Un obiettivo comune tra il candidato sindaco e il proprietario dell’Ortea Palace Luxury Hotel: liberare Ortigia dalle macchine
La Civetta di Minerva, 27 aprile 2018
L’Ortea Palace Luxury Hotel ha “finalmente” (dopo le precoci fanfare dell’agosto 2016 per il marzo dell’anno successivo) aperto le porte per mostrare le sue meraviglie perché di certo c’è, senza alcun dubbio, che è splendido: raffinato, elegante, arredato con gusto, curato in ogni suo prezioso particolare, lampadari unici, posizione invidiabile, mozzafiato. Perfetto.
Ed è così quasi inevitabile concordare con l’avvocato Ezechia Reale, legale di fiducia dell’ingegnere Sebastiano Russotti, nonché per molti sindaco in pectore di Siracusa (vivremo in questo caso il più classico dei conflitti di interesse?), con quanto affermato in una sua intervista a Siracusa News: “Andando a soddisfare le richieste del turismo di fascia alta l’Ortea Palace rappresenta l’ultimo tassello per il rilancio definitivo di Siracusa”. E aggiunge: “Un’operazione interessante sia da un punto di vista imprenditoriale che per la restituzione alla città di un edificio storico seppure per un nuovo uso. Se la paragoniamo alle mille incompiute pubbliche comprendiamo perché è necessaria una diversa visione, di flessibilità, per far vivere antichi monumenti in modo intelligente e moderno”.
Per l’avvocato Reale “leggende metropolitane” quelle che malignano su di un interesse diretto del proprietario all’abbattimento del ponte dei Calafatari: “Una sciocchezza assoluta! E le sciocchezze ripetute diventano verità degli sciocchi – afferma -. C’è molta disinformazione. Anzi l’ingegnere ha protestato con l’Amministrazione perché ora il suo hotel a 5 stelle si vede imbottigliato dalla circolazione obbligata sotto le sue finestre”.
Una boutade forse, perché basta pensare all’ieri e all’oggi per essere certi che nulla sia cambiato, anzi che ci sia stato, seppure irrisorio, un miglioramento del traffico sotto l’Ortea, sicuramente ridotto nel flusso diretto al ponte. Che non c’è più.
Ma soprattutto è la prospettiva che si fa rosea. In altra parte dell’intervista, alla opportuna domanda del giornalista Luca Signorelli – Quale sarà il futuro di piazza delle poste? -, l’avvocato risponde: “Da cittadino? perché non posso vederlo in altro modo, auspico la riqualificazione di tutto il centro storico, non la sua “popolarizzazione”, senza voler dare un significato negativo a questa parola.
Ortigia non può essere un parcheggio permanente di macchine – osserva, in piena sintonia con l’ingegnere Russotti che in altra intervista a Siracusa Oggi si dice certo che “prima o poi ci arriveremo a liberare Ortigia dalle macchine” – . Lo stesso Talete andrebbe abbattuto, una battaglia che faccio dal liceo: anche se sono stati spesi tanti soldi è una tale porcheria che dovrebbe essere senz’altro eliminato. Quelli della mia generazione ricordano bene cos’era il litorale libero. Se l’Amministrazione fosse ricca, in grado di affrontare le spese di esproprio, anche un paio di palazzi degli anni ’60 andrebbero demoliti: la loro presenza è scandalosa. Piazza Duomo era orribile quando non ancora pedonale e ora è un gioiello. Non si può temere di perdere quattro voti e lasciare le cose così se si ha a cuore la città. Il futuro è, come a Taormina, una seria programmazione veicolare con parcheggi scambiatori”.
Un punto programmatico da primo cittadino in buona parte condivisibile – liberare quanto più è possibile il centro storico dalle automobili è obiettivo di forze politiche di diverso segno -, che sarebbe stato comunque impossibile se il ponte fosse rimasto lì (ma questo lo diciamo solo per logica non avendo alcuna prova del “diretto interesse” dell’ingegnere Russotti alla demolizione della struttura per la quale la Procura nel 2015 ha avviato un’indagine forse già archiviata, sebbene ad essa dovrebbe essersene aggiunta un’altra a seguito di un esposto, ma questa volta relativo alla regolarità della gara d’appalto per la demolizione, presentata dal coordinatore del MSN Aldo Ganci nell’agosto 2017).
