Puntare sulla crescita a oltranza nuoce all’ambiente e all’economia

Solo 147 aziende hanno in pugno il 40% della ricchezza globale, per la maggioranza banche ed istituti finanziari. Per uno sviluppo sostenibile le risorse economiche, umane, professionali e tecnologiche ci sono

 

La Civetta di Minerva, 16 marzo 2018

Non vi è dubbio che gli uomini hanno avuto la capacità di spostare in alto la crescita economica, ma vi è, nella scarsità fisica delle risorse naturali e nella loro produttività decrescente (come affermava saggiamente J. Stuart Mill), a lungo andare, un limite insuperabile alla stessa crescita economica. Una società che punta all’aumento della produzione e dell’accumulazione all’infinito, senza sosta ed ogni costo e non ha come scopo principale una migliore distribuzione della ricchezza, una maggior remunerazione del lavoro e miglioramenti industriali per alleggerirlo, finisce per diventare un  modello insostenibile che nuoce all’ambiente, nuoce all’economia e si avvia ad un’involuzione disarmonica, squilibrata ed incompatibile rispetto alla qualità della vita ed alla conservazione dell’ambiente naturale per le generazioni future.

UN MODELLO ECONOMICO COMPATIBILE. Jeffrey D. Sachs direttore del prestigioso Sustainable development solutions network dell’ONU, in una recente Lectio Doctoralis, ha affermato che è possibile e fattibile un modello economico più equilibrato, socialmente condiviso e più ecologicamente compatibile. “Il mondo ha le risorse umane, le abilità, le tecnologie e le ricchezze per realizzare gli obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable development goals) e cioè ridurre le povertà, garantire maggiori cure sanitarie ed accessibili a molte più persone, consentire di ricevere istruzione di qualità e finanziare un potenziamento di infrastrutture  nei Paesi più poveri del mondo”.

I COSTI DI UN SISTEMA SPRECONE. Secondo il Global Peace Index del 2016 i costi della violenza globale ammontano a 13mila miliardi di dollari, quasi il 13% della produzione mondiale. I costi comprendono gli esborsi in ambito militare e della sicurezza, i costi dei conflitti armati, i costi della violenza tra le persone.  Tali costi sono superiori a quelli necessari per realizzare gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile: salute ed istruzione, uso sostenibile del suolo, lavoro dignitoso, infrastrutture necessarie, riduzione delle emissioni di gas climalteranti (soprattutto CO2 ed altri gas produttori di effetto serra), eliminazione o almeno riduzione di inquinanti nell’aria, nel suolo e nelle acque dolci e salate (sorgenti, acque interne, fiumi e mari), una buona governance.

PRODUZIONE E CONCENTRAZIONE DELLE RICCHEZZE. Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale nel 2018 la produzione mondiale sarà di circa 134 mila miliardi di dollari e sui paradisi fiscali ci saranno, in depositi off-shore, circa 20 mila miliardi di dollari. Tali cifre, sottratte alla tassazione ed agli obblighi contabili, giacciono nelle isole Cayman o nelle isole Vergini o in quelle del Canale della Manica ed inoltre aumenterà la concentrazione della ricchezza nelle mani di poche persone e di pochissime multinazionali. Secondo Forbes, 2043 persone nel mondo e poche decine di multinazionali deterranno più del 60% della ricchezza mondiale.

La speculazione finanziaria parassitaria che deriva dalle transazioni a breve o brevissimo termine mette in circolazione moneta virtuale pari a 15 volte il P.I.L. mondiale con profitti enormi poco tassati. Uno studio svizzero ha rivelato come soltanto un piccolo numero di banche abbia il pieno controllo di una porzione esagerata dell’economia globale. Questo studio, battezzato “La rete del controllo globale corporativo” (un titolo che è già tutto un programma), consiste nell’autopsia del database con i dati di marketing della Orbis. Da questo “cervellone” sono stati prelevati files da tutto il mondo che comprendevano più di 30 milioni di operatori economici, tra imprese e investitori, incluse le relative posizioni patrimoniali. Lo studio è stato pubblicato su New Scientist, una delle più accreditate riviste. Dai dati si evince che sono circa 43.000 le aziende transnazionali che hanno i canoni per rispondere alla definizione di tali aziende da parte dell’OCSE. Spremendo i dati per ottenere un bel “concentrato”, gli analisti svizzeri hanno scoperto che solo 147 aziende hanno in pugno il 40% della ricchezza globale, per la maggioranza banche ed istituti finanziari. Quindi da tutto ciò si evince che il sistema bancario è un unico cartello mondiale che possiede tutto, partendo dai principali settori industriali, tra cui ad esempio quello bellico (1.780 miliardi di fatturato!), petrolifero, informatico ed alimentare. Le aziende sono controllate quindi da un solo potere massivo che applica il suo dominio dall’alto verso il basso.

USANO IL POTERE E IL DENARO PER RALLENTARE IL PROGRESSO. Secondo Jeffrey D. Sachs (cifr. Il Sole 24ore 21 febbr. 2018): “Le lobby del petrolio e del gas usano il potere ed il denaro per rallentare il progresso. Inoltre alcune tra le persone più ricche del mondo ricorrono a tangenti e finanziamenti di campagne elettorali per mantenere i propri privilegi e sgravi fiscali, mentre si accaparrano fondi che sarebbero da destinarsi per investimenti sullo sviluppo sostenibile. Politici irresponsabili alimentano la paura e persino la guerra pur di mantenere il potere”.

BUONE PRATICHE PER RAGGIUNGERE OBIETTIVI DI SOSTENIBILITA’. La riduzione della povertà del mondo è una delle priorità, l’accesso ai servizi sanitari e a un’istruzione di qualità possono evitare ribellioni, violenza e conflitti scongiurando costi umani, sociali ed ambientali enormi. Altre priorità, sempre secondo l’autorevole economista, sono:

         gli investimenti infrastrutturali non inquinanti per produrre energia pulita da fonti rinnovabili e sicure (insistendo anche con le multinazionali del settore dei carburanti fossili ad una riconversione e rigenerazione energetica ed industriale orientata allo sviluppo sostenibile);

         la risoluzione dei conflitti armati e le istanze di guerra e di pace siano affrontate dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU e non dalla velleità dei singoli Stati;

         chi è causa di inquinamenti e di riscaldamento sia costretto a pagare i danni poiché è una loro responsabilità;

         puntare alle innovazioni scientifiche e tecnologiche per accelerare il cammino per le soluzioni dello sviluppo sostenibile.

Tutto ciò è possibile realizzarlo. Come è stato detto, le risorse economiche, umane, professionali e tecnologiche ci sono.

Fonti: Sustainable development solutions network dell’ ONU, Global Peace Index, Fondo Monetario Internazionale, Forbes, Orbis, New Scientist, OCSE, Il Sole 24ore.

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