UE: certi vincoli pesano anche sui governi delle città

Risposta sulle critiche al convegno di Siracusa Resiliente.Per effetto di politiche comunitarie (da rivedere!) negli ultimi sette anni si sono avute forti riduzioni di trasferimenti ai Comuni (9 miliardi in meno

 

La Civetta di Minerva, 16 febbraio 2018

Secondo qualche intellettuale della sinistra locale «se non è riuscito al nostro governo nazionale il proposito di rivendicare una discontinuità di politiche finanziarie nell’ambito della UE, non si capisce come una tale esigenza possa delinearsi chiedendo ai dirigenti locali dei partiti di “sollecitare” i loro rappresentanti nazionali a far cambiare le politiche UE». Egli considera “ineffettuale” una simile rivendicazione. Ed esprime «l’amarezza di assistere al fatto che molte energie politiche e civili di Siracusa si disperdano nel clima di vuoto politico mentre la città di Siracusa, tra maggio e giugno, sarà chiamata alla scelta del nuovo sindaco […]».  A suo avviso, la concretezza di un impegno politico effettuale può «avere un senso solo se le energie e le intelligenze di un territorio sono in grado di mobilitarsi per ridare respiro strategico alle istanze del proprio Comune. È da qui allora che occorrerebbe ripartire: per aprire un percorso costituente che rimetta al centro la Politica nel governo comune delle città. Il resto è aria fritta». 

Lo ringraziamo per l’alta considerazione in cui ci tiene, forse, se allude anche a noi quando accenna ad energie politiche e civili. Ma può darsi che alluda ad altri. Gli suggeriamo comunque di tornare a meditare sulla sua posizione, facendogli presente qualche cosuccia che forse egli ha trascurato.

 

Premettiamo che la nostra delusione nei confronti del «nostro governo nazionale» (allora presieduto da Renzi) risale all’inconcludenza del famigerato semestre di presidenza italiana. Fu allora che pubblicammo, su questa Civetta, un articolo satirico sul «semestre glorioso di Renzi». Il quale si limitò, in quel semestre, a invocare una certa flessibilità generica piuttosto che una precisa «discontinuità di politiche finanziarie» articolata in proposte concrete di modifica di norme sbagliate.

Quanto alla pretesa distinzione tra la concretezza delle istanze del territorio e  «l’aria fritta» di chi sollecita la politica locale a richiamare l’attenzione dei rappresentanti nazionali su certe tematiche di ampio respiro, abbiamo qualche piccola osservazione da fare.

Per effetto di politiche UE (da rivedere!) negli ultimi sette anni si sono avute forti riduzioni di trasferimenti ai Comuni (9 miliardi in meno, secondo dati riferiti da Marco Bersani); e i vincoli del patto di stabilità interno e del pareggio di bilancio hanno comportato una grave restrizione dei margini di operatività (-32% della spesa per investimenti). Forse dunque non ha senso pensare che la politica della UE sia cosa avulsa dalle tematiche locali: certi vincoli pesano maledettamente su ogni possibile programma di governo delle città.

Soffermiamoci su un esempio locale e cioè sul Comune di Brescia. Il quale ha deciso di citare in tribunale Cassa Depositi e Prestiti per gli elevatissimi tassi di interesse praticati su un mutuo contratto per la realizzazione della metropolitana. Il Comune bresciano ha dovuto pagare il 5,69% fino al 2016; e deve pagare, da quest’anno al 2045, il 5,27%. Se poi volesse rescindere anticipatamente il contratto, pagherebbe una penale tra i 65 e i 90 milioni. «Di fatto, nei prossimi 28 anni, per un mutuo di 124 milioni, il Comune di Brescia pagherà 215 milioni». È tollerabile questa situazione? Cassa Depositi e Prestiti sino a poco tempo addietro finanziava i Comuni a tasso agevolato. Oggi, gestita in modo privatistico (nonostante il Ministero delle Finanze detenga ancora larga parte del capitale sociale), applica interessi che strangolano un Comune.

Da cosa scaturisce questa assurda situazione? Da vincoli comunitari che obbligano gli Stati e le Pubbliche Amministrazioni a rivolgersi ai mercati e a subirne i condizionamenti. Vediamo quali.

Articolo 123  (ex articolo 101 del TCE Versione consolidata del trattato sul funzionamento dell’UE https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=celex%3A12012E%2FTXT ) :

1. Sono vietati la concessione di scoperti di conto o qualsiasi altra forma di facilitazione creditizia, da parte della Banca Centrale Europea o da parte delle banche centrali degli Stati membri (in appresso denominate “banche centrali nazionali”), a istituzioni, organi od organismi dell’Unione, alle amministrazioni statali, agli enti regionali, locali o altri enti pubblici, ad altri organismi di diritto pubblico o a imprese pubbliche degli Stati membri, così come l’acquisto diretto presso di essi di titoli di debito da parte della Banca centrale europea o delle banche centrali nazionali. [Ed è per questo che il QE di Draghi comporta acquisti di BOT solo sul mercato secondario, indirettamente. Altrimenti risparmieremmo gli interessi di mercato che siamo obbligati a corrispondere alle banche.]