Nei giorni caldi della questione, ormai il passato remoto, ricordando che, trattandosi di opera realizzata dalla Protezione Civile per motivi di sicurezza e rientrando nel piano particolareggiato di Ortigia, sarebbe stata assolutamente necessaria l’approvazione del Consiglio Comunale, si raccontò anche di atti “intimidatori” da parte dei registi di un’operazione poco chiara. Dovrebbe essere agli atti della Procura la dichiarazione dell’allora responsabile dell’ufficio comunale per le ricostruzioni, convinto dell’assoluta stabilità della struttura, “degradata solo perché priva dell’ordinaria manutenzione”, il quale sarebbe stato “per punizione” spostato ad altre mansioni, inferiori.
La sistemazione dell’approdo per qualche imbarcazione “compatibile”, l’acquisizione del piccolo lido già trasferito al momento alla proprietà del Minareto con un’operazione che ci dicono assai dispendiosa e da poco restaurato, un elegante parcheggio esclusivo solo per pochi eletti veicoli, la piazza con la fontana totalmente libera e pedonale (e già via Trento è diventata a doppio senso): così!
E la Procura, come ricorda l’avvocato Reale, ha archiviato anche l’indagine sull’ultimo piano che alcuni dicevano del tutto nuovo. “Pochi sanno che quel piano è sempre esistito come sottotetto per alloggiare alcune attrezzature particolari. Quando le Poste italiane, e non altri, hanno chiesto la variante urbanistica per trasformare l’edificio in albergo, e quindi poter proporre un’asta con importo superiore, il Comune ha concesso la variante e la Regione ha approvato. Certo il prospetto risulta modificato – ammette – perché la falda prima scendeva sotto la balaustra ora non più, ma l’altezza del sottotetto è rimasta quella. Ricordo che il cantiere, con notevoli costi per l’impresa, è rimasto fermo per mesi perché sotto sequestro della Procura che ha poi accertato che non è stato realizzato alcun piano in più”.
Dalle foto le libere valutazioni.
La cronaca di allora riporta però anche che al processo la Russotti fu condannata a un’ammenda di 50mila euro perché all’ufficio ricostruzioni di Ortigia non era stata presentata nessuna variante ai lavori.
Informazioni storiche – “Progettato dall’architetto catanese Francesco Fichera nel 1922, è l’unica Posta in Sicilia con due torri d’angolo, con funzioni di ricezione del telegrafo. Secondo quanto scriveva la rivista “Opere Pubbliche” nel 1932 l’edificio per la “sua mole, la sua pregiata architettura e la rispondenza dello scopo cui è destinato è da annoverarsi tra le più importanti opere edilizie dell’ultimo decennio”. Appaltato alla Ditta Grasso ed inaugurato nel 1929 è ricco di particolari decorativi sempre animati, secondo Piacentini “da un aristocratico spirito derivato dal classico, talvolta direttamente da frammenti conservati nel museo locale”.
“Il Palazzo delle Poste vuole essere rappresentativo del servizio pubblico rinnovato dell’era nuova; la monumentalità della sua facciata ne fa un edificio pari al Municipio o alla Prefettura …
La Posta rappresenta un investimento notevole, tenuto conto della qualità architettonica e decorativa degli spazi interni ed esterni. Gli Uffici non sono da meno, il salone per il pubblico, la sala delle riunioni e l’ufficio del direttore hanno ricevuto una realizzazione esemplare e di alto livello artistico”.
Così L. Dufour “Nel segno del Littorio” Caltanissetta 2005.
L’avv. Giuliano su Facebook: Ortigia come Las Vegas – “La denuncia negli anni è stata continua: il professore Paolo Giansiracusa, insigne storico dell’arte, ne ha fatto oggetto di ripetuti interventi; soltanto la Civetta di Minerva, periodico di grande coraggio, ha sollevato lo scandalo; Giuseppe Patti dei Verdi ha denunciato lo sventramento anche delle fondamenta del monumento, non conosciamo quale scempio sia stato compiuto degli interni. E lo vedremo presto. Ritengo che l’Amministrazione Comunale di Siracusa avrebbe dovuto chiarire le cause di tale intervento dalla inconfondibile mano speculativa; altro che Mariott (questa era la promessa seducente fatta qualche anno fa!)! Se sono questi i frutti della privatizzazione degli immobili storici e monumentali, se è questa la cultura degli investimenti di compagnie multinazionali, è chiaro che tutta la retorica dei moderati nei confronti dell’ambiente, del paesaggio e dei patrimoni monumentali, svela intera la sua insipienza, e tradisce la incultura delle prese di posizioni acritiche a favore di qualsiasi intervento di “valorizzazione” che viene da tali operatori economici.
