigliere comunale.
Per queste elezioni amministrative sei impegnato a sostenere Francesco Italia. Per quali motivazioni?
Innanzitutto perchè ne apprezzo le qualità umane e di amministratore. E’ stato Vice Sindaco della giunta di Giancarlo Garozzo, e assessore alla cultura. E fuor di dubbio che la sua azione amministrativa nei settori di sua competenza ha contribuito a rilanciare Siracusa non solo a livello nazionale ma anche internazionale, sotto il profilo di immagine della città e quello turistico, proponendo non solo turismo di massa ma anche di livello culturale elevato con iniziative di spessore e di qualità molto apprezzate dall’opinione pubblica.
Insomma, con Francesco Italia, Siracusa ha conosciuto un risveglio culturale senza precedenti con una risonanza internazionale che ha favorito il turismo nella nostra città.
Un secondo elemento che mi convince a sostenere Italia come sindaco è dato dal fatto che con lealtà è stato in questi anni sempre al fianco di Giancarlo Garozzo e con lui ha difeso la città da attacchi di poteri occulti che la volevano asservita. Ha lottato contro il sistema Siracusa: un potere di malaffare ad alto livello che ha visto il formarsi di una sorta di cupola economico-giudiziaria con il connivente silenzio di parte della politica siracusana. Italia costituisce la garanzia più concreta che la legalità e la trasparenza saranno tratti distintivi di una Amministrazione da lui guidata.
Il terzo elemento è dato dal fatto che come dirigente del Pd e componente di un’area politica di questo partito (area dem) abbiamo sostenuto per cinque anni l’Amministrazione di cui Italia era Vice Sindaco. Un atteggiamento di lealtà e di coerenza vuole che oggi quel sostegno passi a Francesco nel momento in cui egli, raccogliendo il testimone, si candida a proseguire, ovviamente con una sua specifica impronta e un suo preciso e diverso stile, l’azione amministrativa intrapresa. Tra l’altro non comprendendo in alcun modo le ragioni, mai doverosamente spiegate, come era giusto che fosse, che hanno portato una parte del Pd siracusano e oggi parte dell’area dem a ritirare il sostegno all’attuale amministrazione di cui Francesco Italia è Vice Sindaco.
Ritengo che Italia abbia una marcia in più rispetto agli altri candidati e possa più facilmente riportare Siracusa ai suoi massimi splendori di sviluppo culturale, economico e sociale.
Siracusa ha bisogno nel rispetto rigoroso dell’ambiente e del suo patrimonio storico artistico di entrare nei grandi circuiti internazionali. Francesco Italia, per la esperienza che si è costruita sul campo, sono certo che ha gli agganci giusti, le relazioni positive per rendere Siracusa una delle città più in vista del nostro Paese. Sono certo che con Francesco Italia la nostra città possa ambire a diventare sede di importanti scuole di formazioni artistiche e quindi sede di importante Facoltà universitarie legata alla peculiarità del territorio.
Un PD lacerato al proprio interno e reduce da pesanti sconfitte elettorali. Non c’è speranza di cura e ripresa?
Tutto dipende, a mio modo di vedere, se sarà capace di fare chiarezza su alcuni punti che io ritengo essenziali. 1. Affrontare la paura del vivere presente e il senso di insicurezza che ne deriva. Proporre quindi uno Stato più concretamente vicino alle comunità per rendere concreta la protezione di cui tali comunità sentono il bisogno. 2. Il lavoro. Un lavoro accompagnato da un complesso di diritti che diano la sensazione che il lavoratore è persona e non un elemento anonimo di un sistema. 3. Offrire percorsi formativi qualificati. 4. Che gli investimenti abbiano una ricaduta percepibile e in tempi ragionevolmente reali nei territori. 4. affrontare la crisi strutturale del socialismo europeo, cioè avviare una ridefinizione del concetto di sinistra, per me in senso sempre più liberal democratico e anti fascista. 5. non temere di presentarsi come forza alternativa alle forze estreme e populiste. 6. Riconoscimento di una leadership. 7. Credibilità dei propri rappresentanti a livello locale.
Il centro sinistra diviso e frastagliato, non sarà responsabile di un’ulteriore sconfitta e vittoria della destra?
