Consumo dell’acqua, sfatiamo un altro luogo comune

Come vanno utilizzate al meglio le risorse idriche del nostro pianeta. Soluzioni e rimedi per migliorarne l’accesso e l’uso

La Civetta di Minerva, 13 aprile 2018

Viviamo in città e territori dove tante infrastrutture e servizi sono in comune. Pensiamo alla scuola. Vi sono edifici scolastici anche grandi che sono usufruiti da molti alunni e l’organizzazione scolastica è necessariamente comunitaria: molte città hanno scuole elementari, medie, superiori e, le più grandi, le università. Se dovessimo educare i giovani con docenti per ogni singola persona, come si faceva una volta con i rampolli dei nobili o dei ricchi, costerebbe alle singole famiglie una fortuna e non è detto che gli allievi riceverebbero una migliore educazione.

Ogni famiglia si serve di un medico “condotto”, del pronto soccorso e di ricoveri ospedalieri, anche se alcuni si rivolgono alle cliniche private. Nelle città vi sono le scuole materne, i consultori familiari, i servizi comunali sociali ed assistenziali; gli uffici anagrafe, i cimiteri, eccetera. Anche per la sanità, quindi, vi sono immancabilmente servizi necessariamente “comunitari”. La maggior parte delle persone, specialmente per chi abita in città, ha in comune le reti idriche e fognarie, il servizio di sicurezza della polizia, dei carabinieri, dei vigili del fuoco a parte altre forze che hanno compiti particolari come  la polizia tributaria, ferroviaria, marittima e vi è chi è addetto alla vigilanza a mare, per le foreste e per il soccorso alpino. Vi è una rete viaria, ville comunali, parchi pubblici, piazze e spazi adibiti a verde. 

Spesso si sente dire “la pentola in comune non bolle” ma, come abbiamo visto, sono molte le occasioni in cui i cittadini hanno messo “in comune” qualcosa per vivere meglio ed essere più organizzati. Altro discorso o meglio discorso conseguente è il fatto che tali servizi “in comune” debbano essere efficienti e rispondenti ai bisogni dei cittadini. Allora nasce l’esigenza di porre in essere tutte le azioni necessarie per un’ottimale gestione e per raggiungere il maggior numero di famiglie e persone. Entrano in gioco l’associazionismo, i comitati e tutte le forme di aggregazione che possano stimolare e collaborare per il miglior funzionamento delle istituzioni.

Partiamo, in questo intervento, dalla questione acqua. La vita terrestre è in gran parte acqua. L’acqua è vita e senza acqua non esiste la vita. Il 70% della superficie del pianeta è acqua, ma l’acqua dolce è solo il 2,5%. Il ripensamento dell’igiene su basi scientifiche dalla seconda metà dell’Ottocento, cioè la costruzione di impianti fognari e la potabilizzazione dell’acqua, hanno cambiato definitivamente la salute e lo scenario della sanità pubblica occidentale. Almeno un terzo degli abitanti del pianeta rimane però esposto ad acqua contaminata e non ha accesso ai servizi sanitari. La qualità dell’acqua dolce è minacciata anche da agenti organici, da disastri naturali, dal cambiamento climatico che produce salinizzazione, dalla crescente domanda di cibo ed energia, dallo sviluppo di infrastrutture urbane ed extraurbane e dall’estrazione di risorse minerarie. Inoltre, dall’80 al 90% delle acque reflue è raccolto in sistemi non appropriati. L’acqua di scarsa qualità riduce anche la biodiversità e la sostenibilità dei modi di produzione di cibo ed energia. Le Nazioni Unite stimano che i fiumi di America Latina, Africa e Asia siano, per un terzo, contaminati da patogeni, per un settimo da agenti organici e per un decimo da moderata salinità.

Il fatto che l’acqua sia necessaria alla vita, e che debba essere accessibile secondo determinate quantità e qualità, ha portato l’ONU a riconoscere nel 2010 all’acqua e all’igiene, sullo stesso piano, lo stato di diritti umani fondamentali. In vaste zone del pianeta l’acqua è scarsa, per cui è fonte di tensioni belliche e instabilità politiche. Le organizzazioni internazionali raccomandano che un minimo giornaliero di 20 litri di acqua sia disponibile pro capite a non più di un chilometro da ogni abitazione. Il consumo di acqua cresce però con il PIL e mentre nei paesi sviluppati oscilla tra 200 e 300 litri al giorno pro capite, in diverse zone dell’Africa si ha un consumo medio inferiore a 10 litri. La scarsità di acqua dolce, a fronte della domanda, è ritenuta la più vasta e grave crisi globale che il mondo dovrà affrontare nei prossimi decenni.

Secondo Brian Richter “ci sono prove che, in numerosi casi, sarebbe possibile recuperare efficienza nell’accesso all’acqua ed evitare gli sprechi nell’uso di una risorsa così preziosa, con una migliore organizzazione “comunitaria” e cioè limitando l’eccessiva estrazione, riducendo gli impieghi domestici ed introducendo tecnologie per diminuire del 50% l’irrigazione agricola”. 

Il messaggio del rapporto mondiale 2018 delle Nazioni Unite (United Nations World Water Development Report, WWDR), che è stato diffuso il 22 marzo in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua (istituita nel 1993), consiste nell’affermare che per fare fronte all’emergenza idrica del Pianeta Terra “la risposta è nella natura”. Gilberto Corbellini sostiene che “il rapporto è la più autorevole pubblicazione sullo status delle risorse di acqua dolce nel mondo, e ha lo scopo di fornire ai decisori i dati e suggerire gli strumenti per formulare e implementare politiche idriche sostenibili”.

Il nuovo rapporto che ha per titolo Nature based solutions for water difende la tesi che sia possibile ridurre le crisi idriche e l’inquinamento dell’acqua ispirandosi alla natura. Cioè usando o imitando i processi scoperti o inventati dalla natura per affrontare le sfide contemporanee di gestione dell’acqua. Per esempio: piantare alberi, riforestare, fare manutenzione fluviale delle piane alluvionali, ricostituire le zone umide, sono modi sostenibili ed economicamente convenienti per riequilibrare il ciclo dell’acqua, mitigare gli effetti del cambiamento climatico e migliorare la salute umana e l’accesso ai mezzi di sussistenza. In definitiva le soluzioni basate sulla natura in termini d’interventi sostenibili e adattabili a diversi contesti e su diverse scale e la gestione comunitaria responsabile  possono essere determinanti per gestire le drammatiche crisi dell’acqua che vi sono in molte zone del Pianeta.

Fonti: Rapporto mondiale 2018 delle Nazioni Unite (United Nations World Water Development Report, WWDR) “Nature based solutions for water”; Il Sole 24ore.

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