Altro che adeguarci al nuovo antichissimo appetito speculativo…!!!
La deturpazione del monumento, con quei tetti alterati per far posto a suites, tagliando in due le torri, la volgarizzazione incolta di un edificio al quale l’imprenditore Russotti è riuscito a togliere anima e sfigurare il corpo.
Le immagini fotografiche ci narrano una gravissima deturpazione degli esterni, una vilissima superfetazione in coppi toscani, una pensilina mai esistita, che alterano irreversibilmente i fronti dell’edificio e le parti alte di esso. Le due torri, anziché subire un restauro attento delle preesistenti composizioni, sono minacciate da una colata di rame che ricorda più le guglie di Pechino che l’architettura littoria italiana”.
Salvino Strano – “L’orrenda superfetazione non rispetta neppure la perfetta simmetria della facciata, in quanto essa è suddivisa in cinque parti diseguali! Quale sovrintendenza ha tutelato un tale nostro gioiello architettonico? Alterarne la simmetria è stato un pugno nell’occhio intollerabile. Com’é stato possibile?”
L’hotel superlusso e la rifunzionalizzazione di alcune parti del parcheggio Talete – A che punto siamo con i lavori al Talete oggetto dell’accordo tra Amministrazione e Gruppo Russotti? chiede Signorelli. Nel 2007 infatti la Russottfinance ha sottoscritto con il Comune una convenzione con cui, tra altro, si è impegnata “a completare i lavori per gli interventi di sistemazione dei piazzali antistanti l’albergo e di rifunzionalizzazione della parte interessata (sic!) del parcheggio Talete, ultimandoli nel tempo assegnato per il termine dei lavori oggetto della concessione edilizia per l’edificio alberghiero” (punto m). E al punto n si legge: “La Russottfinance spa espressamente si riserva di chiedere all’Amministrazione Comunale il rilascio di concessione, a servizio dell’impianto ricettivo, per l’occupazione di spazi pubblici tra la esistente fontana e la facciata dell’albergo nonché all’interno del parcheggio Talete, a servizio dell’impianto recettivo. Il Comune demanderà le istanze ad appositi procedimenti valutativi”.
Tutto ciò, oltre ai 19.079 euro per gli oneri di urbanizzazione, per una somma massima di 600mila euro quale “contributo impegnativo allo scopo”: “… ove tale importo divenisse, per circostanze sopravvenute, non sufficiente alla integrale esecuzione dei lavori di urbanizzazione previsti” nulla l’amministrazione comunale potrà pretendere.
Se non comprendiamo male, con tale cifra di 600mila euro, la società riqualificherà esclusivamente la parte di diretto interesse, cioè quanto avrebbe fatto per necessità, modalità non nuova negli accordi del Comune con i privati sul pagamento degli oneri di urbanizzazione … e va bene.
Ma ecco la risposta dell’avvocato della Russotti, Ezechia Reale: “L’anno scorso il Comune ha completato il progetto di riqualificazione, approvato poi dalla Soprintendenza. La società ha già eseguito i lavori relativi ai bagni interni e agli impianti come chiesto dal Comune ma poi si è dovuta fermare perché l’Amministrazione sta attualmente rielaborando i progetti per la suddivisione degli spazi e per le nuove regole per la gestione del parcheggio, a cui è assolutamente estranea la volontà dell’impresa pronta a fare la propria parte. Anche su questo solo pettegolezzi, una scemenza”.
E per quanto invece riguarda il contenzioso aperto sul canone di occupazione del suolo pubblico per l’area di cantiere, dal 2008 500mila euro, così chiarisce Reale. “Beh, questa vicenda lascia trasparire il cattivo rapporto dell’Amministrazione con questo imprenditore che, sponsor dei mondiali di canoa polo, ha invece dimostrato le positività di una serena collaborazione con un’impresa seria, importante. La questione è stata demandata al giudice civile perché, nel calcolare l’importo, il Comune prima ha sbagliato chiedendo un canone per l’intera area non considerando che una parte appartiene alla Regione a cui l’ingegnere Russotti ha corrisposto il dovuto, poi ha mantenuto la stessa cifra applicando, invece delle normali tariffe di cantiere, quelle che le attività commerciali versano per l’occupazione del suolo pubblico… non so se l’abbia fatto per problemi di bilancio – ipotizza -. È il Comune che deve chiedere scusa su questa vicenda: il giudice sta esaminando ogni aspetto. Le chiacchiere anche in questo caso sono inutili. Si tratta di un contenzioso ordinario”.

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