L’ex assessore della giunta Garozzo: “La ricetta è l’ascolto e la partecipazione, poi si pianifica senza navigare a vista”
Chi è Valeria Troia?
Sono una pedagogista, con un master in progettazione comunitaria e una imprenditrice nel settore delle rinnovabili e dell’innovazione. Oltre a seguire l’impresa, mi sono sempre occupata come libera professionista tanto di welfare, quanto di programmazione per gli enti locali e regionali.
Lei ha fatto parte della giunta Garozzo ricevendo anche apprezzamenti. Come ci è finita in politica, a fare l’assessora? E perché ha lasciato?
Sono entrata in politica per caso, da tecnico. Quando Garozzo mi propose di entrare in giunta seguivo, da esperto esterno, il progetto che è poi diventato “Siracusa Città Educativa”. Ho lasciato per metodo, si amministra con la gente non dentro un palazzo, e si amministra con una chiara visione di dove si deve portare la città, non è cambiando l’ordine dei fattori che il risultato cambia.
Per chi ha votato alle scorse regionali e politiche?
Alle Regionali ho votato Partito Democratico e appoggiato Giovanni Cafeo, come la gran parte della realtà giovanile a cui sono sempre stata vicina. E ho votato Pd alle elezioni politiche, nonostante la scelta di dimettermi dall’Assemblea Nazionale prima del 4 Marzo.
Ci parli della sua nuova avventura: “Prossima-Camaffari”. Cosa si propone, chi c’è, con chi e come?
Prossima è un movimento ancor prima di una lista, ed è il frutto di tre anni di lavoro tra la gente.
Persone che si sono ritrovate e che hanno scelto di partecipare a un processo di cambiamento per la città. Genitori, liberi professionisti, giovani e meno giovani, tutti prima di tutto cittadini, pronti a dare e a collaborare per provare a costruire una città migliore. Prossima è una proposta che ha un manifesto chiaro, una città prossima alle persone e una città prossima capace di sostituire l’emergenza e il navigare a vista con una visione di medio e lungo periodo che metta al centro la pianificazione. Pensiamo che non bastino gli slogan, le cabine di regia, per cambiare le cose: occorre analizzare, guardare il problema in toto, e programmare soluzioni chiare e coerenti con i bisogni e la contemporaneità in cui viviamo.
Per le prossime amministrative c’è un fiorire di liste civiche. Come mai, secondo lei. Perché non impegnarsi dentro i partiti? Non c’è molta autoreferenzialità?
I partiti si sono smarriti in un lotta uno contro l’altro e hanno perso di vista l’obiettivo: le persone.
Hanno perso la capacità di interpretare il momento storico in cui viviamo e di evolversi. Si sono rinchiusi nel tatticismo dimenticando che la politica deve avere un tempo e che una delle responsabilità più grandi che un partito dovrebbe avere è costruire la nuova classe dirigente, ma i ragazzi e le tante energie interne che ho conosciuto in questi anni continuano a rimanere ai margini.
La storia e l’esperienza insegnano che poi le liste si sfaldano, le persone tornano nei ranghi tradizionali della rappresentanza politica. La lista civica serve come trampolino di lancio?
Non è un trampolino che cerchiamo, ma non siamo più disposti ad aspettare che siano gli altri a cambiare le cose. Non ci stiamo limitando a costruire un insieme di nomi in una lista, ma un progetto in cui trovare la propria dimensione. È il senso di appartenenza a qualcosa che ci ha unito e a quel qualcosa abbiamo voluto dare un nome, un significato e il nostro tempo, un tempo che non si fermerà al 10 giugno, stiamo già lavorando al dopo. C’è un’energia straordinaria oggi attorno a Prossima, un entusiasmo di cui sentiamo tutta la responsabilità e che sarebbe una pazzia disperdere.
Si legge che con la sua lista ci sarà lei candidata sindaco. Come si pone nello scenario locale attuale? La danno vicina a Cafeo, quindi funzionale al Pd? A livello nazionale si sente vicina a quale partito o uomo politico?
Si legge qualcosa che non ho mai dichiarato. Quando abbiamo presentato Prossima, abbiamo detto che non ci spaventavamo di un’eventuale candidatura, ma che chiamavamo alla responsabilità la politica. Non è il momento dei battitori liberi, serve costruire un patto per la città, con punti chiari su cui impegnarsi insieme, e non alzare il prezzo per eventuali coalizioni appiccicate. Chi mi dà vicina a Cafeo o al Pd prova a strumentalizzare il mio passato politico, che non rinnego, ma di cui non faccio più parte. Ho fatto una scelta non facile, ma di coerenza, prima del voto nazionale, perché la gestione del partito in quell’occasione è stata l’ennesima dimostrazione di uno smarrimento complessivo. A livello nazionale guardo con grande interesse il percorso di un giovane deputato di Più Europa, che spero potrà venire a trovarci presto.
Se non sarà candidata sindaco, chi si sente di appoggiare in questa competizione?
Noi possiamo soltanto sostenere un programma condiviso, di alta responsabilità, di civismo puro. È il tempo di decantare gli errori commessi e sedersi attorno ad un tavolo per discutere di città. Ognuno faccia un passo indietro, soltanto dopo si potrà capire quale figura può rappresentare la sintesi vincente e credibile. Noi stiamo aspettando questo passo ma non si può attendere molto tempo ancora.
Ci indichi i punti fondamentali del suo programma, qualcosa che la distingue dalle altre liste. Perché il Sig. Rossitto dovrebbe votare Prossima e Valeria Troia?
Perché gli chiediamo di proporre le soluzioni. Perché il nostro programma è costruito dall’ascolto. Quello delle periferie che restano soltanto nella mente di qualcuno, quello dei ragazzi che innovano la loro città con competenza. Quello di una città che diventa sistema, dove ogni assessorato non può essere slegato dall’altro. Programmazione su tutto. Azioni legate tra di loro e ricorso a fondi comunitari per sopperire alla pochezza delle casse comunali. Non mi bastano poche righe perché stiamo facendo un lavoro che non va per slogan, ma che scende nel merito del come affrontare alcuni temi.
Rispetto alla sua esperienza amministrativa, cosa si sente di salvare del lavoro dell’attuale giunta e cosa da condannare?
Amministrare non è semplice, e non può dirsi che nulla sia stato fatto. Sicuramente salvo il grande lavoro dell’ufficio programmi complessi, sono stati portati a casa tanti finanziamenti che potranno cambiare il volto di alcune parti della città, dal piano delle periferie al collegato ambientale, ad agenda urbana. Condanno invece l’incapacità ad avere chiare le priorità e una linea su alcuni grandi temi che continuano ad essere subìti e non gestiti, così come la scarsa concertazione e umiltà. Ciò che è accaduto sull’assegnazione dei plessi scolastici ha del paradossale: dirigenti, insegnanti e genitori, bambini, sono un grande valore per questa città, e non pezzi da spostare o cancellare senza passare da una fase di ascolto complessiva.
I partiti sono in crisi, il populismo impera, secondo lei è possibile riportare la fiducia dei cittadini nella politica?
La ricetta è l’ascolto, tornare a concentrarsi sul bisogno, prima che sul ruolo da conquistare.
La ricetta è la partecipazione, perché è il coinvolgimento che può far tornare la passione per la cosa pubblica e la responsabilità verso la stessa, sentendosi parte di un processo e non spettatori disillusi. La ricetta è la qualità, perché per rispondere alle esigenze di oggi, occorre preparazione e non approssimazione, occorre essere pensanti e non solo pesanti.

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