2. Le disposizioni del paragrafo 1 non si applicano agli enti creditizi di proprietà pubblica che, nel contesto dell’offerta di liquidità da parte delle banche centrali, devono ricevere dalle banche centrali nazionali e dalla Banca centrale europea lo stesso trattamento degli enti creditizi privati.

Dunque, se non comprendiamo male, basterebbe rendere totalmente di proprietà pubblica Cassa depositi e prestiti (già detenuta in gran parte dal Ministero delle Finanze) per ripristinate la possibilità di concedere facilitazioni creditizie agli Enti Locali.  In tal caso i Comuni potrebbero trarre un notevole giovamento per i loro investimenti. Non parliamo dei vantaggi che potrebbero derivare agli Stati da una modifica del comma 1 dell’art. citato.  Ed omettiamo anche l’opportunità di far valere il comma 2 in relazione alla possibilità di ottenere dalla BCE (a tasso zero) moneta di nuova emissione tramite un “ente creditizio di proprietà pubblica”.

L’attuale impossibilità, per lo Stato (per ciascuno Stato della UE), di ottenere al tasso di sconto (oggi pari a zero) quella moneta che invece va presa in prestito da banche e da cittadini risparmiatori a tasso di mercato, comporta la progressione del nostro debito anche in presenza di un avanzo primario, pressoché costante nell’ultimo venticinquennio. In tale periodo lo Stato italiano ha quasi sempre introitato con le tasse più di quanto abbia speso, al netto degli interessi. Con l’eccezione del 2009, conclusosi con un disavanzo dello 0,9% e del 2010, che fece registrare un pareggio. Sono stati gli interessi a mandare i conti in rosso e a gonfiare il debito pubblico. Ed è la consistenza eccessiva del debito pubblico che ci espone alle politiche di rigore e agli obblighi che ci vengono imposti col fiscal compact. Insostenibili!

Ma qualcuno ancora si illude che la politica locale non abbia relazioni con queste tematiche più ampie. E ci dice che, se non canalizziamo le nostre energie sulle tematiche del territorio o se non mettiamo al centro dei nostri interessi «la Politica [con l’iniziale maiuscola!] nel governo comune delle città», i nostri dibattiti e le nostre proposte sarebbero solo «aria fritta». Complimenti! Che ampiezza di vedute! Che concretezza!

Ebbene, noi continueremo a insistere con le nostre proposte e rosoleremo in padella la politichetta cieca e pavida che tuffa la testa sotto la sabbia per non vedere e per non rendersi conto delle dimensioni dei problemi e delle storture che stanno determinando scelte sciagurate di  dismissioni, di privatizzazioni, di indebitamento degli Stati e degli Enti Locali e di  svuotamento della politica. Criticheremo gli sprechi, le elargizioni irrazionali di gettoni ai consiglieri e di gratificazioni ai dirigenti nonché altre spese affrontate con leggerezza. Ma non ci sfuggiranno le ragioni più profonde della crisi degli Enti Locali e del debito pubblico. Ragioni che  vanno individuate spingendo lo sguardo più il là delle doghe della tinozza.

Quanto alle problematiche siracusane, non avremo difficoltà ad occuparcene. Senza trascurare orizzonti più ampi. E, per essere da concreti, suggeriamo l’avvio di un dibattito finalizzato ad esplorare la possibilità di varare un Patto Civico locale  tra pentastellati e politici (di varia ispirazione e di varia provenienza) che vogliano concretamente impegnarsi per la realizzazione di un preciso programma di amministrazione corretta e trasparente del quotidiano (funzionalità dei servizi) e di pochi progetti di iniziative culturali, di potenziamento dei flussi turistici, di valorizzazione del territorio e di promozione delle potenzialità esistenti.  Pochi progetti, ben definiti e rapidamente cantierabili. Altrimenti la presunta politica (che qualcuno ama scrivere con l’iniziale maiuscola) rischia di stremare le sue energie in un misero gioco del tiro alla fune tra opposti gruppuscoli all’interno di partiti che ancora sopravvivono ma che sono pesantemente condizionati da vecchi figuri. Questo giochino non ci alletta.

Non è detto che un Patto Civico riesca ad ottenere il successo elettorale. Ma forse l’ipotesi sopra accennata sarà preferibile a larghe intese (o complicità) tra partiti e fazioni, in cui si scontrano e si inciuciano vecchi signorotti, eterni portaborse e avventurieri rampanti. Tra la costernazione e lo sconcerto di pochi volenterosi novatori e di intellettuali puri ma disorientati.

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