Voglio essere chiaro e sincero. Il Pd siracusano non aveva alcun diritto di chiedere agli atri candidati di ritirarsi per favorire l’unità del centro sinistra. Non aveva diritto nel metodo e nel merito.
Il Pd siracusano in questi anni non ha saputo essere punto di riferimento di alcunché. A livello comunale, inspiegabilmente dopo le dimissioni di Cafeo da Capo di gabinetto del Sindaco, ha scelto di fare la guerra all’attuale amministrazione. A livello regionale ha eletto un suo deputato nella persona di Cafeo ma non certo per meriti di partito quanto per proprie capacità elettorali di Giovanni e della sua area di riferimento. Insomma il Pd, nei fatti, non è mai stato un elemento unificante nel centrosinistra e dunque il suo appello all’unità, ancorché dopo aver trovato in Moschella il proprio candidato, non è credibile, è giunto tardivo ed appare anche arrogante, perché non può chiedere unità sulla propria proposta quando si presenta già spaccato al suo interno.
Se il Pd siracusano avesse ricercato autenticamente l’unità, intanto non avrebbe mai fatto mancare il suo appoggio all’Amministrazione, e successivamente avrebbe valutato con gli altri soggetti l’opportunità di ricercare un candidato comune rendendosi disponibile (anch’esso come pd) a ritirare il proprio candidato qualora si fosse valutata l’opportunità di convergere su una figura terza che potesse riscuotere maggiore unità. Quindi, a mio parere, se esiste un responsabile di questo frastagliamento del centrosinistra siracusano va ricercato proprio nell’arroganza del Pd o meglio nella maggioranza di esso. Tra l’altro non avendo mai dichiarato le ragioni gravi di un disimpegno nei confronti dell’Amministrazione.
Adesso c’è in campo Francesco Italia, iscritto al Pd, perché il pd siracusano non converge su Italia?
Con la lista di Randazzo torna alla mente la stagione di Marco Fatuzzo e molti di quella fase sono oggi con la Lista Lealtà e Condivisione. Ma è possibile ripetere quell’esperienza?
Innanzitutto non conosco personalmente Randazzo, ma sento che è molto apprezzato. Io non farei paralleli con esperienze del passato, la storia non si ripete mai perché se una storia finisce non è mai un caso. E quella storia è finita. Direi che l’esperienza Fatuzzo è finita politicamente ancor prima della sua sconfitta elettorale. Fatuzzo allora non fu in grado di pensare ed agire politicamente e gli stessi soggetti che allora contribuirono a far nascere quella esperienza diciamo cosi civica non furono forti e organizzati abbastanza da rimanere un reale punto di riferimento. Direi che di quella esperienza sia rimasto poco o nulla se non, per chi la visse, il ricordo di un’azione amministrativa unica, tanto che, nata comunque come una amministrazione di centrosinistra ma fuori dai partiti del centro sinistra, ebbe come primi e irriducibili avversari proprio quei partiti. Quella esperienza ebbe il limite di nascere come esperienza di élite, e non diventò mai una esperienza popolare. La stessa esperienza di Roberto De Benedictis, il vero continuatore politico di quella esperienza, nasce perché riesce a trasformarla in esperienza politica, ma poi finisce perché il suo campo sociale di riferimento si restringe di anno in anno, di elezione in elezione. Certo, una esperienza politica può avere la spinta, può nascere da una intellighentia, da un gruppo di illuminati o di visionari, ma se questi non hanno la capacità di andare oltre e di rappresentare altri segmenti della società, tale esperienza seppur meritoria sarà destinata a scomparire. Mi permetto di osservare che per quel che ne so e vedo, l’esperienza della candidatura di Randazzo nasce con quelle stesse caratteristiche. Vedo come protagonisti gli stessi soggetti di allora, i confini sono sempre quelli, ma in un contesto politico e culturale totalmente differente. Mi sbaglierò, ma la candidatura di Randazzo potrà avere il sostegno di un pezzo di mondo della sinistra borghese e acculturata della città, ma fintanto che resterà con tali caratteristiche e sarà supportata da persone per bene ma non avvezze a campagne elettorali più capillari e organizzate, temo che non uscirà dai confini che ho appena delineato.

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